Adattare il bambino alla casa o viceversa?

Come cambiare la casa quando arriva un bambino.

Il rapporto che noi adulti abbiamo con la nostra casa può influenzare persino l’educazione dei nostri figli (se in maniera positiva o negativa, sta a ciascuno di noi stabilirlo).
Ogni coppia dà connotati diversi alla propria abitazione a seconda di come vuole che sia o che appaia. L’abitazione può essere: formale, informale, di rappresentanza, espositiva, tecnologica e così via, secondo la personalità di chi vi abita.
                       
Ma, oltre ad esprimere la nostra personalità, l’abitazione deve soddisfare alcune esigenze: da quelle essenziali per la vita, quali cibarsi, lavarsi, riposarsi, o addirittura lavorare, fino a quelle secondarie ma non meno importanti come leggere, ascoltare musica, coltivare interessi, ospitare persone, ecc.

Alcuni anni fa lessi un libro che illustrava alcune soluzioni per rendere l’ambiente domestico più facile da utilizzare da parte dei bambini; da questo testo cito la seguente frase:
“Quando in casa arriva un figlio, insieme con la gioia e l’entusiasmo sorge il quesito: come far posto all’ospite tanto atteso, soprattutto nei piccoli appartamenti di oggi, per star bene tutti insieme?”.
Non entro in merito alla volontarietà degli autori, ma sono convinto che collegare la nascita di un figlio all’arrivo di un’ospite è emblematico del come concepiamo nostro figlio/a relativamente all’uso della casa.

E’ estremamente difficile dare ai nostri figli il ruolo di nuovi proprietari di quella che, fino al giorno prima, era in maniera esclusiva “casa nostra”.
Chi accogliamo dunque in casa nostra quando nasce il nostro bambino o la nostra bambina?

  • L’Ospite: colui che può usare la sua stanza, può persino lavarsi e mangiare ma sempre secondo i canoni dettati dalla casa.
  • Il Comproprietario: colui che può pretendere di usare, cambiare e modificare la concezione dell’abitazione a secondo delle sue e altrui esigenze.

Assegnare a nostro figlio il ruolo di comproprietario, che insieme ai “suoi soci” genitori dispone, modifica e trasforma gli spazi abitativi, anziché quello di ospite significa rimettere in discussione usi, consuetudini e aspettative che sicuramente non coincidono con le esigenze di nostro figlio.

Significa cioè mettersi in discussione e scendere a patti col nuovo comproprietario.

Come percepisce la casa un bambino?

  • La casa come luogo di sicurezza:
    proviamo a guardare al mondo animale e osserviamo le esigenze primarie di un cucciolo appena nato. Quello della sicurezza è insieme con quello dell’alimentazione, l’aspetto collegato alla sopravvivenza. Partendo dal presupposto che gli istinti primordiali sono ancora radicati nel nascituro così come sopiti in noi adulti, la casa rappresenta per il neonato la medesima cosa che la tana rappresenta per il cucciolo: il riparo, il conforto, la sicurezza, la tranquillità.
    In altre parole è il luogo che, per la presenza dei genitori, fa sentire al sicuro da ogni eventuale pericolo i nostri figli. Il bambino col tempo assocerà la propria abitazione alla presenza dei genitori.

  • La casa come luogo dell'esplorazione:
    crescendo, nostro figlio, imparerà a conoscere il mondo attraverso l’esperienza conoscitiva maturata nel luogo più riconoscibile per lui, il luogo che “sa” di mamma e papà.

  • La casa come luogo di conquiste:
    imparerà a gattonare, arrampicarsi, conquistare vette e traguardi fino al giorno prima per lui impensabili da raggiungere. Conoscerà il sapore della propria tana leccando gambe delle sedie del soggiorno piuttosto che i cuscini del divano. Scoprirà mondi affascinanti da conquistare in ogni cassetto che gli sarà permesso di aprire.

  • La casa come luogo d’indipendenza:
    crescendo un giorno imparerà a camminare conquistando spazi con la sicurezza di chi sta “ritto” in piedi, si ergerà sulle sedie per “appropriarsi” del lavabo per lavarsi, dello sportello dei biscotti per cibarsi, delle ante dell’armadio per vestirsi.

  • La casa come luogo dell’apprendimento:
    in casa imparerà a prendere, spostare, lanciare oggetti, ad ascoltare, a suonare, a disegnare, ad impastare, a pulire. Imparerà le proprie possibilità ma anche i propri limiti. Scoprirà quale meraviglioso arcano c’è dietro il funzionamento della lavatrice piuttosto che del frullatore.

  • La casa come luogo delle relazioni:
    qui, più che altrove, capirà come relazionare con il mondo circostante. Qui cercherà di esprimere le proprie insoddisfazioni, le proprie esigenze, i propri desideri. Qui, sarebbe opportuno che iniziasse a interagire con altre persone che non sono i propri genitori, scoprirà le esigenze altrui, imparerà a convivere.

Cari genitori siete disposti a modificare casa? Nei prossimi articoli approfondiremo tutti quegli aspetti riguardanti la salute delle nostre abitazioni e di conseguenza della salute nostra e dei nostri figli.

 

di Arch. Francesco De Gaetano

 

Immagine: happy young father, mother on shutterstock

Francesco De Gaetano

Architetto, Consulente tecnico specializzato in bioarchitettura, Docente di Tecnologia presso il CPIA2 di Torino.
Papà di tre figli

Contatti: arch.francescodegaetano@gmail.com

www.facebook.com/ciccio.degaetano.arch

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Commenti   

nuccia
0 # nuccia 2016-03-14 11:14
Ok la casa luogo pensato per le relazioni e dunque per gli apprendimenti ...
chissà forse anche le scuole dovrebbero esserlo
nuccia
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
bs GenitoriChannel
0 # bs GenitoriChannel 2016-03-14 13:34
In effetti Nuccia, credo che molte scuole si pongano quell'obiettivo , soprattutto gli asili e le materne. Ma sarebbe bello avere le scuole concepite dagli architetti per soddisfare le esigenze dei bambini e dei ragazzi
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione

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