Mercoledì, 10 Novembre 2010 16:49

Lettera di un papà alla sua bimba neonata

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Pubblichiamo queste bellissime riflessioni di un papà in occasione del nostro focus "Quando nasce un papà"...

di Massimiliano Sala - papà

Quando un bimbo viene alla luce, ha davanti un futuro di parole da imparare.

Dal momento esatto in cui Emma è nata, poco più di due anni e mezzo fa, ho desiderato che ne imparasse una e una soltanto. E ho voluto essere io a insegnargliela.

La parola è libertà.

Ed è la cosa più grande, più bella, più intensa che io possa sognare per lei.

Libertà di essere una persona diversa, libertà di scegliersi la vita che riterrà giusta, libertà di avere coraggio, libertà di dire sì oppure no a prescindere da quello che le persona vorranno sentirsi dire.

Nasciamo liberi e tali dobbiamo rimanere: io desidero che dentro questa libertà Emma conosca il mondo, conosca me, la sua mamma, le persone che entrano nella sua vita.

Quando andiamo insieme al parco e la vedo salire su uno scivolo, vedo una bambina che si arrampica alla ricerca delle sue sicurezze, libera di osare.

Quando mangia accanto a me e crea un autentico campo di battaglia, vedo una bambina che scopre il gusto per trasformarlo in esperienza, libera di sperimentare.

Quando coloriamo e ritagliamo la carta, vedo una bambina che nel disordine e in una coerenza ai nostri occhi incoerente trova la forma della propria fantasia, libera di andare oltre i contorni.

Quando camminiamo mano nella mano, vedo due occhi che ingurgitano tutto, che hanno voglia di riempirsi di immagini, libera di stupirsi.

Io non so se questo basterà, perché la libertà non è una formula matematica da mandare a memoria, non si compra a peso. Ma sarà già un successo se ci proverà, sarà bello avere vissuto insieme tanti momenti in cui abbiamo costruito quella metaforica scala che permette di andare oltre la normalità, scavalcarla, lasciarsela alle spalle.

Io non ho mai creduto che le grandi cose siano le più belle: amo quelle piccole, le sfumature, credo profondamente che la differenza stia nei particolari.

Non credo che chi passa tanto tempo con i figli sia necessariamente un genitore migliore, se in quel tanto tempo costruisce invisibili gabbie: prudenza al parco, colorare dentro i margini, ordine rigoroso a tavola, orari e momenti precostituiti.

Amo credere che possa essere indimenticabile un’ora, un minuto, un attimo. Nei quali posso essere certo di averle insegnato l’enorme senso che c’è nella libertà.

E ogni volta che la vedrò sgridata per avere espresso un’opinione, ogni volta in cui si butterà a testa bassa contro il pensiero comune, ricevendone in cambio delusione, ogni volta in cui tenderà una mano quando tutti la tolgono, io sarò felice.

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