Continua l'avventura di Monia Scarpelli, in questo articolo ci parla dell'inconrto con la psicologa durante il corso pre-parto, un aiuto per attraversare serenamente il grande cambiamento della gravidanza e della nascita di tuo figlio.

Aveva sì e no vent'anni. Via, forse esagero... ventitrè? No, non poteva averne di più! Eppure faceva praticantato come psicologa d'appoggio al nostro corso pre-parto.

Comportamenti violenti e adolescenti... che consapevolezza c'è dietro questi gesti?

La violenza calcistica si descrive quale atto di vandalismo e di aggressione contro persone che appartengono alla squadra avversaria, in occasione degli incontri di calcio.
Questo fenomeno aggressivo alcuni sociologi l’hanno spiegato in senso socio culturale: i gruppi di tifosi violenti che rivendicano le curve (dei campi di calcio) come territori propri apparterrebbero a categorie sociali svantaggiate, vivendo quindi in condizioni di disagio e marginalità sociale.

Nel parlare comune spesso trovano posto le parolacce usate per rafforzare le nostre espressioni. Gli adulti dovrebbero aver acquisito la percezione del turpiloquio, ed in base a questa consapevolezza impiegare il linguaggio colorito solo in alcune circostanze (informali, con gli amici etc…), ma non dovrebbero diventare una componente normale del linguaggio. Di questo viene da dubitare alla luce di alcuni programmi in tv o addirittura nell’uso frequente in campo politico.

Nell’adolescente la parolaccia permette una immediata espressione di sé e dei propri sentimenti, ostentando pubblicamente la pro­pria interiorità. Per qualche parolaccia non ci si può scandalizzare, ben diverso se l’adolescente si esprime unicamente con esse o con oscenità. L’uso che ne fanno non è additabile unicamente ad un minor rigore sociale (scuola, famiglia, Chiesa) che perde questa sua funzione di arginare la volgarità, ma ad una profonda insicurezza nei rapporti con gli altri.

Riporterò le parole di una mamma che denuncia la propria disperazione per suo figlio adolescente caduto in coma. Una mamma che non si rassegna a chiedere alla sanità di “guardare” suo figlio e di riporre in lui tutte le risorse disponibili per un’esistenza dignitosa, anche se la sua immobilità e il suo silenzio schiaffeggiano quotidianamente le proprie speranze.
A questi familiari va tutto il mio affetto e la mia stima per il tanto lottare e per la tenacia che li rende compostamente fermi accanto ai loro cari e così caparbi nel conservare un’immagine del proprio caro non come ramo spoglio,  ma come adornato da  fiori di pesco. Ascoltiamo il suo messaggio...

L'impatto con la scuola media non è banale per i ragazzi, la nostra psicologa Luisa Marchionni suggerisce quale sia l'atteggiamento migliore per genitori e insegnanti... forse in una parola, come sempre "l'ascolto".

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In famiglia arrivano le valutazioni degli insegnanti: “intelligente ma svogliato, poco adatto alla materie scientifiche etc…”
La scuola non rappresenta per l’adolescente solo il luogo dove apprendere nuove competenze, ma è anche uno spazio di incontro con i coetanei ed adulti significativi, come gli insegnanti. L’adolescente abituato alla relazione accudente ed accettante delle scuole elementari si sentirà disarmato di fronte alla necessaria competitività e disciplina della scuola media.

 L’immagine che ognuno ha di sé prende forma lentamente in base alle risposte che riceviamo dagli altri: scopriamo così come gli altri ci vedono e cosa si attendono da noi. 

Sembra quindi che per sapere chi e come siamo dobbiamo chiederlo agli altri.

In adolescenza la costruzione di una propria immagine sembra essere una questione fondamentale. Se nell’infanzia contano soprattutto i giudizi dei genitori, in adolescenza diventano determinanti quelli dei coetanei o comunque del mondo esterno alla famiglia.

Adolescenti e genitori, un conflitto spesso costante e il rincorrersi di sensi di colpa e di inadeguatezza. Ecco il punto di vista della nostra psicologa.

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Anche nelle “migliori famiglie” si assiste a contrasti generazionali, con figli insofferenti e rivendicativi nei confronti di genitori nostalgici che ricercano il bambino nell’ormai figlio adolescente.

Oggi la nostra psicologa affronta il tema degli adolescenti e della dipendenza o dell'uso di sostanze stupefacenti...

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Alcuni genitori sensibili ed affettivamente vicini alle fragilità dei propri figli si interrogano ansiosamente su come aiutarli a non cadere o ricadere nella rete delle dipendenze: “sarà capace di rifiutare quella porcheria?” “riuscirà a stare lontano dai compagni con i quali ha cominciato?”; “perché non hanno inventato un antidoto che renda insopportabile tale sostanza?”.

Essere genitori di un adolescente oltre a comportare un quotidiano lavoro su di sé,  espone a possibili crisi interiori. Da oggi su Genitori Channel attiviamo uno spazio (virtuale), curato da Luisa Marchionni, psicologa ed esperta di temi legati all'infanzia e all'adolescenza, pensato per tutti coloro che si confrontano con il mondo degli adolescenti (genitori, ma anche nonni o insegnanti, questi ultimi figure fondamentali per un riconoscimento affettivo, “meno dovuto” rispetto ai genitori, ma anche regolatori dei profondi cambiamenti che investono i ragazzi e che spesso "sconvolgono" gli adulti).


Lui ha quella mensola da fissare da una settimana, lei potrebbe anche evitare di organizzare perfino il pomeriggio del sabato, il bimbo ha scambiato la notte col giorno, il grande sta sempre su FB, e poi c'è la suocera che fa la telefonata di troppo… Le ragioni per uscire dai gangheri sono sempre troppe!


In fondo il fair play è una qualità fondamentale nella vita di famiglia, proprio come nel codice tra gentiluomini, perché sono infinite e quotidiane le ragioni per cui la lealtà, l'ascolto, il rispetto delle 'regole del gioco' e degli spazi (materiali o emotivi) dei propri cari, possano venire messe in discussione.

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