Giovedì, 20 Ottobre 2011 13:17

Alleggeriamo la cartella dei nostri figli

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Le riflessioni di un coach familiare su come affrontare le piccole difficoltà scolastiche dei nostri figli...

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A meno di un mese dal suono della prima campanella già si sentono le prime preoccupazioni di molti genitori sulla scuola. Le perplessità, e molto spesso le lamentele, spaziano dalla quantità e difficoltà dei compiti, alla pesantezza delle cartelle, agli atteggiamenti dei compagni di classe oppure ai metodi o agli argomenti oggetto di insegnamento.

“Mia nipote che va ad un’altra scuola fa delle cose diverse”... “la maestra risponde sempre male”... “la mamma di Tizio mi ha raccontato che...” “il Professore di matematica non è largo di voti”...Spesso molte di queste preoccupazioni non nascono nemmeno dalla nostra esperienza diretta, a volte sono discorsi riportati da altri genitori, commenti distratti oppure imprecisi dei bambini oppure si tratta di aspettative.

 

Senza voler sminuire ne minimizzare episodi gravi oppure eclatanti, in tutti gli altri casi mi chiedo: quanta di questa preoccupazione è fondata? E soprattutto quanto è utile per i figli?

Come genitori siamo naturalmente portati a trovare la soluzione a tutti i problemi dei nostri figli. A volte la tentazione di “sostituirci” a loro nei compiti oppure nel rapporto con insegnanti e compagni di classe è davvero forte. “Per mio figlio desidero il meglio!”... aspirazione legittima che spesso ci porta a illuderci di poter creare un ambiente ovattato nel quale i figli possano muoversi senza nessun tipo di ostacolo e conflitto. Dimenticandoci che per diventare autonomi nella vita spesso è necessario cadere, farsi male e trovare le risorse per rialzarsi.

Un problema apparentemente più difficile, dei compiti in più, compagni di classe portatori di esperienze e di educazione “diverse” da quelle familiari possono infatti costituire una “palestra” nella quale i nostri figli possono accrescere e sviluppare la loro autonomia.
Come diceva Virginia Satir (psicoterapeuta familiare): “La vita non è quella che dovrebbe essere. La vita è quella che è. È il modo in cui l’affronti che fa la differenza”.
E se siamo sempre pronti ad affrontarla al loro posto come faranno in quelle situazioni dove non potremo sostituirci a loro?

Come genitori spesso è necessario fare un passo indietro e riconoscere quanti di questi problemi appartengono a noi piuttosto che ai nostri bambini. Spesso siamo noi a sollevare le questioni e a proiettare le nostre ansie e paure su di loro. In questi casi è necessario tranquillizzarci e guardare la questione in modo distaccato, magari confrontandoci e sentendo il parere di altri genitori o degli insegnanti evitando di coinvolgere in prima battuta i bambini.
E se davvero il problema appartiene a loro partiamo dal presupposto che i figli hanno una loro  saggezza e che sono in grado di trovare una soluzione autonoma ai loro piccoli o grandi problemi. Il nostro compito è quello di ascoltarli con attenzione, comprendere il loro punto di vista e aiutarli nella ricerca di una soluzione. E soprattutto rassicurarli: dire sempre loro che possono farcela e che, per ogni necessità possono contare su di noi.

 

 

Elena Tagliaferri è Licensed NLP Coach e Master Practitioner in Programmazione Neurolinguistica certificata dalla Society of NLP di Richard Bandler. Come coach affianca i genitori nel migliorare il proprio modo di comunicare e di approcciare i piccoli e grandi temi connessi alla crescita dei figli, tagliando via stress e sensi di colpa. E’ autrice dell’ebook “Sponsor di tuo figlio”, per crescere tuo figlio partendo da te, dalle parole ai comportamenti, dai valori alle regole. Il suo sito internet è www.coachfirenze.it

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    La Comunicazione NonViolenta (chiamata anche CNV o comunicazione empatica) è un processo di comunicazione assertiva sviluppato da Marshall Rosemberg a partire dagli anni '60 e  ci aiuta a esprimere il nostro sentire sospendendo il giudizio su di sè e sugli altri. Anche nella comunicazione con i nostri figli, piccoli o grandi che siano, possiamo mettere in pratica piccoli o grandi cambiamente che miglioreranno la relazione con loro .

    In questo articolo Luana De Falco, Mediatrice Relazionale e Studiosa e divulgatrice di Comunicazione Empatica/ NonViolenta, ci introduce a questo argomento portandoci anche qualche esempio pratico.

    Se vi interessa l'argomento, il 26 e 27 Maggio Luana sarà vicino a Torino con Maria Grazia Lia per un corso dedicato a "Homeschooling e comunicazione empatica", tutte le informazioni a fine articolo.

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    Nel suo libro….”Le parole sono finestre (oppure muri)”, Marshall Rosenberg scrive:“ La CNV (Comunicazione NonViolenta) è un linguaggio di processo che scoraggia le generalizzazioni statiche….”.

    Ho voglia di dirvi tantissime cose sulla CNV, oggi ho pensato di condividere con voi questo passaggio, che ci parla di quanto la staticità nel pensiero e nel lessico, bloccano la possibilità di incontrarci. 

    Cos'è la CNV?

    Quando diciamo sei così, è giusto questo o quello, devi fare la tal cosa, non ci si comporta in questo modo, …. velocissimamente ci pietrifichiamo in una posizione (statica) e in questa staticità non c’è più spazio per un dialogo fluido, curioso, creativo.
    Quello che ci propone la Comunicazione NonViolenta è di appropriarci di un linguaggio in cui parliamo di come ci sentiamo noi, in relazione a quello che accade e portare la nostra curiosità per cosa prova l’altro.

    Usciamo dalla staticità dei luoghi comuni, di definizioni generiche, di convinzioni culturali e sociali, per parlare di cosa proviamo ed ha valore per noi, proprio in quel momento ed interessarci all’altro per quello che è vivo in lui.

    Mettiamo in scena una danza, un dialogo ricco di scambi, in cui non sentiamo più il bisogno di dimostrare, attaccare o difenderci ma spiccano la voglia di farci conoscere e la curiosità di conoscere.
    Ogni volta che appiccichiamo un etichetta o diamo un giudizio su qualcuno: “Sei pigro e svogliato” (o sei geniale) … o facciamo una profezia: “Non combinerai mai nulla, se continui così!” ci fissiamo in una posizione di distanza con altro, rigidità, a volte ostilità e risentimento, forse impotenza e rassegnazione e dall’altra parte potremmo incontrare vergogna, senso di colpa o rabbia e insofferenza… tutto questo ci allontana, non ci permette di vederci ed ascoltarci, potrebbe creare dei muri molto faticosi da tirar giù o oltrepassare.



     

    Cosa succede quando usiamo la CNV

    Quando ci liberiamo di questi macigni “culturali” e “abituali”, per sperimentare un linguaggio (Rosenberg… sostiene) “Naturale”, in cui parliamo delle nostre sensazioni e bisogni e ci incuriosiamo ai quelli dell’altro..

    “Sono un po’ preoccupata e inquieta nel vedere che non finisci la tua relazione, vorrei sentirmi tranquilla che ti stai prendendo cura dei tuoi progetti”

    ...e facciamo delle richieste chiare...

    “ti andrebbe di dirmi come ti senti a riguardo?”

    ...entriamo in un linguaggio che incoraggia lo scambio, l’apertura e l’incontro alla ricerca di soluzioni condivise.

    Quando impostiamo un linguaggio di questo tipo con i nostri figli, quello che si sviluppa è il desiderio di contribuire al benessere reciproco, poiché, invece di insegnare com’è “bene” comportarsi, a livello intellettuale…. accompagniamo i bambini nella scoperta di quanto e piacevole quando le nostre azioni contribuiscono a rendere la vita, nostra e altrui, più bella (meravigliosa).

    Questo lo facciamo affiancandoli con l’osservazione, notando insieme a loro quali sentimenti ed emozioni provano in relazione al loro agire e porgendogli i nostri con delicatezza.

     

    Un esempio di Comunicazione empatica

    Invece di dire:

    “Bravo, sei proprio un bravo bambino, è così che ci si comporta!”

    portandogli una valutazione dall’esterno, gli potremmo dire:

    “ ho visto che è spuntato un grande sorriso sulla tua bocca, quando hai sollevato Giacomo da terra e lui ti ha ringraziato ed abbracciato”

    Ci riferiamo a quello che è successo specificatamente e poi lo accompagnamo nell’esplorazione…

    “com’è stato per te?"

    …e gli potremmo anche parlare di noi..

    “io mi sono emozionata, ho provato gioia e leggerezza, mi piace quando vedo che vi sostenete tra di voi”

    .. e potremmo anche esprimere la nostra gratitudine e spiegare il perché..

    “grazie per questo tuo gesto, mi sento al sicuro e nella collaborazione quando ci penso”.

    Che ne dite? … Sì lo so, può sembrare complicato!… quello che ho scoperto io e che è una specie di droga, quando sto in questa qualità di dialogo, quando ci riesco… liberandomi da zavorre, convinzioni e smania di insegnamento e sto semplicemente lì, in quello che c’è in me e nell’altro, con tenerezza, stupore e gratitudine…. questo Nettare è talmente Buono ( Come dice il mio caro amico Eduardo Montoya) che non vedi l’ora di assaggiarne ancora un po’.



     

    Corso Homeschooling e comunicazione empatica, Pino Torinese (To), 26 e 27 Maggio 2018

    L'homeschooling è una strada possibile per la vostra famiglia?
    Per partire con consapevolezza e con le informazioni efficaci. Maria Grazia Lia e Luana De Falco, due mamme homeschoolers, conduranno questo intenso fine settimana attraverso testimonianze, decreti legislativi, vari stili e approcci, verso quella che potrà essere la strada percorribile della vostra famiglia.
    Inoltre verranno condivisi gli strumenti per una comunicazione che arriva dal cuore.

    Per tutte le informazioni consultate l'evento su Facebook

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    di Luana De Falco
    Studiosa e divulgatrice di Comunicazione Empatica/ NonViolenta
    Mediatrice Relazionale

     

    Credit immagine principale: Side view of handsome father...stock photo di George Rudy su Shutterstock

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