Martedì, 25 Maggio 2010 07:13

Le mamme italiane tra le ultime in Europa per condizione, secondo Save the Children

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L'Italia è prima su 146 paesi per il benessere dei bambini e 19° per quello delle mamme.

Questo è il risultato dell'undicesimo Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo, la pubblicazione annuale di Save the Children sulla salute materno-infantile in numerosi paesi del mondo. Le classifiche di Save the Children vengono stilate in base a una serie di parametri che includono l'assistenza medica, la scolarizzazione, l'indice di mortalità infantile, le aspettative di vita, l'uso della contraccezione, i redditi

delle donne lavoratrici e la loro partecipazione alla vita politica.

 

Considerando i tre parametri che valutano esclusivamente il benessere infantile (tasso di mortalità sotto i 5 anni; tasso di iscrizione alla scuola materna; tasso di iscrizione alla scuola superiore), l'Italia risulta al primo posto, seguita da Germania, Francia e Svezia.

Gli indici per il benessere delle madri risultano invece uguali a quelli di Botswana, Benin e Nepal, mentre al primo posto si colloca la Svezia, seguita da Norvegia e Islanda.

A contribuire negativamente alla valutazione della condizione delle donne italiane, la bassa diffusione della contraccezione (39%, a fronte del 73% delle svedesi, prime in classifica), lo stipendio medio (inferiore del 47% a quello maschile), gli scarsi benefici per la maternità (una donna italiana in maternità percepisce l'80% dello stipendio, una svedese lo stipendio intero) e la bassa partecipazione delle donne alla vita politica. Potrebbe stupire il fatto che la contraccezione, che da noi è più che altro una libera scelta, sia inserita fra gli indici di benessere; il fatto che la contraccezione sia maggiormente diffusa in quei paesi (come quelli scandinavi) in cui la condizione della donna è complessivamente migliore dovrebbe, comunque, far riflettere.

"La qualità di vita di un bambino dipende dalla salute, dalla sicurezza e dal benessere della madre". afferma Valerio Neri, Direttore generale di Save the Children Italia.  Nel nostro caso, probabilmente, c'è uno sforzo in più da riconoscere alle mamme.

Iil diciannovesimo posto relativo alla condizione femminile, dovrebbe far riflettere innanzitutto le donne stesse, oltre a generare un senso di indistinta (per quanto giusta) indignazione: solo una maggiore presenza femminile nei posti "decisionali" potrebbe portare cambiamenti sostanziali e questo dovremmo impegnarci tutte per favorirlo, con una maggiore disponibilità, con l'impegno diretto, forse senza disdegnare le cosiddette "quote rosa", finché non potremo permetterci di farne a meno, e preferendo, quando ragionevolmente possibile, candidati donna.

Norvegia, Australia, Islanda, Svezia, Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia, Paesi Bassi, Belgio, Germania, i 10 paesi dove madri e figli godono delle migliori condizioni di vita. All’estremo opposto (partendo dal basso): Afghanistan, Niger, Chad, Guinea Bissau, Yemen, Repubblica Democratica del Congo, Mali, Sudan, Eritrea, Guinea Equatoriale, dove donne e bambini sfidano quotidianamente la morte, molte volte soccombendo.

 

Una donna norvegese in media studia per 18 anni e vive fino ad 83, l’82% fa uso di contraccettivi e 1 su 132 perderà un bambino prima che compia 5 anni. In Afghanistan una donna in media studia per 4 anni, vive fino a 44, solo nel 16% dei casi ricorre alla moderna contraccezione, ogni madre afghana ha un’alta probabilità di vedere morire un proprio figlio.

In Niger 1 donna su 7 perde la vita mentre è incinta o durante il parto. In Italia il rischio di morire di parto riguarda 1 donna su 26.000.

 

fonte: Save the children e spunti da noimamme

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