Idee regalo per San Valentino

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10 costumi di carnevale per bambine che non vogliono essere…

Idee per un costume di carnevale per bambine che non amano i tulle.

Venerdì, 21 Ottobre 2011 12:11

Quelli che non dormono (mai)

Un papà, un bambino dai risvegli frequenti, una notte come tante altre...godiamoci il racconto tragicomico di questo ri-addormentamento notturno...quante volte anche voi vi siete trovati in questa situazione?

***
E’ notte.
Il paese a quest’ora è quasi del tutto in silenzio, s’odono in lontananza ancora delle voci, sono quelle di ragazzi fuori dal pub in piazzetta che di tanto in tanto schiamazzano e ridono, ma a breve cesseranno, i ragazzi di qui non tirano mattina come accade nelle grandi città, qui fino alla 1.00 al massimo poi tutti a nanna.

Già, a nanna, dolce dormire, in un letto sotto le coperte, sprofondando con la testa in un soffice cuscino restando supino o, ancora meglio, pancia sotto piegando lateralmente una gamba, facendo passare un braccio sotto il cuscino e sentire con un piede la gamba morbida della propria compagna.
Sì è bello dormire, riposarsi dopo una giornata ricca di attività, sapere che in quelle ore nessuno può venire a disturbarti. Puoi liberare la mente, nulla te lo vieta.

Ore 1.30
Un lieve fruscio tra le lenzuola, un colpo di tosse, e si accende in me la spia d’allarme.
Il bimbo si sta muovendo, ma si spera si riaddormenterà subito.
Lorenzo (così si chiama il mio secondo bimbo) continua a muoversi ed ora ha iniziato a respirare affannosamente e comincia a piangere.
Rimango immobile, fingo di dormire, “Ora Barbara lo prenderà e mettendoselo vicino lo tranquillizzerà e tutto tornerà sereno”, penso.
Adesso il movimento sotto le coperte si intensifica, Barbara si è avvicinata al piccolo che, a quanto intuisco, non si vuole tranquillizzare.
Inutilmente Barbara cerca di dargli il seno, Lorenzo lo rifiuta. O ha il nasino chiuso per il raffreddore e non riesce a ciucciare in apnea o ha qualche altro fastidio causato dal fatto che sta per spuntare un dentino o forse ancora un dolorino addominale.

 

Qualche istante e nel letto sembra aver luogo una lotta, Barbara ora si è messa seduta con Lorenzo in braccio che a sua volta non ne vuole sapere di tranquillizzarsi.
Il suo pianto è diventato disperato e Barbara cerca in qualche modo di azzittirlo, potrebbe svegliare Irene che dorme lì vicino a noi, in quel caso sarebbe un vero problema doverne addormentare due.
Io dal canto mio resto sempre immobile sperando nel miracolo.
Sono ormai completamente sveglio ma non muovo un pelo, tradendomi potrei far nascere in Barbara il desiderio di passarmi la patata bollente (e piangente).
Intuisco che comunque Barbara è in difficoltà. Lorenzo continua a piangere e Barbara comincia a sbuffare e a dondolarsi seduta nel letto con il bimbo in braccio mentre intanto gli intona delle ninnananne disperate e traballanti.
Ad un certo punto il mio radar biologico segnala un qualcosa in avvicinamento. Ne avverto il campo energetico, a breve ci sarà il contatto. E’ la mano di Barbara che nel buio entra nel mio corpo astrale più esterno.
Conto i secondi, serro gli occhi e stringo forte a me il cuscino, poi…il contatto.
La sua mano si posa dolcemente sulla mia spalla e, con delicatezza mi scuote.
Un filo di voce, poche parole: “Ho bisogno, lo puoi cullare un po’ tu?”


Ore 2.00
Il paese ormai è completamente silenzioso.
Un gatto, penso, nel vicolo fa rotolare un barattolo nel tentativo di cacciarvi fuori qualcosa, poi torna il silenzio.
Un’ombra proiettata su una parete color mattone da una fioca lampada che crea un caldo riverbero rosso nella stanza, descrive la figura di un uomo in piedi un po’ ricurvo su se stesso che, con movimento sussultorio/ondulatorio, passeggia avanti e indietro ai piedi del letto, quel caro, accogliente, caldo letto, cullando un bimbo irrequieto che lascia ciondolare un braccino e un piedino fuori dalle forti braccia del suo papà.
In quella penombra gli occhioni aperti del bimbo sembrano due grossi bottoni scuri.
Lorenzo mi guarda fisso con aria quasi incredula, mi studia, mi scruta.
Di tanto in tanto socchiude le palpebre ma le riapre non appena cambio direzione, camminando a piedi nudi sul freddo pavimento in cotto.

Con l’esperienza e la tecnica acquisita ho stimato un tempo di circa 15 minuti entro il quale Lorenzo si addormenterà.
Dopo che avrà chiuso gli occhi senza più riaprirli dovrò lasciar passare, ancora cullandolo, circa dai 5-7 minuti dopodiché ci sono 70 possibilità su 100 che rimettendolo a letto continui a dormire senza risvegliarsi.

Bene.
Ha chiuso gli occhi.
Parte il conteggio.
Continuando a ballare sulle gambe come se dovessi andare d’urgenza a fare pipì (situazione verificatasi realmente e difficilmente risolvibile) comincio a fissare i numeri sulla radiosveglia, a contare i minuti, a pregustare il ritorno tra le calde coperte tra le quali Barbara sembra aver ricominciato a dormire.

Ci siamo.
I 7 minuti sono passati, ora c’è la fase della posa in letto.
Anche qui ormai ho studiato una sequenza di movimenti che hanno una buona percentuale di successo (70-75%) da non modificare mai... sarebbe FATALE.
In questo momento Lorenzo viene maneggiato con cura, con la stessa cura con la quale si maneggia un pacco di tritolo.
Ho quasi il timore di iniziare l’operazione, potrebbe compromettere tutto il lavoro fatto precedentemente così da dover cominciare tutto da capo.
Sto per avvicinarmi al letto quando, a causa della variazione della temperatura e la conseguente dilatazione dei corpi solidi, il guardaroba emette un secco STACK, proprio nel momento in cui sto passando con il mio carico pericoloso.
Il mio piccolo trasale simultaneamente a quel rumore e io mi pietrifico all’istante maledicendo quello stupido mobile, desiderando di buttarlo tra le fiamme e danzare intono al falò.
Le braccia nel frattempo non hanno mai cessato le oscillazioni, sono solo diventate meno intense mantenendo comunque la stessa frequenza, come fosse controllata da un mio computer integrato.
Ora devo cominciare.
Mi avvicino al letto. Le braccia mantengono una frequenza costante di 70 oscillazioni al minuto.
Salgo in ginocchio sul letto.
Barbara che sembrava dormisse, con una mano scosta le coperte facilitandomi la difficile operazione di posa, mi accorgo così di amarla davvero tanto, quella donna fantastica.
Ora il momento è critico.
Compio una rotazione del busto lasciandomi cadere sul letto sul fianco sinistro all’altezza giusta per posare la spalla sinistra sul cuscino. Lorenzo va così a trovarsi tra il mio fianco e il mio braccio sinistro, il quale mantiene costantemente le oscillazioni.
OK, tutto sembra essere andato bene, il LEM è agganciato ma…qualcosa non va.

“Houston, abbiamo un problema”.

Forse la manovra è stata troppo rapida, forse le oscillazioni non erano adeguate, sta di fatto che Lorenzo arriccia il nasino, imbroncia la boccuccia e affanna il respiro.
La manovra prevede un piano B di emergenza (probabilità di successo 15-20%), ovvero catapultare Lorenzo pancia sotto su di me aumentando le oscillazioni (75-80 al minuto).
Viene eseguito questo piano di emergenza per evitare di doversi rialzare a cullarlo.
Purtroppo anche questo non serve, il piccolo si inarca tutto, si irrigidisce e ricomincia a piangere.
Tutto vano, primo tentativo fallito.
Si ricomincia.

La sensazione che provo è indescrivibile. Potrei paragonarla a quando pensi di essere arrivato a casa dopo un lungo viaggio e ti accorgi di aver lasciato le chiavi al luogo di partenza e quindi dover fare inversione e tornare indietro.
Sale la tensione. Sbuffo, mi rialzo e impreco.
Lorenzo viene rimesso in posizione di addormentamento. Guardo l’ora e riprogrammo tutti i tempi, sono furioso. Ora l’ombra proiettata sulla parete descrive un uomo meno ricurvo su se stesso e incazzato.
Le braccine e il piedino di Lorenzo ciondolano violentemente fuori dalle forti braccia del suo papà che ha cominciato a cullarlo con oscillazioni funeste mischiandogli le idee nel cervellino.
Anche la camminata ha preso accelerazione e il movimento sussultorio è all’ottavo grado della scala Mercalli.
Così facendo Lorenzo comincia a piangere e il suo pianto segue di pari passo la frequenza sussultoria.
Tenta di divincolarsi, ma le forti braccia del suo papà si avvolgono a lui come due pitoni intorno ad un coniglietto, impedendogli di muoversi e innervosendolo ulteriormente.
I film che vedo nel mio immaginario non possono essere qui raccontati, dirò soltanto che in certi momenti sale la voglia di lanciarlo…dove non so.

All’ennesimo strillo disperato Barbara si mette seduta nel letto tendendomi le braccia in segno di riconsegnargli il bimbo, che a quel punto preferisce (e lo credo bene) la tetta della sua mamma a quella giostra impazzita che è diventato il suo papà.
Tanto è rilassante la nuova condizione che, per fortuna, si tranquillizza e si azzittisce.
Rimango ancora in piedi davanti al letto per qualche istante, tempo necessario a far scendere la rabbia e nel contempo a constatare l’avvenuto addormentamento del mio bimbo, poi lentamente, con addosso uno strano miscuglio di sentimenti quali senso di colpa e frustrazione per non essere riuscito ad essere d’aiuto a Barbara, rabbia residua e gioia dovuta al fatto che ho ripassato il pacco al mittente, mi ricalo tra le coperte molto lentamente.
Nel risedermi nel letto il materasso emette una lieve sinfonia di molle che Lorenzo deve aver percepito, lo si intuisce dal movimento delle sue manine.
Barbara si volta verso di me freddandomi con gli occhi divenuti fosforescenti nell’oscurità. Io mi paralizzo come se stessi giocando di per me a 1,2,3…stella! Poi con movimenti ancora più delicati mi poso sul letto a mo’ di petalo di rosa coprendomi con il timore che il fruscio del piumino possa ancora essere udito da Lorenzo.

Ora sono ancora nel letto, la posizione devo terminare di variarla perché non è delle più comode ma devo aspettare qualche minuto affinché il bimbo sia scivolato in un sonno un po’ più profondo.
Poi vedo Barbara che piano piano si distende tenendosi Lorenzo sempre vicino.
Il peggio dovrebbe essere passato, rimane comunque il timore che al prossimo risveglio il tutto si possa ripetere.
Cerco di non pensarci e torno così a miei sogni.

Tutto questo viene vissuto come un incubo, specie se si ripete per più notti. A volte la sera quando si è prossimi ad andare a letto si prova quasi paura al pensiero di ciò che ci può aspettare.
Ciò che accade nel buio e nel silenzio della notte, alla luce del giorno ha tutto un altro aspetto, sembra quasi di aver fatto un brutto sogno, un’incubo appunto.
A colazione difatti Lorenzo è lì sorridente che ti guarda e emette i suoi versetti e gridolini che ti sciolgono di tenerezza e ti fanno sentire ancora più mostro per quello che hai fatto e pensato poche ore prima. Succede quasi a tutti. E’ normale…

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Commenti   

0 # Laura 2011-11-13 20:41
In controtendenza, oltre ai complimenti per il realismo e la verve con cui vengono il papà descrive le sue notti insonni, consiglio a questi due simpatici e provati genitori la lettura di "Il linguaggio segreto dei neonati" di Tracy Hogg: forse può aiutarli a recuperare un po' di legittimo e preziosissimo sonno... per loro stessi, e per il piccolo Lorenzo! Auguri ;-)
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0 # walter 2011-11-14 11:03
Laura,
grazie del consiglio, mia moglie ha letto quel libro, poi ha letto quello del pediatra americano teneteli-nel-le ttone, quello di Estivill, quello di una sua amica mamma-scrittric e...insomma le sappiamo tutte.
La verità secondo me è che ci sono bambini che di notte semplicemnete si svegliano tante volte, indipendentemen te dal metodo che tu applichi...poi ci sono sicuramente migliorativi e peggiorativi... ma sfortunatamente (o fortunatamente? ) non sono robot e non reagiscono tutti alla stessa maniera, Lorenzo è un bimbo impegnativo su questo versante così come nel rispetto dei limiti per esempio mentre non abbiamo mai avuto problemi nel proporgli un cibo nuovo o nel distacco, sua sorella ha caratteristiche quasi opposte...
Forse l'unico metodo vincente è riderci su...non risolve ma aiuta ;-)
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