Lo spirito dell’infanzia e l’arte di Paul Klee

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Si è conclusa da qualche giorno una bella mostra dedicata a Paul Klee e al suo "spirito dell'infanzia", ovvero a quella passione che lo ha portato a esplorare i tratti tipici dei bambini, passione che ovviamente è nata con l'arrivo di suo figlio. Caterina Lazzari è andata a visitare la mostra per noi.

“Anche i bambini conoscono l’arte e ci mettono molta saggezza! Quanto più sono maldestri, tanto più ci offrono esempi istruttivi. Se oggi si vuole procedere a una riforma, tutto questo è da prendere molto sul serio, più sul serio di tutte le pinacoteche del mondo.”

Primordialità, innocenza, rifiuto delle convenzioni, potenza spirituale e vitale. Questo è lo spirito dell’infanzia.

 

Chiunque osservi i disegni dei propri figli può ritrovarlo intatto, in tutta la sua energia.
Con pochi segni semplici e carichi di espressività, i bambini, rifiutando criteri oggettivi (perché il prato non può essere rosso, la formica più grossa della casa ed il papà avere una mano enorme ed una minuscola??), rielaborano la realtà secondo principi personali, passando direttamente ad una rappresentazione simbolica piena di pathos e di senso, che spesso ci lascia sbigottiti per la poesia e per la nitidezza del messaggio che contiene.
Ebbene, non solo noi mamme rimaniamo incantate ed ispirate dalle opere dei nostri pargoli!
A cavallo tra le due guerre mondiali, tra Svizzera e Germania, Paul Klee decideva che il mondo infantile sarebbe stata la base di un vero rinnovamento pittorico.
Egli utilizzò l’immaginario dei bambini (angeli, giochi, luoghi, miscellanee..), il loro tratto largo e grossolano, e soprattutto il loro modo peculiare di porsi di fronte al mondo e di reinterpretarlo senza pregiudizi, per formulare un pensiero artistico estremamente personale e di vera Avanguardia.
A questo tema è stata dedicata una bella mostra che ho visitato ad Agosto e che si è tenuta fino all’11 settembre al Museo Archeologico di Aosta: “Eiapopeia. L’infanzia nell’opera di Paul Klee”.
Qui vi si trovavano esposte 90 opere realizzate dall’infanzia alla morte, e due bei documentari video, che restituiscono bene l’idea di come Klee abbia realizzato e maturato questa sua ispirazione.
Il trucco infatti c’è … perché Paul Klee non era una mamma, certo, ma era un papà, ed i bambini li conosceva bene! E questo già si capisce da una frase molto significativa dei suoi diari: “Quando nacque mio figlio mi aspettavo una sorta di dispersione. Al contrario si costituì un nuovo centro. E che centro! Un centro che mi accompagnò costantemente”.
Ed infatti l’artista è stato un padre attento e presente in modo eccezionale. Lo si vede nelle meravigliose marionette che costruiva per il suo bambino, con materiali riciclati, con visi domestici e di fantasia. Lo si evince dalla sua biografia, che racconta quanto tempo dedicasse all’educazione del figlio e delle faccende di casa, in maniera inconsueta per l’epoca, tanto che parte della critica ha classificato la sua dedizione domestica come “spreco di energie”, attribuendo ad essa una sorta di lentezza nella maturità artistica.
Ma forse la critica ha trascurato quanto l’esperienza della genitorialità sia invece motore potentissimo di ispirazione, di cambiamento,di trascendenza di se stessi. E soprattutto quanto i bambini possano guidarci nella conoscenza del mondo, se si ha un orecchio sensibile e poetico come quello di Paul Klee pronto ad ascoltarli. E quasi a sottolineare quanto gli indifesi siano invece coloro che hanno più da offrire, uno dei disegni esposti ad Aosta rappresentava un bambino e titolava “Non sottovalutatemi!”.

 

Caterina Lazzari
mamma di due, architetto, redattore, appassionata di genitorialità naturale, ambiente e dintorni

Caterina

mamma di due, architetto, redattore, appassionata di genitorialità naturale, ambiente e dintorni

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