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Mercoledì, 25 Maggio 2011 06:26

Piccoli gesti per insegnare l'inglese ai nostri bimbi

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L'essere umano è un animale straordinario, e la cosa più straordinaria che abbiamo è la capacità di imitare, imparare e comunicare. Il bambino piccolo, anche neonato, ha possiede in sommo grado queste capacità. la capacità di comunicare, verbalmente e non, è ciò che ha decretato il successo della nostra specie, pertanto non deve stupire che sin dalle nostre prime settimane siamo "programmati" per assorbire i rudimenti della comunicazione.

Nasciamo già in grado di riconoscere non solo la voce della mamma, ma anche la sua lingua: infatti alcuni esperimenti dimostrano l'accelerazione dei battiti e il risveglio dell'interesse in bambini di pochi giorni, al sentire la particolare struttura ritmica della lingua materna, anche se pronunciata non dalla voce della mamma. E l'esempio dei bimbi bilingui ci dimostra che la capacità di assorbire più lingue contemporaneamente non solo non è "faticoso", ma al contrario molto naturale e stimolante per il cervello infantile.

Oggi molti sono i genitori interessati ad insegnare precocemente l'inglese ai loro bambini, tuttavia permangono non solo timori astratti sul bilinguismo, quanto perplessità sulla modalità con cui introdurre la seconda lingua, qualora non rientri nel vissuto naturale del bambino (ovvero, al di fuori delle situazioni "classiche" del bilinguismo: mamma e papà di diversa nazionalità, oppure trapiantati in un paese in cui si parla una lingua diversa).

Naturalmente è una decisione delicata, che va ponderata bene, anche perchè se l'obiettivo è davvero quello di portare il figlio ad una vera competenza bilingue, i genitori hanno davanti un lavoro di anni. Ma per decidere come e perchè, forse vale la pena di dare un occhio a come funziona l'apprendimento infantile.

Come funziona l'apprendimento infantile

E' ovvio che il bambino non conosce motivazione razionale all'apprendimento, e la motivazione è la molla indispensabile per imparare. Il bambino impara la lingua madre con tale efficienza perchè è necessaria alla propria sopravvivenza e perchè è lo strumento di comunicazione con l'oggetto principale del suo amore, la mamma: sono due motivazioni, per così dire, inconscie, ma potentissime.

Io credo che per la seconda lingua dobbiamo rispettare lo stesso schema: in altre parole, io sono convinta che, anche se non sono di madrelingua inglese, se saranno i genitori del bambino o comunque figure vicine di riferimento e affetto per il bambino, questi imparerà nella maniera più naturale ed efficace. Se uno dei due genitori parla l'inglese davvero molto bene, può parlare sempre in inglese con il bambino, ripetendo il classico metodo delle famiglie bilingui.

Ma se nè la madre nè il padre parlano l'inglese sufficientemente bene, pur masticandolo dignitosamente?

Questo era il mio caso, e mi sono lungamente interrogata su come potevo passare l'inglese ai miei figli, cercando però di epurarlo il più possibile dalle scorrettezze della mia pronuncia appresa da adulta e da eventuali errore ed influenze sintattiche da italofona.

La mia risposta è stata questa: aiutarmi il più possibile con materiali originali, cantare molto in inglese, circoscrivere ad alcuni riti e momenti della giornata, che potevano essere preparati, l'interazione in inglese- ovviamente ciò significa comunque molto tempo e molte occasioni, e regolarmente tutti i giorni.

La musica

Ho preferito cantare anzichè parlare perchè trovo che la pronuncia sia molto aiutata dal ritmo della canzone: in effetti la mia cadenza italiana che si nota quando parlo, è molto meno evidente se canto. Inoltre, la tradizione di nursery rhymes inglesi è ricca, variegata ed interessante, ben più (a quanto ne so) di quella italiana: e questo mi piaceva per i miei bambini. Per finire, il bambino presta la massima attenzione al suono della voce materna, ma poi può ascoltare e riconoscere facilmente (avendola già orecchiata nella "mia" versione) la stessa canzone da un cd inglese, cantata da un madrelingua: e così perfezionare la propria pronuncia (in effetti mio figlio di 2 anni e mezzo canta le canzoni che gli ho insegnato io con la pronuncia del CD!).

La sveglia, le routines mattutine, la pappa, la nanna, l'esplorazione del corpo, i colori...ci sono canzoni adatte per ognuno di questi momenti, che si possono cantare insieme. Il bambino le ascolta e le impara perchè ama l'intimità con la mamma e il canto fa parte della coccola. Ciò mi ha aiutato e tenere desta la mia attenzione, visto che si rischia di fare meccanicamente le operazioni quotidiane, che però sono molto significative per i piccoli.

di Claudia Adamo
direttrice della scuola di lingue OpenMinds che offre numerose soluzioni (anche domiciliari) per l'insegnamento dell'inglese ai bambini

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