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Figlie e mestruazioni... 9 - 10 anni, è troppo presto per cominciare a parlarne?... forse no!

Qualche giorno fa al telefono mia suocera mi chiede

"Ne hai già partato con Aylin di quella cosa lì....? ...che sai, adesso comincia ad essere grandina la bambina"

"Di quella cosa lì cosa?" rispondo io, con un pizzico di sadismo, visto che avevo capito perfettamente, ma mi faceva ridere quast'aria un po' massonica della domanda su una cosa che mi sembrava così poco necessario sussurrare.

"beh... sai.... il fatto che sta diventando grande..... che sai.... il ciclo insomma..."

Mi sambrava così "old fashion" doversi preoccupare di rendere solenne una cosa che infondo, almeno mi pareva, faceva parte della quotidianità. 

Ma era comunque un tema prematuro di cui preoccuparsi, o no? Qualche tempo fa avevamo pubblicato un post di Zio Burp e mi era parso che dovesse avere proprio delle figlie "vecchie" per imbattersi nella questione...

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La prima volta che ho sentito nominare le mestruazioni c’era un errore. E anche l’ultima. Nella prima l’errore era di ortografia, nell’ultima l’errore stava nel tempo del verbo.

Il mio amico Sandro aveva due fratelli più grandi, e quindi del sesso sapeva praticamente tutto. Avevamo 8 o 9 anni quando prese la parola, un giorno a Ticino, per spiegarmi le mesturazioni. Le chiamò così, imprimendomi nella mente il gesto di quel mestolo che rimesta tra gli ormoni. Lo corressi, e lui che era abituato a essermi maestro non ci volle credere.

Scommettemmo. Consultato il vocabolario, vinsi un cornetto al bar dell’oratorio. Tiè. Io sapevo come si diceva, perché mia mamma me ne aveva parlato, e avevo capito come si scrivevano le mestruazioni. Cosa fossero restava, però, piuttosto misterioso.

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La riflessione che puntualmente mi faccio quando ho di fronte un adolescente è centrata sull’immaginarmi il tipo di infanzia avuta. Molti adolescenti si portano addosso ferite che si sono aperte nell’ infanzia.

Lo scrittore francese Paul Brulat scriveva: l’infelicità dell’infanzia si riflette su tutta la vita e mette nel cuore dell’uomo una fonte inestinguibile di malinconia.

Poi con il pensiero mi sposto e mi interrogo sulle modalità relazionali degli adulti significativi che hanno popolato il mondo infantile del giovane, gli stili cognitivi appresi, gli scambi affettivi e comunicativi ricevuti.

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Come comportarsi con i figli adolescenti al momento degli inevitabili momenti di sofferenza legati alle relazioni?

Gloria è una madre attenta e sensibile.  Sua figlia di 17 anni  è stata lasciata dal ragazzo e si è chiusa in sé, rifiutandosi di mangiare e di comunicare. Gloria si sente impreparata a rispondere a tale sofferenza ed il proprio senso di colpa la porta a voler riparare. 
Cosa deve fare un genitore di fronte alle sofferenze (inevitabili) del proprio figlio?
Il genitore non deve esagerare nell’investigare nei problemi del figlio perché il compito che ha è molto più elevato: deve tralasciare le questioni spicce per tutelare un benessere e una felicità più generale.

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All’interno della famiglia si sviluppa la prima rete affettiva importante; con il tempo si passa da una relazione di dipendenza totale ad un progressivo mutamento della relazione, in cui cresce la reciproca autonomia e si strutturano relazioni importanti anche con il mondo esterno.

Il periodo dell’adolescenza è il momento dei grandi mutamenti familiari: i genitori dovranno confrontarsi con la richiesta  del figlio di andare in discoteca il sabato pomeriggio o di uscire per un cinema la domenica. Il genitore avrà difficoltà nel ritrovare nell’attuale figlio (insofferente e un po’ scorbutico), il bambino disponibile e affettuoso di allora. Pertanto dovrà accettare ed elaborare questo sentimento di “abbandono” ma nello stesso tempo continuare ad essere verso il figlio figura sia di sostegno (per una maggiore autonomia) che di supporto nell’accudimento.

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Ripartono all'oasi Lipu Bosco Negri di Pavia gli incontri di "Go green", il gruppo d aggregazione giovanile della Lipu. Iscrizioni aperte fino al 31 ottobre e il primo mese di attività è a partecipazione libera per tutti i ragazzi che vogliono provare senza impegno

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"Go Green” è un progetto nato tre anni fa con l’intento di offrire ai giovani la possibilità di divertirsi in natura, di socializzare con gli altri coetanei e di svolgere numerose attività all’aperto, in un contesto naturalistico di valore, a due passi dalla città di Pavia. Il metodo seguito infatti per condurre il gruppo “Go Green” si basa sull’apprendimento esperienziale, grazie al quale  i giovani costruiscono le proprie conoscenze, acquisiscono abilità e fanno propri valori che utilizzeranno per tutta la vita, traendoli direttamente dall’esperienza diretta, in questo caso nella natura. Laboratorio teatrale e di falegnameria, attività di orienteering e di birdwatching, controllo e pulizia cassette nido, osservazioni naturalistiche, gite e partecipazione attiva agli eventi dell’Oasi, sono solo alcuni esempi della attività che coinvolgeranno i ragazzi per un anno.

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Cosa succede ai figli adolescenti quando un genitore per motivi di lavoro deve trasferirsi in un'altra città e trascina dietro sé tutta la propria famiglia?

Laura una ragazza di 13 anni deve aderire a questo progetto che non ha deciso e che non ha scelto, vivendo un’esperienza di rottura rispetto al suo passato.

I genitori da principio negavano la difficoltà di Laura di lasciare la città dove era nata, pensando ingenuamente che alle sue iniziali proteste avrebbe fatto seguito un adattamento felice e senza alcun rimpianto.

Previsione sbagliata.

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Cosa succede ai figli adolescenti quando i genitori litigano? Quante volte ci capita, parlando con il padre dei nostri figli di utilizzare l'esperessione "tuo figlio"? Luisa Marchionni ci aiuta a capire le dinamiche che si innescano tra genitori e figli adolescenti.

Se è vero che il conflitto generazionale è senza soluzione lo sarà ancor di più quando i genitori dimenticano di essere una coppia.
Quando il bambino diventa adolescente spesso accade che i genitori attraversino una fase esistenziale di crisi sia per la propria età che avanza che per la stanchezza provata nella relazione di coppia. Questo avviene in un momento in cui il figlio avrebbe bisogno di “spiegare le vele” verso il largo, per acquisire consapevolezze su di sé e per conoscere il mondo, ma avvertendo le difficoltà dei propri genitori rinuncia a tale movimento di crescita e di autonomia e “ormeggia” nel porto familiare.

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Comportamenti violenti e adolescenti... che consapevolezza c'è dietro questi gesti?

La violenza calcistica si descrive quale atto di vandalismo e di aggressione contro persone che appartengono alla squadra avversaria, in occasione degli incontri di calcio.
Questo fenomeno aggressivo alcuni sociologi l’hanno spiegato in senso socio culturale: i gruppi di tifosi violenti che rivendicano le curve (dei campi di calcio) come territori propri apparterrebbero a categorie sociali svantaggiate, vivendo quindi in condizioni di disagio e marginalità sociale.

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Nel parlare comune spesso trovano posto le parolacce usate per rafforzare le nostre espressioni. Gli adulti dovrebbero aver acquisito la percezione del turpiloquio, ed in base a questa consapevolezza impiegare il linguaggio colorito solo in alcune circostanze (informali, con gli amici etc…), ma non dovrebbero diventare una componente normale del linguaggio. Di questo viene da dubitare alla luce di alcuni programmi in tv o addirittura nell’uso frequente in campo politico.

Nell’adolescente la parolaccia permette una immediata espressione di sé e dei propri sentimenti, ostentando pubblicamente la pro­pria interiorità. Per qualche parolaccia non ci si può scandalizzare, ben diverso se l’adolescente si esprime unicamente con esse o con oscenità. L’uso che ne fanno non è additabile unicamente ad un minor rigore sociale (scuola, famiglia, Chiesa) che perde questa sua funzione di arginare la volgarità, ma ad una profonda insicurezza nei rapporti con gli altri.

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