Giovedì, 15 Novembre 2012 06:09

Quando "scappa" una sculacciata

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Quando nasce il nostro bambino, una delle prime cose che accarezziamo sono le sue manine. Contiamo le piccolissime dita e ci meravigliamo, pensando a che cosa potranno fare un domani. Man mano che il bimbo cresce, la manina diventa il suo appoggio per gattonare, il suo strumento di esplorazione, il suo appiglio per tenersi alla nostra mano che lo sostiene e gli dà sicurezza mentre scopre il mondo intorno a sè.

Le sue mani che crescono possono diventare strumento per costruire o per ferire, così come la nostra stessa mano che tiene la sua può essere una guida affettuosa o può strattonare, stringere con rabbia, alzarsi e colpire.

Se questo accadesse, anche istintivamente, prima del ragionamento, ammettere apertamente l'errore può servire per risarcire in parte del torto subito. Un "mi spiace, non avrei dovuto, nessuno deve mai picchiare nessuno, meno che mai un bambino" può riportare le cose nella giusta prospettiva perchè un gesto violento non è mai innocuo: oltre al dolore in sè, è il fatto stesso di avere subito un'azione simile, e proprio da una persona importantissima come un genitore, che ferisce chi la riceve.

Pochi giorni fa stavo preparando la cena, avevo in mano una fetta formaggio, tagliata molto sottile. Mio figlio aveva appena avuto una reazione spiacevole nei confronti della sorellina e il mio istinto è stato quello di battergli la fetta di Emmenthal sul braccio. Lì per lì lui si è girato e mi ha guardato, tra il perplesso e l'incuriosito. So che, se sulla mia faccia avesse visto un sorriso, saremmo potuti finire a fare battaglia di formaggio e poi mangiarlo insieme ridendo. Invece mi ha vista in collera e si è messo a piangere: non aveva sentito dolore, ma aveva trovato ingiusta la mia intenzione di colpirlo.

Oltre a sentirsi mortificato, un bambino che subisce un gesto violento vede (e può arrivare a ritenere normale) che a qualcuno di più grande e più forte di lui è concesso sopraffarlo ed abusare del suo corpo: pericoloso precedente, se vogliamo che sia ben chiaro che nessuno può pensare di farlo sui nostri figli.
Vedere poi che la debolezza può essere cagione di prevaricazione da parte di un più forte, può essere altro pericoloso precedente: in questo caso nella direzione di bullismo e prepotenza.

Ecco quindi che quando muoviamo le nostre mani in direzione dei nostri figli, dobbiamo cercare di immaginare le loro mani che si muovono allo stesso modo, per costruire gesti di calore, unione e tenerezza contagiosi.

Silvia D.

a cura di NonTogliermiIlSorriso.org

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Immagine Hercules Palassi

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