Martedì, 06 Settembre 2011 09:21

Alysia nel paese delle meraviglie

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Quando ero adolescente l'Italia era un Paese di Italiani, un Paese di pelle bianca.
Io e la mia famiglia ci trasferimmo in Turchia. Non potevamo certo definirci immigrati, quella parola si usa per chi, con una valigia di cartone e senza soldi in tasca, va alla ricerca di una vita nuova e migliore.

Io mi sentivo fortunata ed entusiasta all'idea di vivere un'esperienza di vita completamente diversa: in un Paese che molti non sanno nemmeno dove sia, dove si parla una lingua araba, di religione musulmana, un Paese molto più povero del nostro e dove mi accingevo a vivere una vita più agiata di quella che avevo vissuto fino ad allora. Per la prima volta nella nostra vita, in una famiglia monoreddito di 6 persone, potevamo permetterci una casa grande e una colf che veniva a pulirla 2 o 3 volte a settimana.

La mia vita in Turchia era a metà tra il mondo turco e quello Americano. Facevamo parte della comunità NATO. Il mio primo fidanzatino (avevo 16 anni) fu americano. Gli USA sono una comunità multiculturale e multicolore da secoli. Per me erano tutti Americani, ma scoprii che il tema razziale negli Stati Uniti è forte e non scontato.

Una volta dissi al mio fidanzatino americano: "noi Italiani non siamo razzisti, gli Americani sì."
E lui, che era di origini ispaniche e indiane (degli indiani d'america), mi disse: "Voi non siete razzisti perchè non avete razze."

Dopo circa 20 anni, con l'Italia che diventava méta di immigrazione clandestina, con i quartieri più poveri che si popolavano di razze e insieme a nuove culture arrivavano nuovi mestieri, nuove figure criminali, e disagi nuovi, scoprii che mi aveva detto una verità a cui non avevo creduto: con l'inserimento di nuove razze, noi Italiani siamo diventati razzisti. Mentre una volta di che razza fosse una persona era solo oggetto di curiosità, oggi è oggetto di giudizio... a torto o a ragione. Oggi il tema è: sapremo creare una società variopinta e integra, piacevole per tutti?

Ho voluto scrivere di questo perchè oggi ho scoperto che giovedì 8 settembre, su RAI3 alle 23.45 danno il documentario che ha vinto il Premio Ilaria Alpi 2010, e che questo documentario parla proprio della miscela di ragazzi italiani e figli di immigrati, che popolano un quartiere desolato e povero della periferia di Roma: Alysia nel paese delle meraviglie di Simone Amendola.

Ho guardato il trailer e mi è sembrato un documentario che andava segnalato senza dubbio su Genitori Channel. Vi si mescola una realtà triste e scomoda da conoscere: quella di Cinquina a Roma, un quartiere desolante, brutto, povero, senza servizi, senza collegamenti, un ghetto tenuto lontano dagli occhi, ad alta densità di giovani, multiculturale, dove il paradosso è che proprio il disagio sociale comune a tutti è ciò che probabilmente livella le diversità.
In fondo il razzismo è legato dal sentire le differenze e dal volersi sentire diversi e migliori dagli altri. A Cinquina non c'e' posto per questo, non ha senso creare anche questo disagio.

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Il documentario di Simone Amendola è principalmente una raccolta di testimonianze di giovani adolescenti figli di italiani e di immigrati che abitano lì. E' un'idea verosimile dellʼItalia del futuro, quella dove unʼintegrazione totale è forse veramente possibile, è un'integrazione che deriva dall'esperienza reale prodotta dai fatti del quotidiano.
Dice una delle ragazze adolescenti: “Qui l’integrazione va così: i marocchini con i marocchini, gli egiziani con gli egiziani, gli italiani con gli italiani. I pischelli (in romanesco: i ragazzi) invece si amalgamano fra loro”.

Insomma, ancora una volta proprio i ragazzi, i nostri figli, il nostro futuro, possono essere gli artefici di un mondo nuovo e migliore, lo dimostra l'atteggiamento di questi adolescenti di un quartiere povero e desolante.
Ma molte domande emergono, una tra queste riguarda proprio noi genitori. Simone Amendola, l'autore del documentario, che da anni si occupa di questi temi, racconta che nella stessa situazione di degrado, emergono molte differenze tra i figli degli immigrati e i figli degli italiani... che fanno pensare: "Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, gli stranieri seguono molto di più i loro figli. Le famiglie degli italiani invece sono completamente sfasciate”.

Dopo aver visto il trailer e le recensioni non si può non fissarsi l'appuntamento per guardare Alysia nel paese delle meraviglie giovedì 8 settembre 2011 su RAI 3 alle 23.45, per chi vuol saperne di più segnaliamo la rassegna stampa sul sito AssociazioneCurlturaleBlueDesk.org e le video critiche al film.

di Barbara Siliquini

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