Martedì, 13 Novembre 2012 06:51

L’italia non e’ un paese per donne…

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L’italia non e’ un paese per donne… ce ne eravamo accorte!

Noi mamme lo sappiamo bene che l’Italia non è un paese per donne (e quelle tra noi che hanno figli ormai grandi sanno bene che non è neanche un Paese per giovani), tuttavia sentirsi raccontare questo in numeri è riuscito a sorprendermi …in negativo.

Le riflessioni nascono dalla giornata di lavoro Libere di Scegliere, che si è aperta con la relazione di una sociologa dell’Istat sul tema della donna/madre. Non si può guardare al fenomeno della nascita senza considerare il rapporto della donna con il mondo del lavoro.

Donne e lavoro… mamma mia

Negli anni predenti alla crisi abbiamo assistito ad una grande spinta delle donne, che prima di tutto si è manifestata nel mondo accademico. Così gli anni 2000 si sono aperti con un sorpasso delle donne sugli uomini nel mondo dell’istruzione: sono più donne che uomini ad iscriversi alle università, le donne studiano con maggiore profitto rispetto agli uomini, si laureano di più.

Se tra le donne anziane la maggioranza ha frequentato le scuole elementari, dalle quarantenni in giù le donne sono più titolate degli uomini in termini accademici.

Dal 1995 al 2008 la crescita dell’occupazione femminile risulta costante, pur rimanendo largamente al di sotto del 50% e con l’Italia che si colloca al penultimo posto in Europa (davanti solo a Malta) per occupazione femminile.

Ma il 2008 è l’annus horribilis dell’occupazione per tutti. Assistiamo ad un calo dell’occupazione delle donne (già molto meno della metà  della popolazione occupata) pari al doppio di quella degli uomini. Le indagini sulle ragioni di questo fenomeno mettono in luce che la perdita di posti di lavoro per le donne non è solo legata alla maggiore precarietà dei loro contratti, né alla presenza di donne in settori maggiormente in crisi, la drastica riduzione, rispetto a quella degli uomini appare semplicemente legata al fatto di essere donna. Nel nostro Paese, se sei donna, a parità di condizioni con un uomo, hai una probabilità doppia di perdere il lavoro.

La parte di occupazione femminile in crescita è quella per manodopera non qualificata: badanti, colf. Mentre dal 2009 tracolla la situazione occupazionale delle donne istruite e giovani.

Donne e figli

L’Italia è un Paese che ha smesso di fare figli da tempo. La media è di 1 figlio nelle regioni del nord e 2 nelle regioni del sud che un tempo erano quelle che trainavano il ringiovanimento del paese, oggi invece le regioni a più alto tasso di fecondità risultano essere regioni del nord ad alto tasso di immigrazione, perché le donne immigrate sembra facciano ancora più figli delle italiane, sebbene anche per loro il fenomeno sia in calo.

Per l’istat il coefficiente di equilibrio per un Paese è 2,1. Le Italiane hanno un tasso di figli di 1,4, mentre quelle delle straniere, un tempo a 2,1 oggi è sceso a 2, segno che anche loro si conformano allo stile di un Paese che fa della famiglia il suo vessillo, ma in verità nulla fa per la famiglia.

Il basso tasso di natalità andrà accentuando i problemi di un Paese che invecchia progressivamente.

L’età media della donna al primo figlio è 31,3 anni, cioè quella che la definisce una “primipara attempata” dagli operatori sanitari... non è iscrimine, è che non è esattamente l'età pensata da madre natura per avere il primo figlio...

Si fanno meno figli e se ne fanno di più al di fuori del matrimonio: un quarto dei bambini nati nel 2011 sono nati al di fuori del matrimonio.

“La Famiglia” in Italia è solo retorica politica…

La Famiglia è il baluardo della cultura italiana, l’invocazione costante per ogni politico, in un Paese dove, però, le donne non fanno figli, non possono lavorare, in cui i servizi per la salute riproduttiva delle donne, come i consultori, vengono decimati, e le infrastrutture a sostegno della famiglia sono carenti e non sostenibili economicamente dalle famiglia (nidi, asili, etc).

L’italia è un Paese che presenta un clima sfavorevole alla maternità e alla paternità: l’organizzazione dei tempi e del lavoro disincentivano la genitorialità.

Ricordo quando vivevo a Londra e alle 18.00 tutti i negozi chiudevano e la gente se ne andava dai posti di lavoro. Una mia amica Ceca mi dice: non so come fanno gli Italiani a prendersi cura dei figli se lavorano fino alle 8 di sera… da noi massimo alle 6 di sera la famiglia è tutta riunita a casa.

Noi e i Paesi che funzionano

In Italia c’è un dato statistico stabile da sempre: un quarto delle donne lascia il lavoro con l’arrivo della maternità (una parte significativa di queste sono legate al fenomeno delle dimissioni firmate in bianco e che vengono utilizzate all’arrivo del figlio).

Quando un dato si presenta con questa ricorrenza, indica che esiste un fenomeno strutturale al quale non è stata data risposta.

 Nei Paesi nordici con l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, negli anni ’50, si sono fatti investimenti per ridistribuire il carico di cura delle donne tra: donna / uomo / servizi. Il risultato è stato di avere Paesi in cui la paternità viene vissuta in modo attivo con i figli e in cui sono numerosi i servizi a disposizione della famiglia, in cui la flessibilità degli orari è una realtà… e in cui le cose funzionano molto meglio per tutti.

In Italia le indagini statistiche dicono che il coinvolgimento degli uomini nelle attività di cura della famiglia è aumentato di 15 minuti in 15 anni… da andarne fieri!

La conseguenza di mancanza di servizi, di flessibilità oraria, e di scarsa partecipazione degli uomini alle attività di cura, è un sovraccarico delle donne. D’altra parte da noi la prima, ed ultima, legge a tutela della maternità è del 2000, e per i padri è previsto un congedo obbligatorio per paternità di 3 giorni… come a suggellare che la paternità lo riguarda in modo del tutto incidentale.

E a breve, spariranno le nonne

La nuova riforma pensionistica ha allungato la vita lavorativa delle donne e, a causa del momento di crisi, in Italia si è parallelamente prodotta una contrazione significativa sui servizi sociali e di sostegno agli anziani.

In Italia le nonne sono il vero sistema di welfare sul quale si regge questo Paese: si prendono cura dei nipoti, per le coppie che lavorano, e si prendono cura dei bis-nonni ormai vecchi e malati.

Cosa accadrà ora che le nonne ritardano il momento della pensione, e i servizi sociali per gli anziani vengono meno a causa della contrazione economica? Si ritraggono dunque i servizi sociali per anziani e bambini e si ritraggono le donne di una certa età che lavorano più a lungo. Quanto diventa accessibile il mondo del lavoro per le donne…

Femminicidio: un fenomeno strutturale italiano

Per chiudere il quadro, in Italia abbiamo assistito ad un crollo degli omicidi, dagli anni ’70 ad oggi. Oggi abbiamo 1 omicidio ogni 100.000 decessi… nello stesso periodo è rimasto invariato il numero di femminicidi, cioè di donne uccise per mano di uomini. L’Italia è, in Europa il Paese con il più alto tasso di donne uccise o rese invalide da violenze maschili, un fenomeno che oltre ad apparire strutturale e inaccettbile, a guardarlo cinicamente risulta anche estremamente costoso per la collettività, socialmente ed economicamente. Tutte ottime ragioni per metterlo nell'agenda delle cose da risolvere... in venti anni non è successo nulla. Rimaniamo fiduciosi.

In UK, dove il fenomeno è studiato e rilevato in modo puntuale, hanno stimato che il costo per il NHC (il loro servizio sanitario nazionale) di 1 donna che ha subito violenza è di pari a 125 Eur per ogni contribuente inglese.

In Italia il fatto che questo fenomeno risulti invariato negli ultima 40 anni parla chiaramente dell’assenza di una strategia per risolvere il fenomeno, che necessiterebbe di azioni di formazione, e che coinvolge, in rete, settori diversi, per cambiare una cultura di dominio maschile che da questi e altri dati risulta del tutto evidente.

Il 25 novembre ricordiamo la giornata contro la violenza sulle donne.

di Barbara Siliquini

 

Immagine vassiliki koutsothanasi

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Commenti   

Dora Bianca Sicilia
0 # Dora Bianca Sicilia 2012-11-13 14:56
Bellissimo articolo, molto interessante, mi piacerebbe conoscere anche le fonti poiché sono interessata all'argomento da tempo. Se poteste inviarmi la bibliografia ve ne sarei grata
Dora
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