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Lunedì, 14 Giugno 2010 13:16

Congedo: e un papà conosce suo figlio

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Discusse alla camera alcune modifiche al testo unico del dl n. 151 del 2001, riguardanti il congedo di maternità, paternità per la nascita di un figlio.

Tra le modifiche proposte, supportate in modo bi-partisan, ecco quelle più interessanti:

- la proposta per i padri di un congedo di 4 giorni dopo il parto, obbligatorio e pagato al 100%,

 

- la possibilità, sempre per i padri, di avere altri 10-15 giorni pagati all’80%;

 

- l’indennità di retribuzione, nei mesi di congedo per gravidanza, pagati al 100% e non all’80% come ora avviene.

- Si istituisce un congedo parentale “orizzontale” condiviso e con la possibile alternanza dei genitori.

 

Era ora, visto che oggi un dipendente che si sposa ha diritto a 15 giorni di ferie, ma quando nasce un figlio rischia di non avere neanche il permesso per vederlo nascere o nelle prime ore di vita!

Queste misure nascono per via della consapevolezza che stiamo diventando un paese di ultraottantenni, con pochi giovani. Il che presenta un grosso problema: per generare denaro per pagare i servizi, l'assistenza sanitaria (sempre piu' costosa se siamo piu' anziani che giovani), le pensioni, etc., nonchè trainare l'economia e' indispensabile avere una vasta base di giovani, in grado di lavorare e produrre ricchezza per tutti. Se no il sistema collassa.

Ciò che il Parlamento italiano discute in questi giorni ci mostra che, in maniera bipartisan, il problema è sentito ed è reale. In pratica “timidamente”, (nel senso che se anche sono davvero importanti i temi e le proposte in discussione, bisognerà fare molto di più e in fretta) anche noi italiani, come già altri in Europa, ci rendiamo conto che con un tasso di natalità così basso andiamo verso una situazione sociale e economica non sostenibile nel tempo.

Ciò diventerà fortemente evidente a partire dal 2020. Da allora il numero degli ultrasessantenni supererà di molto quello delle fasce dei più giovani e specie diminuirà sostanzialmente la percentuale della popolazione in età lavorativa cioè di coloro che col loro lavoro, oltre a sostenere l’economia, in un patto di solidarietà generazionale sostengono il sistema pensionistico.

Chissà se l'ottica economica e monetaria del problema non ci consenta, finalmente, di dare la giusta dignità e importanza al fatto di fare (o adottare) un figlio, prendersene cura adeguatamente, e poter contare su una società che apprezza e rispetta questo valore, dando spazio alle madri nel mondo del lavoro con atteggiamenti e servizi che valorizzino il loro vitale apporto al mondo che produce.

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