I genitori potranno condividere il giudizio dato dalla scuola, oppure porsi in aperta simmetria criticando gli insegnanti ed attribuendo a questi la responsabilità degli insuccessi dei propri figli. Di rimando gli insegnanti coinvolti in questo tormentone di responsabilità (che funziona a “scarica barile”) attribuiranno alla famiglia i problemi dell’alunno lasciando ad essa la scelta della soluzione (ripetizioni o presa in carico da uno “psi” a seconda del problema).
L’adolescente discusso protagonista di questa vicenda si vedrà in una posizione di completa passività, non si parlerà più con lui, ma di lui, aumentandone il suo disadattamento: la disputa vede da una parte gli insegnanti demotivati ad investire aspettative su un alunno “problematico”; dall’altra i genitori pronti a rivendicare agli insegnanti l’incapacità di “saper prendere” il proprio figlio.
L’atteggiamento utile che dovrà adottare chiunque graviti intorno all’adolescente starà nel domandarsi “cosa posso fare io in base al mio ruolo e alle mie competenze”.
L’insegnante dovrebbe conoscere il contesto in cui lo stesso problema si manifesta: così un problema di apprendimento può originare da un disagio sociale (famiglia culturalmente svantaggiata, ripetenze, condizione di immigrato) oppure psicologico (bassa autostima). Così come una difficile socializzazione può spiegarsi in senso sociale (divario culturale e diverse norme di comportamento tra famiglia e scuola) oppure psicologico (conflitti intra familiari, mancata collaborazione tra scuola e famiglia).
L’attenzione sul benessere o malessere in ambito scolastico è di fondamentale importanza in quanto alla base del rendimento scolastico.
Dott.ssa Luisa Marchionni
Psicologa, Specialista in Psicodiagnostica, Docente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
Le aree di intervento sono rivolte prevalentemente all’infanzia e all’adolescenza, con riguardo al contesto familiare e alla riabilitazione psichiatrica.
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