Venerdì, 11 Febbraio 2011 14:24

Boicottaggi, marketing e dialogo

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di Barbara Siliquini

Questa settimana Genitori Channel mi ha fatto un regalo, uno dei tanti che questa avventura mi sta portando da che è partita.
Non sono doni "materiali" quelli di cui parlo, questa volta il dono consiste in un'opportunità, ci da' l'occasione reale di fare ciò che riteniamo essere la nostra missione: aiutare i genitori (quindi noi per primi) a crescere tentando di trattare con rispetto il mondo che ci ospita.

Il casus è il rilancio che abbiamo fatto su facebook del video "Internet cosa?: i pro e i contro", un video realizzato all'interno di un progetto di comunicazione di Nestlé (Nesquick) in cui un bambino di 12 anni e suo padre (i nostri amici di Farmacia Serra di Genova) spiegano internet ai più' giovani e ai loro genitori.

Nestlè è una multinazionale grossa e nota a tutti. Come spesso accade per le aziende molto ricche, vista sotto la lente dell'etica ha le sue pecche, in particolare è un'azienda produttrice di latte artificiale che spesso adotta in questo comportamenti scorretti, ma non solo…

Genitori Channel è nata con l'idea di avere un taglio editoriale chiaro, quello guidato dal criterio del rispetto e dell'etica. Dare visibilità a questa azione di marketing ha suscitato molte reazione, in particolare reazioni di indignazione perché "si sa" Nestlè è una multinazionale oggetto di boicottaggio da parte di  gruppi di consumatori molto attenti in molte parti del mondo…

Nello staff di GC, nonostante sia un gruppo piccolo, esistono sensibilità diverse e formazioni diverse, questo si manifesta sempre come una ricchezza: impone spesso confronti, a volte più accesi o spinosi, che ci consentono, alla fine, di farci domande che fino a quel momento non ci eravamo fatte e quindi metterci alla ricerca delle risposte personali da calare nelle nostre vite.
Questo è un valore che proviamo a portare sempre dentro Genitori Channel. L'episodio legato a Nestlè, i commenti delle nostre lettrici e l'articolo di Anita sul Bambino Naturale, mi portano a due riflessioni, che sono, per me, le due opportunità che questa "bagarre" ha prodotto:

1."Dobbiamo ricordare che esiste un boicottaggio internazionale contro la Nestlé? Ne conosciamo le motivazioni? Siamo al corrente che la multinazionale svizzera è una delle principali produttrici mondiali di latte in polvere?" dice Anita dal Leone Verde.
Si, è la mia risposta, dobbiamo ricordarlo, no, non è detto che ne siamo al corrente. Questa informazione non è affatto scontata o nota.
Quando ho letto i commenti su FB mi sono chiesta cosa ne sapevo io di Nestlè e dei loro comportamenti "nefandi". Solo di recente ho visto un video sugli effetti devastanti prodotti da comportamenti sconsiderati di molte aziende produttrici di latte artificiale nei mercati in via di sviluppo. Lì la comunicazione dei produttori è direttamente responsabile di migliaia di morti atroci di bambini piccolissimi. Ho firmato una petizione contro l'uso di un olio che stava distruggendo delle foreste, ho pubblicato in settimana un articolo sulla lobby che tentano di legalizzare comunicazioni fuorvianti sul latte artificiale. Tuttavia se la domanda fosse giunta 2 mesi fa non avrei saputo rispondere granché e, quando ieri ho letto una bozza di articolo scritto da Luisa, persona attiva contro gli abusi delle multinazionali, che spero verremo autorizzati a pubblicare, ho scoperto molto di più.

Dunque la prima cosa che possiamo fare è portare alla luce le cose che non tutti conoscono e che senz'altro è opportuno che siano parte del nostro bagaglio di informazioni, perché questo agiti in noi delle domande, a volte scomode, che consentano di renderci vigili e consapevoli nelle scelte assolutamente personali che ognuno di noi deciderà di compiere.
"Sapere" produrrà in alcuni di noi la scelta di voler approfondire: chi produce cosa e come, per tenersi alla larga da certi prodotti quando si fa la spesa; per altri di noi alzerà il livello di attenzione e consapevolezza senza modificare di molto comportamenti quotidiani.
Ognuno ha il suo percorso e i suoi tempi… questa mia accettazione, non passiva (se no non dedicherei tempo e risorse a questo progetto di GC come ad altri) è per me una grande conquista personale, frutto di un percorso che alla fine mi ha portato a capire che ognuno di noi va accolto e rispettato nelle proprie scelte (inclusa quella di lavorare ad un progetto "del nemico" come nel caso di specie). Rimane ferma la nostra responsabilità sulle nostre personali scelte e decisioni.

2. E proprio questo mi porta al secondo punto, alla seconda opportunità di trarre del positivo. Noi abbiamo dato spazio ad un'iniziativa di una grossa multinazionale con la fedina non del tutto pulita. E' un'assoluzione? No, non c'e' assoluzione. Metteremo sotto la lente di ingrandimento le azioni di Nestlè, e cercheremo di farlo anche per altri.
Qual è l'obiettivo del boicottaggio? Far fallire la Nestlé, la Barilla, la Unilever, etc., oppure fare in modo che le multinazionali modifichino i loro comportamenti e smettano di danneggiare l'umanità? Se l'obiettivo è questo secondo (più nobile e più importante e anche più raggiungibile) allora al boicottaggio e alla denuncia deve seguire un'apertura: se tu cambi, io cambio.
Noi pensiamo che sia importante condannare il male ma anche cogliere "l'utile" dove c'è. E siamo convinti che sia questo il modo per cambiare, piano piano le cose: far percepire anche alle multinazionali che apprezziamo quello che è buono e giusto e può migliorarci la vita e non tolleriamo invece i comportamenti non etici. Preferire il dialogo, la messa in discussione alla censura. Questo è lo spirito con cui pensiamo sia giusto muoversi.
Perché non fosse pubblicità occulta (caso mai gratuita, nel nostro caso!) abbiamo voluto esplicitare che fosse un'azione di marketing di Nestlè. E a fronte dei commenti sorti Nestlè ci ha scritto rendendosi disponibile ad un confronto. Se davvero lo saranno, questa sarà una reale occasione di cambiamento delle cose, di confronto, con le persone vere, non con un'entità astratta, un'opportunità per noi e per loro di cambiare le cose in meglio. Non è detto che ciò avvenga davvero (un cambiamento), ma di sicuro il confronto duro ingeneratosi è più che non un'azione silenziosa di boicottaggio e i commenti e gli editoriali che sono seguiti sono una grande occasione di diffusione di consapevolezza.

"Ogni volta che un'azienda fa qualcosa di utile e qualcuno la critica "tanto è solo marketing" fa perdere un'opportunità a tutti, l'opportunità cioè di avere meno pubblicità tradizionale e più valore sociale. Io difendo il diritto di un'azienda di fare qualcosa di buono per vendere di più, approccio che viene messo sotto accusa perché si dà sempre per scontato che se un'azienda fa qualcosa per scopi di marketing ci sia sotto qualcosa di losco. A volte c'è, a volte no: valutare nel merito è un dovere, criticare a priori rimane un diritto, ma un diritto che comporta il rischio crescente che domani un'azienda si dica "chi me lo fa fare" e decida di continuare a comprare spazi pubblicitari e basta." Queste sono parole di Mafe De Baggis, esperta di comunicazione e marketing che ci sono apparse davvero adatte e un buon concetto.

Ha ragione Anita a concludere con uno "Stiamo in guardia", questo va sempre fatto e il contributo suo, nostro e di chi ha letto e commentato va in quella direzione.
Tuttavia lo sforzo che cerchiamo di fare ogni volta, specie quando ci troviamo su posizioni diverse, è l'esercizio di accogliere la diversa posizione e, se è possibile, metterci in dialogo. Proviamo a farlo questa volta coinvolgendo, se acconsentiranno davvero, Nestlè e un rappresentante di RIBN, la Rete Internazionale Boicottaggio Nestlè, proviamo a proporre delle alternative di comportamento, forse nulla cambierà, o forse sì intanto, anche grazie a questo confronto, la prossima volta che ciascuno vedrà, in qualunque posto e in qualunque forma, replicato un logo Nestlé saprà dove collocarlo nella propria scala etica.

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