Come parlare di cancro ai bambini

 A novembre si è celebrata la giornata mondiale per la ricerca contro il cancro. Un tema che riguarda ormai quasi tutte le famiglie. Abbiamo tradotto per voi questo bel post di una blogger americana: sarah, perché ci sono piaciute le riflessioni e ci è sembrato importante il tema.

Se vorrete darci il vostro punto di vista o esperienza, sarà una condivisione preziosa.

***

"Mamma, hai un cuore sulla maglietta?" Mi ha chiesto l'altro giorno mio figlio di 2 anni e mezzo.

"A dire il vero è un cuore capovolto e c'è scritto 'il cancro non mi piace'"
E visto che non ce la facevo a sentirmi chiedere: "Cos'è il cancro mamma?" ho subito aggiunto: "Il cancro è una malattia che a volte colpisce le persone."

 cancer sucks - il cancro fa schifoE' sembrato soddisfatto, così ho guadagnato un altro giorno per pensare a come potrò spiegare a mio figlio questo argomento così difficile.

E' un argomento difficile in generale, lo è ancora di più per me, per la mia storia personale.

Mi è stato diagnosticato un cancro alla tiroide quando avevo 25 anni. E visto che è "il miglior tipo di cancro che ti può capitare" mi considero abbastanza fortunata. Ho anche scampato trattamenti intensie invasivi - la chirurgia e le terapie di iodio radioattivo suonano molto peggio di quel che effettivamente sono - ma sto ancora lavorando sul fronte emozionale che quel momento ha portato nella mia vita, anche se ormai sono passati tredici anni... Anche questo considerare il mio un cancro che "non è poi così male", "uno di quelli che non conta veramente", ha delle sfumature... è come se ti lasciasse di più del senso di colpa di chi sopravvive.

Quando mi hanno rilasciato il certificato di buona salute, sentivo ancora paura e malessere, ero preoccupata per il futuro. Non sono un profeta. Non posso prevedere quello che succederà. La morte è vera e dura, e non era qualcosa su cui avevo mai riflettuto molto.

Qualcuno mi consigliò il libro Dancing in Limbo: dare un senso alla vita dopo il cancro. Mi ha aiutato a fare amicizia con l'ignoto e crearmi una visione positiva e di speranza. Anche se la mia prognosi fu fantastica (dopo tutto: è il miglior cancro che ti possa capitare...) ero scossa dalla verità che il mio corpo avesse ospitato e coltivato queste cellule-canaglia, lo trovavo terrificante.

 

E poi ci sono anche altre storie che devo raccontare a mio figlio. Entrambi i suoi nonni paterni sono morti di cancro. E loro erano giovani. Il padre di mio marito ci ha lasciato all'età di cinquantotto anni, circa tre anni prima che mio figlio nascesse. Sua nonna morì proprio quando lui cominciava a sgambettare, aveva sessantadue anni. Mio nonno, mio figlio si chiama come lui, è morto di cancro nei primi anni Settanta.
So che io non sono la sola ad avere così tanta "familiarità" con questa malattia che una volta non si poteva nemmeno nominare. E' stata fatta molta strada da quando il cancro era solo sussurrato a porte chiuse. Lo stigma è decisamente diminuito, ma io continuo a sentirmi in lotta, e sono sicura che altri si sentono come me.

Trovare il modo di parlare di cancro, e la sua inestricabile connessione alla morte, a mio figlio non è cosa facile. Io stessa ho ancora difficoltà di elaborazione e comprensione di tutta questa realtà, dell'inevitabile legame con la morte che è ancora un argomento abbastanza tabù nella nostra cultura. Chiaramente, non ho le risposte su come affrontare una così difficile conversazione. Ma riflettendoci ho elaborato alcuni suggerimenti da offrire per chi si trova nella condizione di affrontare il tema con un bambino.

 

  • Parlarne con un altro adulto. Prima di parlare con il bambino, sviscerare la cosa con una persona adulta non può che essere benefico. Io e il mio compagno abbiamo ancora bisogno di interiorizzare e sviscerare il dolore della perdita dei nostri genitori in modo da poter essere il più chiari e sereni possibile con nostro figlio. Sono passati solo 5 anni, il dolore è ancora fresco nei nostri cuori. 

  • Non nascondere le cose. I bambini se non sono informati a volte immaginano cose molto peggiori di quelle che sono. E' bene essere onesti ad esempio: "Mi sento molto triste per la morte del nonno, anche se è successo molto tempo fa, quindi è difficile per me parlarne." Credo che riconoscere la nostra esitazione possa aiutare a normalizzare una complessa questione.

  • Parlarne con semplicità e in modo comprensibile per l'età. Condividere informazioni e sensazioni; ad un bambino di quattro anni si potrebbe dire: "la zia Trudy ha una malattia che non come la tosse o raffreddore, potrebbe essere molto stanca per diversi mesi e le potrebbero cadere i capelli. Sono preoccupata per lei, ma credo che poi starà bene." 

  • Onorare la tensione tra "non so" e "andrà tutto bene."  Il sito dell'aAmerican Cancer Society, risorsa eccellente, suggerisce questa formula: "A volte le persone muoiono di cancro. Non mi aspetto che questo accada perché oggi esistono ottime cure e questo tipo di tumore di solito se ne va con il trattamento. "

  • Parlare della morte con i più piccoli in modo impersonale. Si possono usare alcune notizie o il fatto di vedere un animale morto come spunto per parlare della morte. NON usare il termine "dormire" "sonno eterno" per riferirsi alla morte. Crea confusione e paura nei bambini.

  • Condividere il punto di vista della tua famiglia sulla morte e su quello che potrebbe succedere dopo. Questo è un buon momento per parlare del vostro eventuale credo religioso, spirituale o di altro tipo. Negli Stati Uniti ci sono alcuni libri per bambini dedicati al tema della morte : The Next Place, offre belle illustrazioni e sentimenti rassicuranti. Tear Soup è un "eserciziario" eccellente per affrontare il dolore associato alla perdita di un affetto.

  • Utilizza libri specifici per parlare di cancro ai bambini. Negli Stati Uniti ne esistono alcuni: Last Year This Year è la cronaca di una mamma che affronta il cancro attraverso gli occhi e le illustrazioni di sua figlia di 4 anni.  Butterfly Kisses and Wishes on Wings anche è un ottimo supporto creato appositamente per parlare di cancro ai bambini.

 

Io per prima userò molti di questi suggerimenti quando mio figlio comincerà a fare altre domande, e so che il momento è proprio dietro l'angolo.

Tutto questo mi ricorda di uno scambio che ebbi con la bimba di tre anni a cui facevo da baby sitter anni fa. Passeggiavamo sempre vicino ad un laghetto dietro un enorme cimitero. Portavamo i sacchetti del pane vecchio per le anatre e le oche starnazzanti. C'eravamo state un sacco di volte prima, ma un giorno si guardò intorno e improvvisamente mi chiese:

"Che cosa è questo posto?"

"E 'un cimitero".

"Che cos'è un cimitero?"

"E 'un luogo dove sono sepolte le persone dopo la morte."

"Che cos'è la morte?"

"Le persone muoiono quando i loro corpi si consumano per la vecchiaia o perchè sono molto malati", ho risposto con calma, tenendo conto che stavo parlando una bambina che non era mia figlia. Ero bersagliata dalla sua curiosità di treenne:

"Muoiono e vanno sotto terra?"

"Alcune persone, sì."

"Che cosa succede dopo?"

Che domanda grande...

"La gente ha un sacco di idee diverse in proposito. Ma nessuno sa veramente."

Lei ci ha pensato per un attimo mentre io trattenevo il respiro...

"Credo che sia solo un mistero", ha detto allegramente.

Infatti, è il mistero più grande di tutti.

 

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