Mercoledì, 14 Settembre 2011 13:33

Tingere al naturale con le piante di casa: che bello!

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Un gioco appassionante per adulti e bambini è quello che ci propone oggi Caterina Lazzari: tingere le stoffe con delle tinture autoprodotte a partire dalle piante e dagli scarti della cucina. Un modo divertente per passare un pomeriggio con i nostri figli ma anche un modo per imparare le caratteristiche delle piante dei nostri giardini.
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Poco tempo fa ho partecipato ad un incontro sull’argomento, condotto da Adele Vigo e Francesa Sibelli, autrici della bellissima pubblicazione Guida alla tintura naturale, edita dalla Nordpress. Insieme a me c’era il mio bimbo di cinque anni, che è uscito entusiasta, affascinato dagli intrugli, dai pestelli, dalle trasformazioni, dalla vividezza dei colori.

Con un po’ di pazienza, fantasia e disponibilità ad una bella ripulitura di stoviglie, mani, pavimenti e dintorni, molti esperimenti si possono ripetere con successo in casa tutti insieme, con l’impagabile risultato di ottenere alla fine stoffe ed oggetti assolutamente unici, personalizzati, ecologici e … rivoluzionari.

 

La proposta di Adele infatti è tanto semplice ed originaria per le tecniche ed i saperi cui si rifà, quanto radicale ed innovativa per l’idea cui tende. La proposta è quella di fuoriuscire completamente dalle logiche commerciali della coloritura, preoccupandosi molto più del percorso che del risultato e rifiutando l’uso non solo di mordenti chimici, ma anche di piante prodotte appositamente per essere tintorie (che nei processi industriali, anche di articoli naturali, vengono coltivate su larga scala, impoverendo terreni e popolazioni), a favore delle piante del proprio territorio, degli scarti vegetali e di tutto quanto è alla nostra portata ogni giorno, anche per riscoprire nella loro essenza questi doni naturali di cui spesso non ci curiamo.
Per sottolinearlo, nella guida le piante sono suddivise per stagione in cui le possiamo reperire, oltre che per tipo di colorazione che se ne può ottenere.

Scopriamo così che in inverno possiamo ottenere dei bei gialli dalle cipolle, o marroni dalle bucce delle barbabietole, dopo averne assaporato l’interno. In primavera abbiamo il fiore del geranio che offre il viola, o il prezzemolo che regala il verde. Colore che in estate potremmo ottenere invece dalle foglie delle carote, usualmente scartate, o dalla lavanda, che potrebbe offrire l’opportunità di una bella gita per la raccolta. Le foglie delle mele invece tingono di marrone in autunno, mentre quelle della tuia di giallo, e sarebbe una buona occasione per scoprire che da noi è veramente comunissima. E questo è solo un esempio minuscolo dei tesori vegetali che abbiamo vicino e delle loro possibilità tintorie.

In questo caso sto parlando del processo di coloritura del filato, che richiede bollitura e macerazione, e che è adatto più a un materiale poroso quale la lana, che non ai più fibrosi cotone e canapa.
Per chi, come me, è vegan, ed ha scelto di non utilizzare la lana nel suo quotidiano, e per tutti, ci sono molti altri esperimenti meravigliosi da intraprendere, come la produzione di acquerelli con foglie di fiori (ad esempio il papavero, che dà il viola), da fare essiccare dentro una conchiglia o una scatolina ed usare come un normale colore a pastiglia. Un gioco meraviglioso per i bimbetti, dalla produzione all’utilizzo, anche perché, ricordiamolo, si tratta di procedimenti assolutamente atossici.

Oppure ci si può inventare la decorazione di una camicia, un vestito od una tenda, utilizzando la trama che le foglie, come quella di rosa, imprimono pressandole sulla stoffa e fissandone i contorni con un pennello intriso di acetato di ferro preparato in casa, usando il proprio estro e la propria ispirazione.
Il libro ed i corsi di Adele non propongono però delle ricette dal risultato sicuro ed uniforme. Propongono le nozioni di base, condividono esperienze artigianali di lungo corso. Ma mai una tintura sarà uguale ad un’altra e niente sarà tanto importante quanto l’apprendere giorno per giorno, provando, osservando le piante, conoscendole, studiandone le fasi.
Insomma, utilizzare ciò che abbiamo a disposizione e cercare alternative ai modelli proposti, sviluppare la calma, la contemplazione, l’attenzione all’intorno e la voglia di sperimentare. Delle cose non da poco possiamo imparare insieme ai nostri bambini paciugando colori!

 

Caterina Lazzari
mamma di due, architetto, redattore, appassionata di genitorialità naturale, ambiente e dintorni

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