Riporterò le parole di una mamma che denuncia la propria disperazione per suo figlio adolescente caduto in coma. Una mamma che non si rassegna a chiedere alla sanità di “guardare” suo figlio e di riporre in lui tutte le risorse disponibili per un’esistenza dignitosa, anche se la sua immobilità e il suo silenzio schiaffeggiano quotidianamente le proprie speranze.
A questi familiari va tutto il mio affetto e la mia stima per il tanto lottare e per la tenacia che li rende compostamente fermi accanto ai loro cari e così caparbi nel conservare un’immagine del proprio caro non come ramo spoglio,  ma come adornato da  fiori di pesco. Ascoltiamo il suo messaggio...

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