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Lunedì, 09 Maggio 2011 06:55

Traslocare con i figli piccoli

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Vi è mai capitato di affrontare un trasloco di casa con i bambini?... se vi è capitato sicuramente ricorderete quei momenti con un brivido: era panico o entusiasmo?...
i traslochi, come ci racconta Barbara M, possono essere vissuti come momenti di grande anticipazione ed entusiasmo e, con qualche piccolo trucco, anche aiutarci a imparare qualcosa dell'essere genitori...

di Barbara Motolese

"Mammaaaa, è sparita la tv!"
Mio figlio di due anni mi chiama disperato, il suo piccolo mondo si sta sgretolando di giorno in giorno, compattandosi in piccoli e grandi scatoloni che compaiono per casa accatastati uno sull'altro.
Non capisce questi cambiamenti, si allarma, sente agitazione e risponde esprimendo il disagio come può: sonno disturbato, frequenti crisi di pianto, rabbia o capricci, insomma tutta la gamma dei comportamenti che mette a dura prova due genitori già sotto stress.
Il rapporto non ci mette molto ad andare in corto circuito, e forse questo è in parte inevitabile ma le situazioni difficili che viviamo con i nostri figli ci insegnano sempre qualcosa ed è a questo che solitamente mi aggrappo quando il mondo sembra rotearmi intorno completamente impazzito e non riesco più a esercitare un minimo controllo neanche sulle cose più banali.
Il fatto di sapere che quel momento di difficoltà porterà nella mia famiglia una maggiore "saggezza" mia e una probabile crescita dei miei figli è un conforto ben più invogliante del classico "è un periodo...passerà!"

Così il trasloco diventa un momento per guardare e sentire davvero come affrontiamo i cambiamenti. Mi sono chiesta: "qual è l'emozione più forte che ti suscita il cambiamento?", non ho dovuto pensarci molto, due risposte dal significato opposto sono comparse nella mia mente "Panico...Entusiasmo".
Ed è proprio così, più il trasloco significa cambiamento (poichè magari cambiamo anche quartiere, regione, paese, lavoro, amicizia,ecc.) più queste due emozioni diventano forti e incontrollabili.
I nostri figli ovviamente si riempiono le mani, la bocca, il corpo e la mente delle nostre emozioni ma, a seconda della loro età, esprimono anche un'ampia gamma di emozioni che appartengono solo a loro stessi e che hanno a che fare con la loro personale esperienza di cambiamento, esperienza che si forma già in utero per poi culminare con la nascita, il cambiamento che insieme alla morte, accomuna tutti e a cui molti studi attribuiscono un'importanza fondamentale.
In realtà i bambini sono decisamente più abituati di noi a fare cambiamenti e molte volte lo fanno in maniera tanto repentina che noi fatichiamo a stargli dietro accorgendoci che "improvvisamente" sanno mettersi in piedi o hanno imparato l'intero vocabolario in un una notte. Hanno quindi una "marcia in più" rispetto a noi ma hanno anche una capacità di espressione del disagio spesso incomprensibile per gli adulti.

Nel mio primo trasloco con figli, avevo solo la mia prima figlia di un anno, era poco cosciente di ciò che stava succedendo in casa, il cambiamento non era grosso per noi, trattandosi di uno spostamento di qualche chilometro. Diciamo che la bilancia tra Panico ed Entusiasmo pendeva decisamente verso la seconda emozione, non stavamo lasciando molto, se non una casa ormai diventata piccola e ci affacciavamo nella realizzazione di uno dei miei sogni nel cassetto, inoltre la poca quantità di oggetti che possedevamo resero il trasloco facile anche dal punto di vista tecnico. Il passaggio fu quindi abbastanza indolore, anche se mia figlia la sera stessa accuso una febbre da cavallo che il giorno dopo era sparita. Non so dire se fu una reazione al trasloco poichè in quel periodo si ammalava parecchio ma poco importa pocihè noi eravamo sereni e lei anche, si abituò con grande facilità alla nuova sistemazione, dimenticandosi molto in fretta della precedente casa che nel giro di qualche mese non riconosceva più neanche da fuori.

Molto diversa fu l'esperienza del trasloco successivo, un'anno e mezzo dopo. Al panico si aggiungeva la delusione di non essere riusciti a realizzare il nostro sogno e l'entusiasmo aveva a che fare solo con la volontà di uscire da una situazione di conflitto e di raggiungere una casa dotata di maggiori confort abitativi. Decisamente in questo caso la bilancia pendeva in senso contrario: panico. Inoltre era arrivato un'altro bambino e mi ritrovavo quindi con una figlia di 2 anni e mezzo e uno di 6 mesi, un figlio già normalmente ad "alta esigenza" notturna, ma che proprio in quei giorni stava esprimendo tutto il suo disagio con risvegli continui e con una bella febbre a 40 proprio il giorno del trasloco.

Alcune cose però mi aiutarono nel superare questa prova.

Coinvolgere i figli e comunicare con loro
Mia figlia era diventata grande (quasi 3 anni), capiva quello che succedeva, perciò iniziai appena possibile a parlarle del trasloco, del cambiamento che avremmo affrontato, la portai a vedere la casa nuova, parlai molto degli aspetti positivi che questo trasloco avrebbe avuto sulla sua quotidianeità (la cameretta tutta per lei, il parco giochi vicino, il cortile in cui andare in bici...). Comprai anche un regalo speciale per lei che le feci trovare in cameretta il giorno del suo trasloco dicendole che la casa era così contenta di ospitarla che le aveva fatto un regalo. La casa nuova rimase "la casa nuova" per qualche mese e lei dimenticò abbastanza in fretta la casa vecchia.

Imparare la flessibilità e la creatività
Questa è una cosa che io faccio con grande fatica ma che dà un grosso vantaggio.
Siamo abituati a inserire delle abitudini per poter gestire meglio i nostri figli e credo che anche a loro rassicuri molto il fatto di averle ma in una situazione in cui tutta la quotidianeità viene distrutta per poi ricostruirsi in modo diverso i bambini apprezzano le "giornate speciali" in cui è permesso ciò che di solito è proibito. Per esempio mangiare la pizza davanti alla tv, fare un picnic in sala, non avere orari nei pasti ma poter spizzicare liberamente pane, brioches e patatine per tutto il giorno, avere libero accesso alla tv e alle caramelle...
Ricordo che andai ad acquistare il ciuccio che fino a quel momento non avevo mai voluto usare per poter calmare il pianto disperato di mio figlio febbricitante, in realtà non calmò affatto lui  nè quel giorno nè successivamente ma servì a me per decidere che era "permesso" farsi aiutare da qualsiasi cosa potesse essere utile e per lasciar andare ogni rigidità che di certo non aiuta nell'essere genitore.

Organizzare e chiedere aiuto
Normalmente non sono molto brava in queste due cose, considero quindi un grande insegnamento quando qualche situazione della vita mi "obbliga" a potenziare queste due doti. Dal punto di vista pratico l'organizzazione in un trasloco è tutto ma quando hai due bimbi piccoli è decisamente indispensabile! Se trovarsi senza cucina per un mese perchè c'è un ritardo nella consegna è un piccolo intoppo per una coppia senza figli, diventa quasi una tragedia quando devi sfamare una truppa smaniosa ed esigente. In questo caso poter accedere ad un pasto caldo pronto diventa una manna dal cielo. E siccome quando dici "trasloco" vedi una smorfia di panico disegnarsi sui volti dei tuoi amici e assisti ad un fuggi-fuggi generale conviene davvero acchiappare qualunque genere di aiuto, in tutte le fasi del trasloco: inscatolamento, baby-sitting, trasporto, pasti, disinscatolamento, riorganizzazione, pratiche burocratiche, ecc.

Dividere i compiti e contare le forze
La febbre di mio figlio mi obbligò a dedicarmi completamente a lui delegando ogni mansione pratica e organizzativa a mio marito, il che fu un bene perchè 2 bambini di quell'età di certo non si sarebbero intrattenuti da soli e io avrei fatto avanti indietro dal camion alla casa cercando di gestire entrambe le cose con il risultato che mi sarei stressata il doppio, avrei di certo litigato con mio marito su come fare le cose e i bambini sarebbero stati ancor più spaesati. Nel computo delle forze bisogna quindi destinare una persona, possibilmente con un ricambio, alla cura dei piccoli. Forse lasciarli ai nonni è la cosa più semplice, noi non avevamo questa possibilità ma devo dire che vedere caricare le proprie cose su un camioncino e poi vederle scaricare nella nuova casa fu molto rassicurante per nostra figlia, così come vedere che la casa vecchia era proprio vuota e che non stavamo lasciando lì proprio nulla. Inoltre il computo delle forze deve essere fatto in modo realistico spendendo magari qualche soldo in più per un camion dei traslochi piuttosto che in massaggi per curare il mal di schiena.

 

Nel nostro terzo (e ultimo spero!) trasloco la situazione era ancora diversa, ci apprestavamo ad un cambio di vita totale, non traslocavamo solo casa, ma cambiavamo regione e ci spostavamo da un piccolo centro alla campagna, questo significava nuovo lavoro, nuove abitudini, nuova scuola, nuovi amici, nuovi negozi, tutto nuovo. La bilancia in questo caso si reggeva perfettamente diritta, da una parte il panico totale di fare un salto nel vuoto e dall'altra l'entusiasmo di raggiungere la vita che desideravamo da tempo. In assoluto il più faticoso di tutti.
Erano passati due anni, ci trovavamo quindi con un bambino di due anni e mezzo e una di quasi 5. Per la figlia grande la crisi di passaggio è iniziata nel momento stesso in cui le abbiamo comunicato la notizia per poi dilatarsi per tutto il periodo di trasloco (che purtroppo ha compreso anche un mese a casa dei nonni in spazi ristretti) ed è terminata poco dopo l'arrivo nella casa nuova.
Al contrario il piccolo ha inizato a rendersi conto del cambiamento con l'urlo che ho riportato all'inizio dell'articolo "Mammaaaaa è sparita la tv!", avvenuto il giorno stesso del trasloco (avevo imparato la lezione della flessibilità e la tv fu quindi l'ultima cosa ad essere inscatolata!).

Per quasi due mesi ogni giorno ascoltavo impotente mio figlio chiedere "quando torniamo a casa?" e alle mie risposte che quella era adesso la nostra casa, che avevamo portato tutti i giochi, i mobili e anche i pelouches lui rimaneva pensieroso qualche secondo per poi rifare la stessa domanda oppure rincarare la dose "sì ma quando torniamo a casa NOSTRA?".
In quei lunghi mesi mi aggrappavo al pensiero che la scelta che avevamo fatto avrebbe migliorato notevolmente la qualità della nostra vita, che il passaggio stretto in cui eravamo si sarebbe presto aperto per scoprire una meravigliosa e pacifica radura in cui finalmente mettere le nostre radici. Così è successo e ora penso ancora con qualche brivido alla parola "trasloco" ma infine sono contenta di aver seguito ciò che sentivamo giusto fare anche se questo ha portato a tanti sconvolgimenti, a tanti pianti notturni, a tante crisi e rotolamenti per terra.
Poichè la casa non è solo un luogo ma è IL luogo e questo è vero ancor di più per i bambini.

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