Quando ero adolescente l'Italia era un Paese di Italiani, un Paese di pelle bianca.
Io e la mia famiglia ci trasferimmo in Turchia. Non potevamo certo definirci immigrati, quella parola si usa per chi, con una valigia di cartone e senza soldi in tasca, va alla ricerca di una vita nuova e migliore.

Io mi sentivo fortunata ed entusiasta all'idea di vivere un'esperienza di vita completamente diversa: in un Paese che molti non sanno nemmeno dove sia, dove si parla una lingua araba, di religione musulmana, un Paese molto più povero del nostro e dove mi accingevo a vivere una vita più agiata di quella che avevo vissuto fino ad allora. Per la prima volta nella nostra vita, in una famiglia monoreddito di 6 persone, potevamo permetterci una casa grande e una colf che veniva a pulirla 2 o 3 volte a settimana.

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