Sono un bambino... non un piccolo uomo

La nostra vacanza di fine estate inizia con una sosta presso un agriturismo carsico, un posto spartano ma accogliente, dove servono piatti semplici e preparati con cura.
Quando ci accomodiamo al nostro tavolo, di fronte a noi fa subito capolino Aurora, una bimba biondissima di due anni e mezzo dai modi garbati e dall’abbigliamento impeccabile. Noto subito che indossa tutto “tono su tono”: giacchina cremisi, maglioncino rosso a quadrettini bianchi, leggings bianchi, anche i suoi capelli, sui quali troneggia una forcina dello stesso motivo del maglioncino, sembrano appena usciti da un salone di bellezza, tanto sono cotonati e perfetti.

Trascorriamo il pranzo cercando di arginare nostro figlio che si muove in continuazione e che lancia oggetti in tutte le direzioni ed ascoltando Aurora che ci racconta di sé. Ad un certo punto Andrea, stanco di stare seduto a tavola, si sistema per terra, tra i tavoli, estraendo dalla borsa dei giochi camion e libretti. Aurora ne è subito attratta ed, entusiasta, si unisce a lui, tra il divertimento dei clienti e l’indifferenza della mamma intenta a conversare. Noi lo lasciamo fare, assaporando finalmente un po’ di tranquillità e di pace e ci accontentiamo di tenerlo d’occhio da lontano. 

Solo dopo un bel po’ la mamma si accorge che la piccola è seduta per terra e la rimprovera; così la bimba, in modo serio ed ubbidiente, sentenzia al suo compagno di giochi, che non si può giocare per terra e che si metterà accovacciata senza appoggiare le gambe per non sporcarsi. Andrea, guardandola di traverso, sfoggia il suo solito sguardo interrogativo-innocente-divertito e continua imperterrito a sfogliare le pagine del suo libretto.

A me vien subito da sorridere ascoltando le parole della piccola proclamate con tono così ubbidiente e perentorio, però subito dopo mi rammarico nel constatare, una volta di più, quanto noi adulti siamo irrispettosi del bisogno dei nostri figli di sperimentare e sperimentarsi stando a terra, sporcandosi, giocando senza costrizioni. Il bisogno che hanno di essere trattati come bambini e non come piccoli adulti preoccupati degli accessori e della griffe e la necessità che vivono di indossare indumenti semplici e comodi, adatti per muoversi, correre e saltare in piena libertà; noi invece, per appagare il nostro ego, li vogliamo impettiti e tirati a lustro.

Cosa c’è invece di più naturale del giocare standosene bellamente seduti a terra? Cosa esiste di più bello di sporcarsi con i sassi o con la terra? E ancora cosa c’è di più divertente nel mangiare il cibo con le mani o il gelato in autonomia, magari sbrodolandoselo sulla maglietta o sui pantaloncini? Tutto questo oltre ad essere divertente e gratificante, soddisfa una necessità primaria, la necessità di esplorazione e di manipolazione attivata dal canale percettivo-tattile, che è il senso più sviluppato nei bambini. Purtroppo molto spesso noi adulti blocchiamo questa innata curiosità perché siamo eccessivamente preoccupati che si sporchino o che rovinino l’abbigliamento nuovo, firmato e sempre troppo bianco o lindo. Noi adulti non riusciamo a metterci all’altezza dei bambini e non comprendiamo che stanno fermi o seduti per tanto tempo, che non si mantengono puliti o in ordine non perché sono cattivi o maleducati ma fondamentalmente perché ciò fa parte della loro natura e del loro modo di essere.

Se riuscissimo a prestare attenzione alla loro naturale inclinazione forse, verrebbe voglia pure a noi, di badare un po’ meno all’etichetta e di lasciarci più andare, ritrovando quell’animo bambino sopito, ma ancora bramoso di trovare spazio ed energia. Perché questa nostra società dell’apparenza, dove i bambini-bambole fanno mostra di sé nelle riviste patinate, ci ha portati a dare valore solo al possedere ed allo sfoggiare oggetti, a vestirci con abiti griffati alla moda; lasciandoci però vuoti e bramosi di qualcosa di più profondo e duraturo.

Spetta a noi non far passare ai nostri figli il messaggio che “valgo per quello che possiedo” ma che il mio valore è ben altra cosa, è l’essere una persona, un essere umano unico e irripetibile. Ed è per questo che mi rattristo ancora di più quando la piccola Aurora mi fa notare, tutta orgogliosa, che le ha le scarpe nuove e che gliele ha acquistate papà, io le rispondo che invece le scarpe di Andrea non sono nuove ma usate: erano infatti di un altro bimbo che ora è cresciuto e che gliele ha regalate.
Così in questo periodo di crisi e di difficoltà economica, dove alcuni capi per i bimbi arrivano a costare cifre esosissime, cosa c’è di più utile di aiutarsi a vicenda scambiandosi o regalandosi i capi dismessi? Tra l’altro molte volte usati pochissimo, per risparmiare sì, ma anche per insegnare ai nostri figli il valore del riutilizzo e quello dell’aiuto reciproco e per puntare sul valore dell’aiuto e dello scambio, sulla decrescita materiale ma soprattutto sulla crescita umana ed interiore.


Annalisa Gaspari
Mamma e Pedagogista Clinico
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Commenti   

Serena Bacchiarri
0 # Serena Bacchiarri 2012-10-02 07:06
SWAP PARTY O MERCATINO DELLO SCAMBIO E DEL RISPARMIO
Perchè uno swap party? E' l'ultima tendenza in fatto di shopping
sostenibile: swapping, infatti, vuol dire scambiare, barattare.
All'estero è una consuetudine, in Italia sta diventando un modo divertente per risparmiare e riciclare tutti quei vestiti che i nostri
figli non usano più.
Come funziona? Porta al nostro negozio max 5 capi di abbigliamento
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DUEBEBE' Cose da Bambini
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Tel. 06 6400 8413
Email: info@duebebe.com
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Laura
+2 # Laura 2012-10-02 07:29
difficilmente ho letto un articolo in cui mi sia trovata più d'accordo in toto.
Evviva i bimbi sudaticci, interrati, colorati e felici... e alla sera si gioca con l'acqua!!!!
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anna braccia
+1 # anna braccia 2012-10-03 20:11
sono giorni che penso a questa mail gia' letto sul sito di bebe' a costo zero...mi chiedo come si fa a giudicare con tanta facilita' l'operato di una mamma? mi riferisco alla madre della bimba, io ho una femminuccia e di natura si sa le bimbe tendono a scegliere vestitini carini e a farsi belle, e poi nn poteva essere un'occasione speciale magari erano invitati ad una cerimonia? E poi scusate un bambino deve per forza comportarsi come un selvaggio in un ristorante per essere considerato libero e normale? scusate me erano tutte cose che mi frullavano per la testa da giorni anna
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Barbara Siliquini
0 # Barbara Siliquini 2012-10-04 07:40
Grazie Anna per la tua riflessione. E' importante avere anche dei punti di vista che sono fuori dal coro, e non è sempre facile esprimersi quando si vuole dire qualcosa di diverso.

Il pezzo di Annalisa Gasparri ritengo volesse porre l'accento su come a volte dimentichiamo che le convenzioni tipiche degli adulti prendono il sopravvento sui bisogni reali dei bambini. Succede anche quelli di noi che pensano di essere più attenti, e questo non vale solo per l'abbigliamento.

Però la tua riflessione è preziosa perché ci ricorda che giudicare è sempre una questione spinosa, soprattutto perché non si conosce la situazione a fondo.
Hai ragione: io ho 2 femmine e un maschio e in tutti e tre i casi sono passata per le crisi del "voglio questo vestito!" "no quello non mi piace!" con le varie crisi la mattina prima della scuola quando la 4enne vuol mettersi la ballerina bianca con il fiocchetto e so che andranno in giardino a giocare nell'erba umida e nella terra...

Pero' mi è servita anche la riflessione sul fatto che quando decidiamo di vestirli di tutto punto, cosa che fa molto piacere anche a loro, poi dobbiamo fare attenzione a non scaricare su di loro il peso di tenersi puliti e in ordine a scapito del gioco, che è la loro forma primaria di crescita e sviluppo.

E' chiaro che ogni età e contesto hanno i loro limiti. Il bambino del racconto è quello che vedi nella foto, quindi un bimbo piccino. Da mio figlio di 7 anni mi aspetto che non si rotoli nell'erba quando siamo ad un matrimonio, e pretendo che si metta un'abbigliament o che può distruggere quando gioca in giardino.
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