Per ragadi in allattamento si intende il danneggiamento del capezzolo per cui appare escoriato, ferito, traumatizzato. Le ragad non sono il naturale corollario all’allattamento: in realtà, sebbene sia normale i primissimi tempi un certo fastidio anche un po’ doloroso al capezzolo, dovuto allo stiramento dei tessuti dentro la bocca del bambino, le ragadi non si verificano in tutte le donne che allattano.

Quando si manifestano, nella quasi totalità dei casi, con il solo aiuto di una persona esperta, le ragadi diventano solo un brutto ricordo!

Qual è la causa delle ragadi

Per sostenere l'allattamento, una delle azioni più positive e influenti è semplicemente...parlarne. Far parlare le mamme che lo hanno già vissuto, ascoltare coloro che lo stanno vivendo, far entrare in connessione le esperienze per dimostrare che i problemi e gli ostacoli sono spesso condivisi dalle altre donne: questo è il più grande antidoto agli esiti fallimentari dell'allattamento. Per le mamme che hanno allattato, sia con successo che con difficoltà e crisi di percorso, la possibilità di raccontare la propria esperienza è sempre un'occasione preziosa e colta al volo, per riflettere ricordando i momenti attraversati, per osservare i propri movimenti e gli aspetti della relazione col proprio bimbo. E per le neomamme, magari alle prese con i dubbi e le insicurezze classiche dell'allattamento, ascoltare queste esperienze rappresenta una grandissima fonte di sollievo e conforto.

"Ma non sarà che la sera ho poco latte?" Le mamme a cui viene questo dubbio tipicamente raccontano che, nel tardo pomeriggio o verso sera, il bimbo sia molto inquieto e continui a succhiare il seno molto vigorosamente anche quando è apparentemente svuotato; si attacca al seno molto spesso e non pare mai soddisfatto del tutto.

Alcune di loro, temendo che il problema sia dovuto ad una scarsità di latte, pensano di risolvere provando a dare un'aggiunta: solitamente il bambino la accetta, facendo sorgere il dubbio che il problema sia legato proprio a questo.
Probabilmente, questa piccola aggiunta occasionale serve più a tranquillizzare la mamma che il bambino.

L'inizio dell'allattamento è un periodo molto difficile, l'avvio è spesso doloroso e faticoso e porta a galla una parte di noi stesse con cui fare i conti.
Annalisa ci racconta la sua esperienza.

Avevo deciso che avrei allattato: avevo frequentato il corso pre-parto, preso appunti durante l’incontro con la pediatra, acquistato le cremine per ammorbidire il seno, l’olio di mandorle.
Bene…avevo tutto…almeno ero convinta…e aspettavo solo l’arrivo del mio cucciolo per iniziare l’avventura che pensavo fosse la più naturale, la più semplice e la più dolce del mondo; la più ovvia e naturalmente per niente difficile…allattare mio figlio!

Con lunedì ha preso il via la Settimana dell'Allattamento nel Mondo che come di consueto cade ad ottobre e vede il moltiplicarsi di iniziative a sostegno dell'allattamento in tutti i Paesi del mondo.

 

Quest'anno si celebrano 20 anni di SAM e dunque il tema di quest'anno è fare il bilancio di cosa è cambiato nella protezione, promozione e sostegno dell’allattamento e quindi di cosa occorre fare per garantire l'llattamento materno a tutti i bambini.

Quando aspettavo Giada Lien, contrassi la toxoplasmosi. Dopo essere stata alla larga da questo parassita per quasi 40 anni da onnivora, nella 3a gravidanza, periodo in cui ero sicuramente più attenta, mi sono beccata la toxo e l'ho passata alla piccina in pancia.

Come l'ho vissuta, come l'ho presa e cosa ho fatto è un'altra storia. Ma quando Giada Lien nacque (in casa e senza assistenza... per me il modo più sicuro!), iniziò il calvario degli accertamenti e delle profilassi...

Per la rassegna io allatto alla luce del sole 3, un'esperienza di allattamento sostenuta dalla pediatra... cosa che in genere, purtroppo, non accade di frequente.

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La mia esperienza d’allattamento nasce senza programmazione e da una mia inconscia certezza nel non desiderar fare entrare in casa un biberon fintanto che non si fosse reso assolutamente necessario.
Fino ad oggi, Giacomo ha 15 mesi, non è servito.

Quando una mamma rientra al lavoro dopo aver avuto un bebè, fra i tanti motivi di preoccupazione, ha anche quello della gestione dell'allattamento, a partire dal fatto che non è certa che continuare ad allattare possa semplificare la vita a lei ed al suo piccolo.

Il temporaneo distacco dovuto al lavoro e la gestione del latte tirato, che questo distacco comportano, possono certamente essere impegnativi sotto molti punti di vista sia per il bambino che per la mamma, ma è spesso provato dalle mamme che il mantenimento dell'allattamento può ripagare ampiamente degli sforzi fatti!
Molte mamme sanno infatti che, quando torneranno casa, potranno recuperare in un abbraccio dolcissimo, tenendo il loro bimbo al seno, il tempo perduto e la lontananza: continuare ad allattare, dando il latte tirato con un metodo alternativo durante l'assenza, permette a molte mamme infatti di mantenere alta la loro produzione e così di continuare la relazione al seno fintanto che andrà bene per sé e per il proprio bambino.

Quando si allatta e, magari per ragioni di lavoro, occorre allontanarsi dal proprio bambino, una delle informazioni preziose da  avere è: come conservare il latte materno estratto con il tiralatte, o manualmente, per poterlo dare al bambino.

Molte mamme, al momento di rientrare a lavoro, temono di dover dire addio all'allattamento. È possibile, invece, riuscire a nutrire il bambino col proprio latte anche quando si deve affrontare una separazione.

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