Giovedì, 11 Ottobre 2012 12:49

Madri in carcere

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Realtà nascoste, tenute nell’ombra e non prese in considerazione.
Oggi vi voglio parlare delle mamme che vivono in carcere, che sono tenute lontane dai propri figli o che dividono la pena con i propri bambini fino ai 3 anni di età.

Una “maternità interrotta”, come la definisce Silvia Girotti dell’Associazione AVOC (Associazione Volontari del Carcere), un’esperienza che segnerà per sempre la vita di bambini e mamme. 

La strada verso un cambiamento di rotta è purtroppo molto lunga. L’Europa, con una risoluzione, ha dichiarato che la detenzione per le donne deve essere l’ultima tra le soluzioni adottate. In Italia, le donne detenute sono 2600 (il 4% del totale). 60 di queste sono internate con i propri figli di età inferiore ai 3 anni e circa 30 in stato di gravidanza. (E quelle che vengono allontanate dai figli che hanno compiuto 4 anni?......)

Le carceri non sono luoghi pensati per i bambini, che quindi crescono in un ambiente privo di stimoli e vivono un’esperienza traumatica che segna inevitabilmente il loro sviluppo. Anche solo pensare a tutte quelle mamme che non possono vivere i propri figli, che sono tenute lontane dagli anni più belli della vita di un rapporto mamma-bambino mi fa rabbrividire. 

Possibile che non si riescano a trovare soluzioni alternative per far scontare una pena ad una donna, piuttosto che punire due persone (lei e il suo bambino)? È arrivato il momento di parlare di questa situazione, è necessario far venire a galla un mondo nascosto di sofferenza e indifferenza! 

Una bella iniziativa quella promossa dal Museo della Liberazione di Roma che ha organizzato un incontro, in collaborazione con il Comitato Madri per Roma Città Aperta, in cui è stato proiettato il video “Il carcere sotto i 3 anni di vita” di Luisa Betti. 

Un documento interessante per rendersi conto delle paure, delle emozioni e delle condizioni di vita delle mamme e dei bambini dietro le sbarre. All’appuntamento ha fatto seguito un appello ai Ministri della Giustizia e dell’Interno in cui si chiedono risposte affinché le pene non siano così disumane nei confronti soprattutto dei più deboli, i bambini. Perché in futuro nessuno debba più vivere questo strazio!

di Cristiana Calilli
CentopercentoMamma

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