Le tasche piene di sassi... quando la mamma ci lascia

"Le tasche piene di sassi". Quando ho sentito per la prima volta questa canzone di Jovanotti – Lorenzo Cherubini, come si fa chiamare ormai da diversi anni, ossia da quando ha smesso di dare il cinque e ha iniziato a regalare molte emozioni in più – non sapevo esattamente di cosa parlasse. Però la sensazione era forte, profonda, inequivocabile.

Solo alla mamma puoi dire che “ti ha lasciato solo” e che deve “venirti a prendere”. E' lei, chi altro?, che ti ha portato su questa terra e poi d'un tratto ti lascia solo.

La solitudine che lascia la mamma non ha fondo, è un buco nero in cui puoi gettare monete per esprimere un desiderio, ma il rumore metallico di un rimbalzo o quello di un tuffo nell'acqua non lo sentirai mai per quanto tu tenda le orecchie.

Io ho una mamma a 360°, una di quelle che lo fa per procura, anche non richiesta, un po' per tutto il mondo; non contenta, ho anche avuto il dono di altre sei mamme, chi più chi meno: le sei sorelle di mio padre, quelle zie che stanno in fila nei miei pensieri come perle. Una delle ultime rimaste se n'è andata da poco.

Mi ha chiamato tutta la vita “bellina” e “ciccia” come faceva quando avevo cinque anni e m'insegnava a lavorare a maglia, oppure mi portava a passeggiare in campagna, indicandomi piante e fiori meravigliosi, mentre le altre zie aggiungevano aneddoti e racconti della loro infanzia. Eravamo uno sciame di api e il loro ronzare mi consola ancora, anche se molte di loro non ci sono più.

Mia zia Margherita sorrideva spesso, quasi sempre, proprio come me; era piccola come una bambola di porcellana e forte come una quercia, come quella di fronte a casa sua, a cui aveva attaccato un'altalena. Ha amato suo marito come una ventenne per tutta la vita, anche se diceva che quando lo aveva conosciuto era tanto brutto da non poterlo guardare; voleva avere una femmina e, anche se poi le era nato un maschietto, insisteva nel confezionare camicette con i colletti smerlati e le golette ricamate.

Pensavo anche a tutto questo quando ho accompagnato la sua bara al cimitero e ho visto mio cugino, lo stesso che aveva dovuto indossare quelle camicie con chissà quale rabbia da piccolo, con gli occhi smarriti senza nemmeno il coraggio di piangere. Perchè le mamme muoiono ma noi ci sentiamo sempre come se fossimo rimasti soli davanti a scuola, in attesa di vederle arrivare ancora. Ecco perchè le mamme non se ne vanno mai: perchè noi non smettiamo di aspettarle.

“... mi riconosci ho le tasche piene di sassi,

la faccia piena di schiaffi,

il cuore pieno di battiti e gli occhi pieni di te...”


di Monia Scarpelli, blogger, scrittrice e autrice di “Mani di vaniglia: nascita di una mamma in 40 settimane



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Commenti   

Valeria
+1 # Valeria 2012-07-04 08:00
ho la pelle d'oca...non riesco a dire più di tanto, ma leggendo le tue parole penso che quando mi ritroverò senza la mia mamma non sò come farò a continuare la mia vita. solo pensarci mi fà stare malissimo e mi fà sentire vuota, persa...grazie per i bei pensieri che ci hai regalato.
un abbraccio a tutte quelle figlie che già si ritrovano a dover vivere la loro vita senza la mamma...
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France
+1 # France 2012-07-04 08:51
io la mia mamma la aspetto da 30 anni, mi ha lasciato che non ne avevo neanche uno... e ogni tanto mi trovo ancora a pensare "magari mi sveglio ed è solo un brutto sogno"... poi però so che la mia mamma è e sarà sempre con me e dentro di me... il mio babbo da piccola mi faceva vedere la luna col suo sorriso e mi diceva che quella era la Mamma... ecco, ogni volta che vedo il sorriso lunare saluto la mia mamma...
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