Martedì, 15 Giugno 2010 09:20

Una generazione di ragazzi senza empatia...

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Arriva dai ricercatori dell’Università del Michigan una ricerca che conclude che i giovani d’oggi sono molto meno empatici rispetto alle precedenti generazioni.

Dai dati raccolti su circa 14.000 studenti universitari negli ultimi 30 anni emerge che oggi gli studenti universitari, rispetto agli studenti universitari degli anni '80 e '90, sono molto meno inclini a concordare con affermazioni come: "Io a volte cerco di capire meglio i miei amici immaginando come stanno le cose dal loro punto di vista" o "Ho spesso sentimenti di tenerezza e preoccupazione per le persone meno fortunate di me ".

Secondo i ricercatori, una serie di fattori sono alla base di questa tendenza.

  • Per prima cosa, i bambini sono sempre più esposte ai videogiochi violenti, il che riduce la sensibilità sul dolore altrui.
  • Un altro fattore è l'uso ormai diffuso di mezzi di comunicazione sociale, che coltiva il narcisismo e abitua ad un’interazione virtuale a discapito di quella  faccia a faccia.
  • Gli studenti universitari di oggi hanno maggiori pressioni per avere successo, e ciò può dare loro l’impressione di non avere tempo per entrare in empatia con gli altri.

Questo deficit crescente di empatia è triste e allarmante. La ricerca ha dimostrato che l'empatia è più importante per la vita il successo di QI, cioè il quoziente di intelligenza. Se non stiamo passando ai nostri figli il senso di empatia e l’importanza di questo sentimento, che crea un legame con l’altro, che tipo di società stiamo costruendo? Se i ragazzi non crescono imparando che è importante curarsi e prendersi cura di altri esseri umani, il successo materiale o finanziario che dovessero raggiungere che senso avrà?

Per i genitori, così come per le collettività, intervenire per invertire questa preoccupante tendenza dovrebbe essere una priorità. Possiamo cominciare insegnando ai bambini piccoli l'importanza dell’empatia per se stessi e per gli altri. Coltivare una generazioni di ragazzi che si preoccupano solo se stessa potrebbe non essere la scelta migliore per nessuno…

 

Tratto da: About.com

Immagine: wikinoticia

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    La Comunicazione NonViolenta (chiamata anche CNV o comunicazione empatica) è un processo di comunicazione assertiva sviluppato da Marshall Rosemberg a partire dagli anni '60 e  ci aiuta a esprimere il nostro sentire sospendendo il giudizio su di sè e sugli altri. Anche nella comunicazione con i nostri figli, piccoli o grandi che siano, possiamo mettere in pratica piccoli o grandi cambiamente che miglioreranno la relazione con loro .

    In questo articolo Luana De Falco, Mediatrice Relazionale e Studiosa e divulgatrice di Comunicazione Empatica/ NonViolenta, ci introduce a questo argomento portandoci anche qualche esempio pratico.

    Se vi interessa l'argomento, il 26 e 27 Maggio Luana sarà vicino a Torino con Maria Grazia Lia per un corso dedicato a "Homeschooling e comunicazione empatica", tutte le informazioni a fine articolo.

     ***

    Nel suo libro….”Le parole sono finestre (oppure muri)”, Marshall Rosenberg scrive:“ La CNV (Comunicazione NonViolenta) è un linguaggio di processo che scoraggia le generalizzazioni statiche….”.

    Ho voglia di dirvi tantissime cose sulla CNV, oggi ho pensato di condividere con voi questo passaggio, che ci parla di quanto la staticità nel pensiero e nel lessico, bloccano la possibilità di incontrarci. 

    Cos'è la CNV?

    Quando diciamo sei così, è giusto questo o quello, devi fare la tal cosa, non ci si comporta in questo modo, …. velocissimamente ci pietrifichiamo in una posizione (statica) e in questa staticità non c’è più spazio per un dialogo fluido, curioso, creativo.
    Quello che ci propone la Comunicazione NonViolenta è di appropriarci di un linguaggio in cui parliamo di come ci sentiamo noi, in relazione a quello che accade e portare la nostra curiosità per cosa prova l’altro.

    Usciamo dalla staticità dei luoghi comuni, di definizioni generiche, di convinzioni culturali e sociali, per parlare di cosa proviamo ed ha valore per noi, proprio in quel momento ed interessarci all’altro per quello che è vivo in lui.

    Mettiamo in scena una danza, un dialogo ricco di scambi, in cui non sentiamo più il bisogno di dimostrare, attaccare o difenderci ma spiccano la voglia di farci conoscere e la curiosità di conoscere.
    Ogni volta che appiccichiamo un etichetta o diamo un giudizio su qualcuno: “Sei pigro e svogliato” (o sei geniale) … o facciamo una profezia: “Non combinerai mai nulla, se continui così!” ci fissiamo in una posizione di distanza con altro, rigidità, a volte ostilità e risentimento, forse impotenza e rassegnazione e dall’altra parte potremmo incontrare vergogna, senso di colpa o rabbia e insofferenza… tutto questo ci allontana, non ci permette di vederci ed ascoltarci, potrebbe creare dei muri molto faticosi da tirar giù o oltrepassare.



     

    Cosa succede quando usiamo la CNV

    Quando ci liberiamo di questi macigni “culturali” e “abituali”, per sperimentare un linguaggio (Rosenberg… sostiene) “Naturale”, in cui parliamo delle nostre sensazioni e bisogni e ci incuriosiamo ai quelli dell’altro..

    “Sono un po’ preoccupata e inquieta nel vedere che non finisci la tua relazione, vorrei sentirmi tranquilla che ti stai prendendo cura dei tuoi progetti”

    ...e facciamo delle richieste chiare...

    “ti andrebbe di dirmi come ti senti a riguardo?”

    ...entriamo in un linguaggio che incoraggia lo scambio, l’apertura e l’incontro alla ricerca di soluzioni condivise.

    Quando impostiamo un linguaggio di questo tipo con i nostri figli, quello che si sviluppa è il desiderio di contribuire al benessere reciproco, poiché, invece di insegnare com’è “bene” comportarsi, a livello intellettuale…. accompagniamo i bambini nella scoperta di quanto e piacevole quando le nostre azioni contribuiscono a rendere la vita, nostra e altrui, più bella (meravigliosa).

    Questo lo facciamo affiancandoli con l’osservazione, notando insieme a loro quali sentimenti ed emozioni provano in relazione al loro agire e porgendogli i nostri con delicatezza.

     

    Un esempio di Comunicazione empatica

    Invece di dire:

    “Bravo, sei proprio un bravo bambino, è così che ci si comporta!”

    portandogli una valutazione dall’esterno, gli potremmo dire:

    “ ho visto che è spuntato un grande sorriso sulla tua bocca, quando hai sollevato Giacomo da terra e lui ti ha ringraziato ed abbracciato”

    Ci riferiamo a quello che è successo specificatamente e poi lo accompagnamo nell’esplorazione…

    “com’è stato per te?"

    …e gli potremmo anche parlare di noi..

    “io mi sono emozionata, ho provato gioia e leggerezza, mi piace quando vedo che vi sostenete tra di voi”

    .. e potremmo anche esprimere la nostra gratitudine e spiegare il perché..

    “grazie per questo tuo gesto, mi sento al sicuro e nella collaborazione quando ci penso”.

    Che ne dite? … Sì lo so, può sembrare complicato!… quello che ho scoperto io e che è una specie di droga, quando sto in questa qualità di dialogo, quando ci riesco… liberandomi da zavorre, convinzioni e smania di insegnamento e sto semplicemente lì, in quello che c’è in me e nell’altro, con tenerezza, stupore e gratitudine…. questo Nettare è talmente Buono ( Come dice il mio caro amico Eduardo Montoya) che non vedi l’ora di assaggiarne ancora un po’.



     

    Corso Homeschooling e comunicazione empatica, Pino Torinese (To), 26 e 27 Maggio 2018

    L'homeschooling è una strada possibile per la vostra famiglia?
    Per partire con consapevolezza e con le informazioni efficaci. Maria Grazia Lia e Luana De Falco, due mamme homeschoolers, conduranno questo intenso fine settimana attraverso testimonianze, decreti legislativi, vari stili e approcci, verso quella che potrà essere la strada percorribile della vostra famiglia.
    Inoltre verranno condivisi gli strumenti per una comunicazione che arriva dal cuore.

    Per tutte le informazioni consultate l'evento su Facebook

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    di Luana De Falco
    Studiosa e divulgatrice di Comunicazione Empatica/ NonViolenta
    Mediatrice Relazionale

     

    Credit immagine principale: Side view of handsome father...stock photo di George Rudy su Shutterstock

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     L'empatia è la capacità di essere in grado di mettersi nei panni degli altri e capire le emozioni e i sentimenti dell’altra persona.

    Perché l’intelligenza emotiva e l’empatia sono importanti?

    Gli studi hanno dimostrato che l'empatia è un’abilità fondamentale nella vita. Intelligenza emotiva o quoziente emotivo, (EQ in inglese: emotional intelligence), cioè  essere in grado di capire i propri sentimenti e i sentimenti degli altri, oltre ad essere in grado di controllare le proprie emozioni e di esercitare il controllo di sé,  è emerso essere un fattore più importante, per il successo nella vita, del QI , o quoziente d'intelligenza.

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