Comportamenti violenti e adolescenti... che consapevolezza c'è dietro questi gesti?

La violenza calcistica si descrive quale atto di vandalismo e di aggressione contro persone che appartengono alla squadra avversaria, in occasione degli incontri di calcio.
Questo fenomeno aggressivo alcuni sociologi l’hanno spiegato in senso socio culturale: i gruppi di tifosi violenti che rivendicano le curve (dei campi di calcio) come territori propri apparterrebbero a categorie sociali svantaggiate, vivendo quindi in condizioni di disagio e marginalità sociale.

Quando ero adolescente l'Italia era un Paese di Italiani, un Paese di pelle bianca.
Io e la mia famiglia ci trasferimmo in Turchia. Non potevamo certo definirci immigrati, quella parola si usa per chi, con una valigia di cartone e senza soldi in tasca, va alla ricerca di una vita nuova e migliore.

Io mi sentivo fortunata ed entusiasta all'idea di vivere un'esperienza di vita completamente diversa: in un Paese che molti non sanno nemmeno dove sia, dove si parla una lingua araba, di religione musulmana, un Paese molto più povero del nostro e dove mi accingevo a vivere una vita più agiata di quella che avevo vissuto fino ad allora. Per la prima volta nella nostra vita, in una famiglia monoreddito di 6 persone, potevamo permetterci una casa grande e una colf che veniva a pulirla 2 o 3 volte a settimana.

Nel parlare comune spesso trovano posto le parolacce usate per rafforzare le nostre espressioni. Gli adulti dovrebbero aver acquisito la percezione del turpiloquio, ed in base a questa consapevolezza impiegare il linguaggio colorito solo in alcune circostanze (informali, con gli amici etc…), ma non dovrebbero diventare una componente normale del linguaggio. Di questo viene da dubitare alla luce di alcuni programmi in tv o addirittura nell’uso frequente in campo politico.

Nell’adolescente la parolaccia permette una immediata espressione di sé e dei propri sentimenti, ostentando pubblicamente la pro­pria interiorità. Per qualche parolaccia non ci si può scandalizzare, ben diverso se l’adolescente si esprime unicamente con esse o con oscenità. L’uso che ne fanno non è additabile unicamente ad un minor rigore sociale (scuola, famiglia, Chiesa) che perde questa sua funzione di arginare la volgarità, ma ad una profonda insicurezza nei rapporti con gli altri.

Riporterò le parole di una mamma che denuncia la propria disperazione per suo figlio adolescente caduto in coma. Una mamma che non si rassegna a chiedere alla sanità di “guardare” suo figlio e di riporre in lui tutte le risorse disponibili per un’esistenza dignitosa, anche se la sua immobilità e il suo silenzio schiaffeggiano quotidianamente le proprie speranze.
A questi familiari va tutto il mio affetto e la mia stima per il tanto lottare e per la tenacia che li rende compostamente fermi accanto ai loro cari e così caparbi nel conservare un’immagine del proprio caro non come ramo spoglio,  ma come adornato da  fiori di pesco. Ascoltiamo il suo messaggio...

 L’immagine che ognuno ha di sé prende forma lentamente in base alle risposte che riceviamo dagli altri: scopriamo così come gli altri ci vedono e cosa si attendono da noi. 

Sembra quindi che per sapere chi e come siamo dobbiamo chiederlo agli altri.

In adolescenza la costruzione di una propria immagine sembra essere una questione fondamentale. Se nell’infanzia contano soprattutto i giudizi dei genitori, in adolescenza diventano determinanti quelli dei coetanei o comunque del mondo esterno alla famiglia.

Adolescenti e genitori, un conflitto spesso costante e il rincorrersi di sensi di colpa e di inadeguatezza. Ecco il punto di vista della nostra psicologa.

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Anche nelle “migliori famiglie” si assiste a contrasti generazionali, con figli insofferenti e rivendicativi nei confronti di genitori nostalgici che ricercano il bambino nell’ormai figlio adolescente.

L’attività del teatro permette all’adolescente di esperirsi, di giocare un ruolo, di abbattere i normali confini tra immaginazione e realtà. Il teatro permette di sentirsi liberi, di sperimentarsi senza paura, fino ad oltrepassare il normale modo di essere. Anche il pensiero diventa flessuoso e si arricchisce di tale esperienza.
Pertanto il teatro sperimentato in adolescenza può considerarsi un’arte creativa, formativa e profondamente trasformativa

In questo articolo uno studioso e appassionato di Rudolf Steiner, ma anche un nonno, che ci racconta il punto di vista antroposofico su approvazione, regole e fasi di crescita, nonchè su come il genitore può affiancare il figlio facendo da solido riferimento in una prima fase della sua vita, e avendo la maturità di consentirgli di agire libero di sbagliare, quando è ora.

Oggi la nostra psicologa affronta il tema degli adolescenti e della dipendenza o dell'uso di sostanze stupefacenti...

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Alcuni genitori sensibili ed affettivamente vicini alle fragilità dei propri figli si interrogano ansiosamente su come aiutarli a non cadere o ricadere nella rete delle dipendenze: “sarà capace di rifiutare quella porcheria?” “riuscirà a stare lontano dai compagni con i quali ha cominciato?”; “perché non hanno inventato un antidoto che renda insopportabile tale sostanza?”.

Essere genitori di un adolescente oltre a comportare un quotidiano lavoro su di sé,  espone a possibili crisi interiori. Da oggi su Genitori Channel attiviamo uno spazio (virtuale), curato da Luisa Marchionni, psicologa ed esperta di temi legati all'infanzia e all'adolescenza, pensato per tutti coloro che si confrontano con il mondo degli adolescenti (genitori, ma anche nonni o insegnanti, questi ultimi figure fondamentali per un riconoscimento affettivo, “meno dovuto” rispetto ai genitori, ma anche regolatori dei profondi cambiamenti che investono i ragazzi e che spesso "sconvolgono" gli adulti).

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