Lunedì, 04 Aprile 2011 09:42

Via blog è più difficile che parlare di persona... (con video)

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di Antonella Peschechera, nuove riflessioni sui blog, gli ospiti e gli sponsor e poi il video di una delle blogger conosciute al nostro incontro a Fa' La Cosa Giusta: Manuela Cervetti di Mammeacrobate.com

È ormai passata una settimana all’incontro tra “mommy blogger” a Fa la cosa Giusta durante il quale abbiamo chiacchierato di blog, sponor, aziende, etica. Barbara ne ha scritto e ne hanno scritto anche alcuni dei presenti quiqui, qui e qui.

Non voglio aggiungere nulla, ma sottolineare una tra le tante cose che sono state dette: dietro o meglio dentro un’azienda, dentro ad un blog, ad un sito, dietro o dentro, c’è sempre una persona.

Allora la riflessione che ha attraversato questa settimana in un angolo della mia coscienza è stata questa: parlare da persona a persona, non da blog a blog, o da sito a blog, da azienda a blog, da azienda ad azienda. Riportare la comunicazione e il dialogo su piano un po’ più “umano” più fisico, a volte può aiutare.

O almeno nell’esperienza che ho vissuto sabato ma non solo, anche mercoledì: nell’incontro con blogger, persone e nel dialogo faccia a faccia forse le cose filano un po’ più lisce; forse, superata la timidezza  e l’iniziale straniamento che mi prende quando incontro una persona fisicamente dopo averla letta per tanto tempo on-line, forse ce la facciamo a parlare schietto ma senza accuse, senza rigidità, a mediare, a capire le scelte dell’altro anche quando sono diverse. Anche molto diverse. A realizzare che quando scrivo di qualcosa scrivo di qualcuno, con qualcuno. E' molto facile con un monitor di mezzo essere intransigenti, rigidi, e a volte anche cattivi. È facile perché mancano le espressioni, le intonazioni, gli occhi e i sorrisi, quelli veri.

Il blog è “casa di una persona”. Una casa o una vetrina con la porta deliberatamente aperta. Chi entra e ci trova qualcosa che lo arricchisce, lo aiuta o migliora in qualche modo la sua vita ci torna. Altimenti no. Se questa casa cambia nel tempo, per le ragioni più diverse, gusto, evoluzione, necessità, ma rimane accogliente, ricca, se continuo a trovarmici bene, a trovare quello per cui sono arrivato, se il feeling con il padrone di casa non si perde, e io ho fiducia in lui, allora il problema non esiste. Il patto non si rompe.

Il "marketing digitale"  è il marketing delle persone, il marketing dei contenuti, del passaparola, e di questo le aziende dovrebbero tenerne conto. Sarebbe bello se, stimolate da chi produce contenuti, provassero a sperimentare modi nuovi di comunicare: sponsor non è necessariamente sinonimo di banner.

Uno sponsor può semplicemente rendere possibile la realizzazione di un video, di un contenuto utile ad una comunità, senza intervenire ne condizionare il contenuto. O no?

Voi cosa vi aspettereste ad esempio da Genitori Channel? Come vi pacerebbe che fosse il nostro approccio alle aziende? Cosa chiedereste, in una logica social e collaborativa come quella del web oggi,  ad un'azienda in cambio della visibilità?

 

Ed ecco l'intervista a Mammeacrobate.com, intervenute all'incontro (grazie!)

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