Primi passi... da mamma. Passeggiate d'agosto

Solo e pensoso a passi tardi e lenti..”

Caro il mio Boccaccio, mi spiace per te, ma io i passi tardi e lenti li ho fatti per piacere e non per tristezza o per eccesso di pensieri in testa. Oltretutto, non li ho fatti mica da sola!

 

Inizio d'agosto, caldo umido e soffocante durante tutta la giornata fatto salvo per il mattino presto, per quelle ore romantiche che ti regalano una luce diafana che aspetta di esplodere e un soffio di vento come il sussurro di un innamorato.

Nemmeno Cyrano de Bergerac avrebbe potuto suggerire poesia migliore a quell'imbranato di Cristiano!

 

Proprio in quel tempo così breve e forse anche per questo così prezioso, sistemavo l'erede nella carrozzina e imboccavo il viale alberato distante solo qualche centinaio di metri da casa nostra. La navicella della carrozzina non poteva essere definita meglio di così: condurre quell'aggeggio era più complicato che guidare la mia seicento, la verdina a tre porte, col retro schiacciato come il muso di un pechinese, quella su cui ti avrei accompagnato all'asilo nido meno di due anni dopo.

 

Durante le nostre passeggiate sotto le foglie dei lecci il piccino non ha mai chiuso un occhio; non erano camminate propedeutiche al sonno, erano i primi momenti rubati al mondo per stare da soli, io e lui. Il fatto è che una giovane mamma con carrozzina, che contiene un frugolo in tutina a righe con due tartarughe blu sul pancino non passa inosservata, almeno non in un quartiere così tranquillo e residenziale da sembrare un paesino dentro una grande città.

Ben presto abbiamo avuto il primo tentativo di “abbordaggio” da parte di una nonnina che ha guardato dentro la carrozzina come se fosse il pozzo di San Patrizio; da come le si sono inumiditi gli occhi ho capito subito che, per un motivo o per l'altro, sentiva la mancanza dei nipoti, perché lontani o forse ormai troppo cresciuti. Così, con un'accondiscendenza che non mi è usuale, mi sono fatta abbordare e per almeno un paio di giorni alla settimana ho avuto una scorta durante i “miei passi tardi e lenti”.

Il resto dei giorni, però, per tutte le settimane d'estate fino al malinconico settembre, mi sono ritagliata dei momenti semplici, senza alcun significato particolare se non quello di condividerli col mio bambino. E forse camminando tanto mentre vegliavo sui suoi occhi vispi, ho iniziato, non solo metaforicamente, a percorrere la mia strada di mamma.

di Monia Scarpelli, blogger, scrittrice e autrice di “Mani di vaniglia: nascita di una mamma in 40 settimane

 

imagin: http://www.sxc.hu/photo/815331

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Commenti   

Alessandra
0 # Alessandra 2012-09-10 15:09
Caro il mio ... Petrarca!
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