Giovedì, 18 Aprile 2013 06:45

Il ruolo del papà nella crescita dei figli

By

Quando parliamo del ruolo paterno, è importante tenere conto del contesto sociale in cui viviamo e dei profondi cambiamenti che lo hanno prodotto.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito infatti alla caduta della figura del padre autoritario e distanziante, un tempo detentore delle regole e unico sostegno economico.

Questa crisi del ruolo paterno è stata accompagnata da sostanziali cambiamenti sociali e familiari: la struttura della famiglia allargata dove i figli crescevano con tante donne e tanti fratelli ha lasciato il posto alla nuova famiglia nucleare, con mamma papà e uno o addirittura nessun fratello. Da questi mutamenti nasce un radicale cambiamento dello stile di vita e di quello educativo.

Il progressivo coinvolgimento delle donne nel mondo del lavoroinoltre le ha proiettate al di fuori della famiglia, con la conseguenza che la cura dei figli, tradizionalmente affidata alle mamme,è diventata nel tempo un’attività condivisa col marito.

Il maggiore contatto dei padri con i figli ha certamente una valenza positiva, sebbene manchino modelli di riferimento per i moderni papà.

Caduta la figura del padre-padrone, a quale prototipo paterno possono attingere le nuove generazioni maschili per svolgere al meglio il loro ruolo?
È la funzione simbolica del padre e il suo ruolo educativo il nodo sul quale ci si interroga, che sembra mancare.

Diventare padre

Per un uomo, diventare padre è un processo diverso e più lento rispetto a ciò che avviene alla donna che diventa madre; è un processo più razionale e meno istintivo. Spesso l’uomo rimanda a dopo la nascita del bambino la riflessione su cosa implica un figlio nella propria vita.

 

Il padre vive ciò che viene definito un “parto di testa”, processo che si concretizza a seconda delle sue aspettative di uomo, del desiderio di realizzare un progetto e della consapevolezza di acquisire un nuovo status sociale.

 

Alcuni autori definiscono il rapporto padre-figlio come “rapporto spirituale” (E.Fromm) o come “invenzione sociale” (M.Mead).

 

Attualmente assistiamo alla tendenza a coinvolgere precocemente i padri,con la loro partecipazione ai corsi pre-parto e con la loro presenza in sala parto; ciò avviene a causa della convinzione che un rapporto precoce tra padre e figlio abbia delle ricadute positive sullo sviluppo di quest’ultimo.

Essere coinvolti dall’inizio implica un maggior senso di efficacia come genitore e un maggiore affiatamento con la compagna.

Il desiderio di paternità è composto da una serie di elementi:

  • il desiderio di continuare se stessi e di sopravvivere alla propria morte,
  • la spinta a riportare in superficie la propria infanzia,
  • la volontà di affermare la propria personalità mediante le responsabilità derivanti dalla nascita di un figlio.

 

Importanza della triade padre-madre-bambino

Il padre è colui che si inserisce nella diade simbiotica madre-bambino e che vi porta un elemento di differenza.
Questo aiuta il bambino a diversificare le emozioni, i sentimenti, le immagini, le voci.

 

Nella madre vi è spesso il desiderio (consapevole o meno) di “non crescita” del figlio, il padre ha il compito di “tagliare” questo cordone ombelicale. Solo grazie a questo passaggio il figlio avrà la possibilità di affrontare il mondo esterno e costruirsi il proprio percorso di vita.

 

L’emergere della figura paterna è fondamentale a partire dai 3 anni e incoraggia il figlio ad affrontare le tappe evolutive che lo porteranno all’autonomia.

 

Un’altra funzione che è necessario che un padre svolga è sostenere la madre nel puerperio e nei mesi a venire.
Con la sua presenza forte e rassicurante il padre offre alla compagna la possibilità di vivere la sana e funzionale regressione che le permette di occuparsi del bambino: lui si occupa di lei mentre lei si occupa del figlio.

 

Il padre rappresenta il ruolo opposto e complementare al ruolo femminile. Spetta innanzi tutto alla madre sostenere questo ruolo e incoraggiarlo.

 

L’emersione del ruolo paterno contribuisce a formare nel bambino il senso di sicurezza nelle proprie capacità di essere e di stare al mondo, presupposto per un’equilibrata autostima.

Differenze tra funzione paterna e materna

La presenza della madre è legata ai bisogni materiali, affettivi, alla dimensione interna della personalità.
La presenza del padre si collega alla sfera dell’attività, del gioco, dell’esplorazione, del tempo libero.

 

Il neonato reagisce diversamente agli stimoli della madre rispetto a quanto avviene con quelli del padre; ciò è da mettere in relazione ai comportamenti parentali:

- la madre tende a sincronizzarsi ai comportamenti del bambino,

- mentre il padre adotta sovente atteggiamenti fondati sull’eccitazione e sulla stimolazione ludica.

L’interazione dei due livelli è funzionale e positiva per la crescita del bambino: la presenza attiva di uno solo dei genitori non soddisfa pienamente i bisogni del bambino.

 

Incontro per i papà

La psicologa Martina Berta tiene un incontro formativo per i papà dal titolo

"Il ruolo del papà nel cammino evolutivo dei figli"

Venerdì 4 ottobre alle ore 20.30 a Milano presso lo spazio MY G (zona Niguarda)

 

di Martina Berta
Psicologa e psicoterapeuta
www.martinaberta.it
Riceve a Milano, tel. 338 1459608, e-mail  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Innagine: Nathan LeClair su flikr

Martina Berta

psicologa psicoterapeuta

www.martinaberta.it/

Articoli correlati (da tag)

  • La comunicazione empatica e non violenta La comunicazione empatica e non violenta

    La Comunicazione NonViolenta (chiamata anche CNV o comunicazione empatica) è un processo di comunicazione assertiva sviluppato da Marshall Rosemberg a partire dagli anni '60 e  ci aiuta a esprimere il nostro sentire sospendendo il giudizio su di sè e sugli altri. Anche nella comunicazione con i nostri figli, piccoli o grandi che siano, possiamo mettere in pratica piccoli o grandi cambiamente che miglioreranno la relazione con loro .

    In questo articolo Luana De Falco, Mediatrice Relazionale e Studiosa e divulgatrice di Comunicazione Empatica/ NonViolenta, ci introduce a questo argomento portandoci anche qualche esempio pratico.

    Se vi interessa l'argomento, il 26 e 27 Maggio Luana sarà vicino a Torino con Maria Grazia Lia per un corso dedicato a "Homeschooling e comunicazione empatica", tutte le informazioni a fine articolo.

     ***

    Nel suo libro….”Le parole sono finestre (oppure muri)”, Marshall Rosenberg scrive:“ La CNV (Comunicazione NonViolenta) è un linguaggio di processo che scoraggia le generalizzazioni statiche….”.

    Ho voglia di dirvi tantissime cose sulla CNV, oggi ho pensato di condividere con voi questo passaggio, che ci parla di quanto la staticità nel pensiero e nel lessico, bloccano la possibilità di incontrarci. 

    Cos'è la CNV?

    Quando diciamo sei così, è giusto questo o quello, devi fare la tal cosa, non ci si comporta in questo modo, …. velocissimamente ci pietrifichiamo in una posizione (statica) e in questa staticità non c’è più spazio per un dialogo fluido, curioso, creativo.
    Quello che ci propone la Comunicazione NonViolenta è di appropriarci di un linguaggio in cui parliamo di come ci sentiamo noi, in relazione a quello che accade e portare la nostra curiosità per cosa prova l’altro.

    Usciamo dalla staticità dei luoghi comuni, di definizioni generiche, di convinzioni culturali e sociali, per parlare di cosa proviamo ed ha valore per noi, proprio in quel momento ed interessarci all’altro per quello che è vivo in lui.

    Mettiamo in scena una danza, un dialogo ricco di scambi, in cui non sentiamo più il bisogno di dimostrare, attaccare o difenderci ma spiccano la voglia di farci conoscere e la curiosità di conoscere.
    Ogni volta che appiccichiamo un etichetta o diamo un giudizio su qualcuno: “Sei pigro e svogliato” (o sei geniale) … o facciamo una profezia: “Non combinerai mai nulla, se continui così!” ci fissiamo in una posizione di distanza con altro, rigidità, a volte ostilità e risentimento, forse impotenza e rassegnazione e dall’altra parte potremmo incontrare vergogna, senso di colpa o rabbia e insofferenza… tutto questo ci allontana, non ci permette di vederci ed ascoltarci, potrebbe creare dei muri molto faticosi da tirar giù o oltrepassare.



     

    Cosa succede quando usiamo la CNV

    Quando ci liberiamo di questi macigni “culturali” e “abituali”, per sperimentare un linguaggio (Rosenberg… sostiene) “Naturale”, in cui parliamo delle nostre sensazioni e bisogni e ci incuriosiamo ai quelli dell’altro..

    “Sono un po’ preoccupata e inquieta nel vedere che non finisci la tua relazione, vorrei sentirmi tranquilla che ti stai prendendo cura dei tuoi progetti”

    ...e facciamo delle richieste chiare...

    “ti andrebbe di dirmi come ti senti a riguardo?”

    ...entriamo in un linguaggio che incoraggia lo scambio, l’apertura e l’incontro alla ricerca di soluzioni condivise.

    Quando impostiamo un linguaggio di questo tipo con i nostri figli, quello che si sviluppa è il desiderio di contribuire al benessere reciproco, poiché, invece di insegnare com’è “bene” comportarsi, a livello intellettuale…. accompagniamo i bambini nella scoperta di quanto e piacevole quando le nostre azioni contribuiscono a rendere la vita, nostra e altrui, più bella (meravigliosa).

    Questo lo facciamo affiancandoli con l’osservazione, notando insieme a loro quali sentimenti ed emozioni provano in relazione al loro agire e porgendogli i nostri con delicatezza.

     

    Un esempio di Comunicazione empatica

    Invece di dire:

    “Bravo, sei proprio un bravo bambino, è così che ci si comporta!”

    portandogli una valutazione dall’esterno, gli potremmo dire:

    “ ho visto che è spuntato un grande sorriso sulla tua bocca, quando hai sollevato Giacomo da terra e lui ti ha ringraziato ed abbracciato”

    Ci riferiamo a quello che è successo specificatamente e poi lo accompagnamo nell’esplorazione…

    “com’è stato per te?"

    …e gli potremmo anche parlare di noi..

    “io mi sono emozionata, ho provato gioia e leggerezza, mi piace quando vedo che vi sostenete tra di voi”

    .. e potremmo anche esprimere la nostra gratitudine e spiegare il perché..

    “grazie per questo tuo gesto, mi sento al sicuro e nella collaborazione quando ci penso”.

    Che ne dite? … Sì lo so, può sembrare complicato!… quello che ho scoperto io e che è una specie di droga, quando sto in questa qualità di dialogo, quando ci riesco… liberandomi da zavorre, convinzioni e smania di insegnamento e sto semplicemente lì, in quello che c’è in me e nell’altro, con tenerezza, stupore e gratitudine…. questo Nettare è talmente Buono ( Come dice il mio caro amico Eduardo Montoya) che non vedi l’ora di assaggiarne ancora un po’.



     

    Corso Homeschooling e comunicazione empatica, Pino Torinese (To), 26 e 27 Maggio 2018

    L'homeschooling è una strada possibile per la vostra famiglia?
    Per partire con consapevolezza e con le informazioni efficaci. Maria Grazia Lia e Luana De Falco, due mamme homeschoolers, conduranno questo intenso fine settimana attraverso testimonianze, decreti legislativi, vari stili e approcci, verso quella che potrà essere la strada percorribile della vostra famiglia.
    Inoltre verranno condivisi gli strumenti per una comunicazione che arriva dal cuore.

    Per tutte le informazioni consultate l'evento su Facebook

    31282235 1735726356510376 1705750629588140032 o

     


    di Luana De Falco
    Studiosa e divulgatrice di Comunicazione Empatica/ NonViolenta
    Mediatrice Relazionale

     

    Credit immagine principale: Side view of handsome father...stock photo di George Rudy su Shutterstock

  • Bambini arrabbiati: un aiuto psicologico per i genitori Bambini arrabbiati: un aiuto psicologico per i genitori

    Scoppi di rabbia dei figli... come reagire? Ne parliamo con lo psicologo.

  • Regalo per lui: il trapano avvitatore! Regalo per lui: il trapano avvitatore!

    Qual è il regalo che non può mancare, se state pensando al nonno o al papà? Non ho dubbi: il trapano avvitatore!

  • Bambini che succhiano il dito: 3 consigli per farli smettere Bambini che succhiano il dito: 3 consigli per farli smettere

    Vostro figlio ha più di 3 anni e si succhia il pollice? Ecco come farlo smettere

  • Il genitore "sufficientemente" bravo è il migliore genitore - II parte Il genitore "sufficientemente" bravo è il migliore genitore - II parte

    Peter Gray commenta il libro di Bruno Bettleheim.

Aggiungi commento


Iscriviti alla newsletter

Leggi la nostra informativa su Privacy e Trattamento dati

www.GenitoriChannel.it è gestito da Ta-Daaa! Srl - Via Fratelli Rosselli 6 20090 Trezzano sul Naviglio (MI) P.Iva e CF 06936140968

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, gestire la pubblicità e compiere analisi statistica del sito. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.