Venerdì, 08 Febbraio 2013 13:32

Haiti, un Paese da non dimenticare

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Haiti è teatro di continue tragedie che sembrano abbattersi sull'isola a frequenza costante e che non risparmiano la popolazione già povera e dilaniata da avvenimenti nefasti.

Tutti ricordiamo il terribile terremoto che il 12 gennaio 2010 ha portato morte e distruzione. Tutti sappiamo che da quel momento la situazione già precaria è precipitata. L'epidemia di colera che ne è seguita ha ulteriormente peggiorato le cose. Un terzo della popolazione nazionale è stata colpita dal sisma o dal colera e non è stato neppure possibile calcolare le vittime. Un mese dopo il terremoto, i morti sembravano essere 260.000, secondo stime governative. 

 

Dal 2010, gli Stati Uniti presidiano il territorio con circa 10.000 soldati, per garantire la pace. 

Tra il 22 e il 26 ottobre l'uragano Sandy, lo stesso che ha continuato la sua corsa fino a New York, si è abbattuto sul Paese: 19 mila persone evacuate, circa 40 morti e moltissime case crollate. 

L'80% degli haitiani vive in condizione di povertà degradante e il 54% con meno di un dollaro al giorno. E' il Paese più povero dell'emisfero settentrionale. Il tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni, stimato dalla Banca Mondiale, è di 164,8 morti ogni 1.000 bambini.

In questa situazione così difficile da gestire la protezione civile è affiancata da anni da ONG internazionali che operano sul territorio.

Negli anni, ho avuto la fortuna di veder nascere e crescere - seppure a distanza - la missione dei Padri Camilliani: un ospedale pediatrico, un centro nutrizionale, un ambulatorio, una scuola elementare e media, un centro di accoglienza per bambini con disabilità gravi. 

Un progetto che negli anni è cresciuto e che ha portato e porta grandi risultati, tra la sofferenza e il dolore di un popolo che non si arrende, tra la superstizione che porta le mamme ad abbandonare i bambini handicappati, tra la disperazione di chi non crede più in nulla, tra l'orrore di bambini che conoscono solo la fame e mamme che vedono i propri figli morire.

Mi colpisce il sorriso dei missionari e dei volontari che, tornando a casa, raccontano i piccoli-grandi passi avanti e offrono uno spaccato di una realtà che sembra fantascienza a noi che diamo per scontato tutto ciò che abbiamo. E invece questa è la vita per le persone che hanno solo avuto la sfortuna di nascere nel posto sbagliato.

 

Di Cristiana Calilli

Cento per cento Mamma

 

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