Martedì, 22 Maggio 2012 07:20

La fine del mondo... e gli avvenimenti di cronaca di questi giorni

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L'inanellarsi di vicende che pesano sul cuore, come in questi ultimi giorni (la bomba davanti alla scuola di Brindisi, il terremoto in Emilia, il padre che butta dalla finestra i due figli e poi si uccide...), mi fa riflettere sul fatto che la distruzione del mondo, quella prevista per la fine del 2012, non è necessariamente legata ad un nuovo Big Bang planetario, perché “il mondo” in realtà non è uno solo... esistono tanti mondi quante persone. Ognuna ha il suo, interlacciato con quello degli altri, ma le tragedie e le gioie che vi accadono sono dei Big Bang personali che riflettono le loro onde tutto intorno. Forse è così che ci avviciniamo alla fine del mondo...

… e i nostri bambini in tutto ciò?

Come dobbiamo raccontare loro queste cose? È giusto farlo? …non sono risposte semplici, ma la riflessione che ci è venuta è che oggi facciamo poca attenzione al fatto che quando qualcosa di brutto accade, c'è un martellamento mediatico da cui si scampa a fatica. La tv (o la radio) sono spesso sempre accese in casa, o dai nonni, e qual è l'effetto sui bambini di sentire raccontati avvenimenti di morte, di assurdità e di follia, in modo così crudo e concitato come in genere fanno i cronisti, in maniera così ripetitiva?...

“C'è stato il terremoto, ci sono morti, feriti e gente senza casa."

"Hanno messo una bomba davanti ad una scuola, ed una ragazza che aspettava di andare a scuola è morta."

"Un papà è impazzito e ha scaraventato i suoi figli dalla finestra uccidendoli..."

 

Non amo tenere i bambini nell'ottundimento e mi piace raccontare loro la verità delle cose, ma dobbiamo sempre ricordarci che i bambini assimilano e filtrano le cose secondo schemi che non conosciamo, e da certi racconti ripetuti e ripetuti, quello che può rimanere loro è un senso di paura che non ha nulla di costruttivo:

"la scuola, il posto dove mi ritrovo senza mamma e papà, dove ogni giorno me la cavo nelle difficoltà del quotidiano, ma dove so che non mi succede nulla, improvvisamente diventa un posto dove esplode una bomba e posso morire?"

"I papà quando si arrabbiano possono scaraventare i figli dalla finestra e ucciderli?..."

"Mentre dormo nel mio letto un terremoto può distruggere la mia casa, e seppellirmi vivo?..."

 

Ha senso parlare ai bambini per spiegare loro le cose, magari per passare loro un messaggio, soprattutto se una cosa può riguardarli da vicino, che so, metterli in guardia dalla pedofilia ad esempio, o raccontargli come comportarsi nel terremoto, se abitano in una zona sismica.

Ma poi: ha senso esporre i bambini a litanie che commentano fatti gravi e paurosi, mentre se ne parla tra adulti, o senza far caso di avere la tv accesa che proietta immagini di una cronoca di strazio e paura?

Che strumenti diamo al bambino per evitare che tutto ciò che assorbe dalle parole che girano intorno, non diventi un velo di angoscia che gli copre il cuore, che gli mette paura, per qualcosa su cui non ha controllo, su cui non può imparare nulla...

 

E infine, l'esposizione al parlare di orrore, di stragi, di paura, di follia, se non lascia un senso di angoscia privo di valore nel bambino, non può forse educarlo ad anestetizzarsi rispetto a ciò che accade fuori di lui? Un po' come se quello che accade in tv, ripetuto ancora e ancora, appartenesse ad una realtà parallela, che non ha a che vedere con noi... insomma: se non è successo in casa mia, non mi riguarda.

 

Allora, accanto al dolore e al pensiero di solidarietà e vicinanza per tutti coloro che in questi giorni versano nella disperazione e nella paura... mi viene anche un pensiero alla tv, ai media, e a quanto è il caso di fare attenzione a non lasciarli accesi per scoprire cosa c'e' di nuovo, senza curarsi di avere i bambini che girano intorno e assorbono tutto ciò che ne sgorga, perché forse la fine del mondo è cominciare ad aver paura delle cose più rassicuranti, o rendere il proprio mondo impermeabile alle onde d'urto dei Big Bang attorno a noi.


di Barbara Siliquini

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