Giovedì, 08 Marzo 2012 07:33

L'8 marzo, festa della donna... dalle statistiche non si direbbe!

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Eccoci arrivati ad una nuova festa della donna, trionfo di mimose... le adoro, con quella loro leggerezza, quel profumo intenso e la forma perfetta di un piccolo sole, un vero annuncio di primavera... Quindi per me, va bene, qualsiasi occasione è gradita se ricevo un bel mazzo di mimose, certo se devo dire Buona Festa della Donna, i numeri dicono che c'è ben poco da festeggiare... 

Le donne sono più brave negli studi, si laureano in meno tempo (fonte rapporto Almalaurea2012), eppure subito dopo la laurea trovano impiego il 61% degli uomini e il 54% delle donne (-7%). Gli uomini possono contare più delle colleghe su un lavoro stabile (37% contro il 31%) e guadagnano quasi il 30% in più delle loro colleghe (1.231 euro contro 956)!

A tre anni dalla laurea le differenze di genere si confermano significative e pari a 7 punti percentuali: lavorano 71 donne e 78 uomini su cento. Anche a tre anni dal conseguimento del titolo il lavoro stabile è prerogativa tutta maschile: può contare su un posto sicuro, infatti, il 66% degli occupati e il 49% delle occupate... rimane il divario sullo stipendio vicino al 30%.

Dalla documentazione AlmaLaurea emerge, dunque, che “le laureate trovano occupazione con minore facilità e, quando la trovano, nella generalità dei casi si tratta di un’occupazione più instabile e precaria, associata ad un minor guadagno. A distanza di anni dal conseguimento del titolo, le differenze si acutizzano”. Secondo gli studiosi che hanno condotto l'indagine, analizzando i dati appare evidente che le spiegazioni di questo fenomeno (che persiste anche a parità di tipo di formazione uomo/donna e anche in assenza di figli) sono riconducibili ad una più generale “disuguaglianza di genere”, radicata nella cultura e nella struttura socio-istituzionale del Paese, non spiegabile con altre ragioni oggettive, che si traduce in una marcata asimmetria tra uomini e donne nella divisione tra lavoro retribuito e non retribuito”.

 

Qualche giorno fa sono stata ospite del Comune di Cernusco, molto attivo e vivace, dove è stato organizzato un ciclo di conferenze su temi di interesse legati al mondo delle donne. In relazione al lavoro, la prof. Lia Lombardi (sociologa Università Milano), al termine di uno studio condotto sul territorio cernuschese, rilevava un dato replicabile un po' ovunque in Italia: le attività di cura della casa e della famiglia vengono svolte dalle donne nel 91% dei casi.... niente di nuovo... ma non è questo che sbigottisce? Anche alla luce del fatto che le differenze occupazionali non sono, per fortuna altrettanto marcate.

 

Per non citare il tema della violenza, che ancora oggi nel nostro paese assume dimensioni preoccupanti: 4500 le donne che hanno denunciato aggressioni, stupri, molestie e maltrattamenti. Più di cento quelle che sono rimaste uccise. È la cronaca di un anno, ma niente più che la punta di un iceberg. Il numero reale delle vittime è agghiacciante: un milione e centocinquantamila donne maltrattate, picchiate, violentate o uccise (fonte: Amorosi Assassini). Sembra che le donne uccise dal partner siano più dei morti per delitti di mafia... E tra l'altro... basta organizzarsi bene per far secca la moglie e pagare molto meno che con il divorzio, QUI potete trovare gli approfondimenti!

 

Eppure le donne sono veramente in gamba, gli studiosi di economia ci dicono che le donne sono molto più capaci di combattere la povertà degli uomini, sono molto più tenaci e capaci. Ed infatti, grazie ad una gestione oculata e meno rischiosa, il tasso di prestiti non ripagati da donne è solo dell'1.3%, mentre nel caso degli uomini questo numero è più alto di oltre 10 volte, il 15%.
Quando sono le donne a gestire la cassa, un aumento del 100% del volume di prestiti si trasforma in una crescita dell'1% delle spese famigliari per cibo, e del 5% nelle spese non relative al cibo. Nel caso il prestito sia gestito da uomini, si registra un aumento del 2% nelle spese per il cibo, e nessun altro tipo di crescita di consumo negli altri settori. (fonte tzetze)

 

Insomma, ovuque si guardi la condizione femminile ancora lascia davvero tanto perplessi, quando poi la donna è anche madre, è come se ad infermità aggiungesse handicap...

 

In questo Paese, ormai vecchio e lento a cogliere opportunità e segnali, credo che ci toccherà festeggiare l'8 marzo ancora per moltissimi anni, perché ridurre questo divario, misura dell'arretratezza italica, non appare certo alla portata del nostro ritmo.... 

di Barbara Siliquini



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