Giovedì, 30 Giugno 2011 07:14

Insegnanti che rendono i ragazzi... maestri di vita

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Che musica quando la scuola funziona e i nostri ragazzi si fanno… maestri di vita.

Questa lettera è la cronaca di un viaggio attraverso l’universo dei nostri ragazzi che in poche centinaia di metri dentro Acqui Terme mi ha portato lontano, verso nuovi orizzonti e nuove consapevolezze: che bel viaggio!

 

Tutto inizia il giorno del primo saggio di clarinetto di Jacopo (sono mamma di Jacopo, 12 anni 1° media alla scuola G. Bella di Acqui Terme): quante lacrime per noi mamme e nonne.


Forse avete già letto la mia lettera di ringraziamento ai maestri che con dedizione pura istillano nei ragazzi la passione per la musica (articolo "Che musica quando la scuola funziona"). Una breve testimonianza per dire che ci sono ancora persone a cui essere riconoscenti: e questo pensiero mi ha scaldato il cuore. E spero che lo scaldi anche a voi, leggendo questa mia breve cronaca.

 

Pensavo che le emozioni fossero finite, o almeno arrivate al culmine quel giorno, ma mi sbagliavo: mai mettere limiti alla potenza dell’amore e della passione.
Arriva il fatidico giorno del saggio dell’orchestra e del coro, entrambi mercoledì 8 giugno: una data che ricorderò per un bel pezzo.

Alle 18 inizia il concerto dell’orchestra presso Palazzo Robellini. La sala è piccola per contenere tutti i ragazzi che suonano e tutte le persone che sono accorse a vedere questi artisti in erba.
Arrivo in ritardo (5 minuti come al solito) e mi devo stipare in fondo alla sala, tra mia mamma e mia suocera (2 nonne orgogliosissime ed elegantissime).

I ragazzi e questo maestro gentile e sempre sorridente ci conducono con i loro strumenti attraverso brani bellissimi: Mozart, Inno alla Gioia, De Andrè e ‘Ma se ghe pensu’…
Mia suocera distribuisce copiosa fazzoletti di carta a tutti i vicini (anche a me!!! Che piangono come una fontana, è pur sempre mio figlio!!!) e la sento chiacchierare con la signora che ha di fianco “tenga il fazzoletto signora: mio nipote suona il clarinetto, è quello con gli occhiali .. e il suo?” “ Io non ho nipoti nell’orchestra… Ma suonano così bene…”. Già piangevo per l’emozione di vedere lì mio figlio e per la musica che ci accarezzava il cuore, dopo questa frase sembro una fontana e mi vergogno un po’: potenza della musica, di questi ragazzi strepitosi e di questi professori fantastici.

La rappresentazione finisce, applausi a scena aperta: guardo quel gentile signore che è il professor Repetto e quella elegante signora bionda che è la Professoressa Parodi e capisco: la loro vera passione non è la musica, sono i nostri ragazzi! Loro amano la musica perché possono insegnarla ai nostri ragazzi e loro li corrispondono con la passione e il rispetto. Che folgorazione, in un mercoledì uggioso e piovoso in Acqui Terme mi trovo davanti due sentimenti così rari: la passione e il rispetto.

La sera arriva la folgorazione definitiva.
All’Ariston c’è mezza Acqui, ci sono le rappresentazioni finali delle scuole acquesi: il clou inizia alle 22.30 con il coro della scuola media G. Bella. La sala è piena di genitori, di nonne e di amici che aspettano chiacchierando e facendosi scherzi. Questa volta non arrivo in ritardo. Mi siedo a metà sala in mezzo alla mia famiglia intera accorsa a sentire Jacopo cantare.
Alle 22.30 salgono sul palco le 2 attrici di questa impresa: la professoressa Castelvero e la professoressa Rena. Sono 2 donne non molto alte (siamo tutte di quella generazione di donne bassine e forti di gamba), le guardo e mi domando come fanno a domare 70 elementi che per la maggior parte svettano sopra di loro in altezza. “Un attimo di pazienza” chiede la Castelvero. Si posizionano gli strumenti (chitarra, batteria, tastiera: non vedo altro). Inizia una marcetta cadenzata dalla sola batteria e fanno il loro ingresso i coristi: 2 ali di ragazzi perfettamente coordinati e quasi silenziosi.

Il primo miracolo: ordinati e silenziosi.

Secondo miracolo: 70 elementi sotto i 15 anni (avete presente gli ettolitri di ormoni in fermento in quel coro!!!!!) tutti zitti e attenti: guadano attenti quella piccola grande donna in mezzo al palco: un movimento in battere e uno in levare e … inizia l’armonia.

Questi ragazzi ci portano attraverso i Musical italiani e americani: “Aggiungi un posto a tavola che c’è un amiconi più”, “Rugantino ….Roma non fa la stupida stasera…”, “Soldi soldi soldi ….”, “When the mooooon is in the second house (Hair)”; “Tell me more tell me more (Grease)” e tanti altri che ora non ricordo più ma che ci hanno fatto spellare le mani dal tanto applaudire.
E alla fine … il terzo miracolo: viene annunciato l’inno di Mameli. Silenzio: la musica di accompagnamento quasi non si sente: c’è solo la voce di 70 ragazzi che riempie la sala, una voce potente … appassionata,

ed ecco il terzo miracolo: a poco a poco tutti noi genitori ci alziamo in piedi (proprio come si fa all’inno nazionale nei paesi civili), sono le voci dei nostri ragazzi che ci fanno alzare e iniziare a battere le mani e a cantare … ma ben presto rimaniamo senza parole, nel senso che non sappiamo più le parole (diciamocelo: chi conosce tutte le strofe dell’inno di Mameli??!!!). Ma loro, i nostri ragazzi lo sanno, e ce la cantano tutta in faccia, con la potenza della loro età e noi non possiamo fare altro che stare a sentirli, appesi alle loro voci, supplicando che arrivi il verso finale per unirci insieme a loro a cantare “Stringiamoci a coorte, Siam pronti alla morte” ….la Castelvero non dirige più i ragazzi si è girata e dirige noi genitori che stonati e scoordinati seguiamo quel coro in piena “Siam pronti alla morte l’Italia Chiamò: SI”. Il si è urlato da tutti e inizia lo scroscio di applausi: sono i nostri ragazzi che applaudono noi!!!! Noi genitori li guardiamo con gli occhi lucidi e senza fiato. Eccolo lì il mistero, eccola lì la brace della passione dei nostri ragazzi che scoppietta sotto la cenere della nostra indifferenza di genitori distratti da troppi problemi e quotidianità. Loro non ci chiedono molto, anzi pochissimo: solo di starli ad ascoltare, per il resto sono più bravi di noi.

Grazie di cuore al corpo insegnante e ai nostri ragazzi per questa grande lezione di vita: prometto di ascoltarli più spesso, spegnendo (io e non loro!!!!) TV e cellulari. Grazie di cuore.

PS: con 3 miracoli, si diventa santi...

di Carla Malò

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