Giovedì, 15 Settembre 2011 06:30

Professori e ripresa scolastica

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I professori il primo giorno di ripresa scolastica sono emozionati sia per la conoscenza di nuovi alunni che per l’incontro di classi già avviate, ma tali sentimenti (di timidezza, vanità etc..) vengono nascosti perché non in linea con il loro ruolo.

I professori sono “umani” assorbiti dalle loro inconfessabili paure o travolti dalle loro quotidiane difficoltà. Potranno trovare lecito mostrare alcuni sentimenti: come quello della rabbia in risposta a situazioni di classe che vanno ricondotte all’ordine, oppure il rivelare tristezza per eventi di perdita. Al contrario verranno banditi dall’essere comunicati altri sentimenti che non si inquadrano nella cornice dell’educazione.

I professori si specchiano nelle emozioni dei loro alunni e per un gioco di “riflessi” risponderanno in modo corrispondente al sentimento a loro proiettato. Questo accade nella scuola così come nel normale vivere quotidiano: se un alunno apparirà entusiasta della lezione, l’insegnante, gratificata nel suo impegno, sarà più propensa verso quell’alunno.

 

Stessa dinamica anche con gli altri protagonisti della scuola: i genitori. Se gli insegnanti si imbatteranno con genitori che non hanno stima nè fiducia nell’operato dell’insegnante questo sarà sfuggente e poco collaborativo.

Vorrei precisare che le emozioni non passano solo attraverso quello che esprimiamo (i contenuti del discorso), ma spesso e soprattutto sfuggono e si rivelano attraverso i gesti, la mimica facciale, il tono della voce e la postura. Ricordo di un genitore con una mimica facciale sempre ingrugnita che si lamentava dell’atteggiamento scostante e cupo dei professori del figlio; con una maggiore consapevolezza per l’emozione sottostante e modificando tale atteggiamento, si accorse di non respingere più né i professori nè tutti gli altri.

Non bisogna sottovalutare l’effetto pigmalione che condiziona fortemente  il rendimento dell’alunno: se un professore ripone delle aspettative nell’alunno, lavorerà in tal senso. Per tanto il risultato dell’apprendimento non dipenderà solo da un fattore interno all’alunno, ma soprattutto dalle aspettative che gli altri hanno riposto in lui.

 

Dott.ssa Luisa Marchionni

Psicologa, Specialista in Psicodiagnostica, Docente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. 
Le aree di intervento sono rivolte prevalentemente all’infanzia e all’adolescenza, con  riguardo al contesto familiare e alla riabilitazione psichiatrica.
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Potete comunicare con Luisa Marchionni attraverso il nostro forum sugli adolescenti

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Commenti   

Alberto
+1 # Alberto 2011-12-02 11:16
Il ruolo dei professori è molto particolare. L'interazione studente docente potrebbe condizionare in maniera determinate le scelte future degli studenti. Ricordo che moltissimi anni fa, giovane studente alle scuole medie, avevo un aprofessoressa di matematica con la quale non riuscivo ad andare d'accordo. Ne conseguiva che in matematica andavo male anzi malissimo, nonostante i miei sforzi. Un giorno l'insegnante cambiò, miracolo. La nuova insegnante aveva modalità di insegnamento e di relazione con gli studenti completamente diversi. I miei voti cambiarono totalmente ed anche le mie scelte future. Oggi non sono diventato un matematico ma questa materia continua sempre ad affascinarmi.
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