Né rospo, né principessa: educare i figli all’autostima

By Aprile 12, 2013

Educare all'autostima, significa aiutare i propri figli ad amarsi e a credere in se stessi.

L’autostima di una persona si differenzia dal "concetto di sé".
Il Concetto di sé è la costellazione di elementi a cui una persona fa riferimento per descrivere se stessa, mentre l’autostima è la valutazione circa le informazioni contenute nel concetto di sé; deriva dai sentimenti che una persona ha nei confronti di se stessa in senso globale.

L’autostima si misura dal divario fra

  • Sé percepito: visione oggettiva delle proprie abilità, caratteristiche qualità presenti o assenti

e

  • Sé ideale: immagine della persona che ci piacerebbe essere.

 

Un divario piccolo denota alta autostima, mentre un divario significativo è segnale di bassa autostima.

Come nasce il senso di autostima in un bambino?

Si costruisce fin dal primo giorno di vita nel rapporto con gli altri e si struttura dai segnali che l’ambiente circostante e le persone che si occupano del bambino gli inviano.

Il neonato può basarsi solo su elementi esterni per misurare il suo valore, perché non è ancora in grado di percepirsi come entità differenziata da chi lo accudisce. Quindi un bambino nutrito, coccolato, massaggiato, tenuto fra le braccia sarà un bambino che avrà in sé la sensazione di valere e di essere accettato.
È così che si getta il cosiddetto «seme dell’autostima».

Ma l’autostima non la si raggiunge definitivamente da neonati; è qualcosa che va coltivato e nutrito negli anni dell’età evolutiva e in adolescenza.

Il senso dell’autostima nel bambino viene alimentato da due esperienze:

  • 1) quando una persona per lui importante «lo vede»;
  • 2) quando sente di essere riconosciuto e apprezzato dagli altri per quello che è e non per le sue azioni.

«Essere visto» per un bambino significa essere preso in considerazione e ricevere conferma della propria esperienza ed esistenza.

Essere riconosciuti ed apprezzati per come si è, significa avere la certezza di essere amati solo per il fatto di esistere indipendentemente dalle azioni e dai risultati raggiunti; è ciò che dà dignità all’essere della persona.

Capire se un bambino ha una buona autostima

Per capire se un bambino ha una buona autostima un genitore può :

  • Ascoltarlo e osservare il suo comportamento;
  • Chiedere alle maestre come si comporta a scuola e quanti amici ha. Non è necessario che sia amico di tutti; due o tre amici possono bastare;
  • Osservare i suoi giochi simbolici: tanto più importante è il personaggio impersonificato, tanto maggiore sarà la sua autostima;
  • Chiedergli di disegnare la sua famiglia e vedere lui in che posizione si colloca;
  • Vedere quanto interesse pone nel come si presenta (essere pettinato, ben vestito etc.);
  • Osservare se si ritrae davanti alle difficoltà o le affronta.

 

Aiutare un bambino a promuovere la sua autostima

Per cercare di aiutare un bambino a promuovere la sua autostima i genitori posso fare molto.

Mi soffermerò solo su alcuni punti, per me basilari :

1) Innanzi tutto è necessario sostenere lo sviluppo della sua autonomia.
Ovvero è necessario spronare il bambino a fare da solo le cose, a confrontarsi in prima persona con i suoi compiti e i suoi impegni. È sconsigliabile sovrapporsi a lui nel fare le cose, ma è necessario essere pronti a sostenerlo, consolarlo e incoraggiarlo davanti agli insuccessi;

2) Di fronte alle difficoltà, essere di conforto e sollievo, cercando insieme una soluzione per promuovere i punti di forza e combattere i punti deboli del bambino;

3) Assecondare le inclinazioni naturali del bambino e rispettarne il carattere. Il bambino è esattamente come deve essere, noi non lo dobbiamo cambiare; dobbiamo aiutarlo a tirare fuori il meglio di quello che può esprimere;

4) Ascoltarlo, mostrare interesse verso quello che dice, prenderlo sul serio. Tante volte, per stanchezza o per pigrizia, facciamo fatica ad ascoltare i bambini quando ci raccontano dei loro giochi e dei personaggi di fantasia. È importante sapere dedicare anche a questi aspetti la giusta attenzione, perché rappresentano per il bambino un modo per parlarci di sé, delle sue emozioni e delle sue esperienze;

5) Gioire insieme a lui in modo sincero per i suoi primi piccoli/grandi successi (il primo bel voto a scuola, l’aver imparato ad andare in bicicletta, l’essere riuscito ad allacciarsi le scarpe a solo);

6) Avere aspettative ragionevoli e commisurate all’età;

7) Educarlo alle emozioni, in modo che le sappia gestire e sappia convivere anche con quelle negative senza esserne sopraffatto.

Per coltivare l’autostima dei figli è necessario lavorare anche sull’autostima dei genitori, poiché genitori con buona autostima si sentono maggiormente efficaci coi figli, sanno porre confini chiari, tollerano la frustrazione, promuovono l’autonomia e l’individualità del bambino e, infine, sono da esempio per i bambini.

Incontro per genitori su come educare i figli all'autostima

Martina Berta, psicologa e psicoterapeuta tiene un incontro per genitori dal titolo:
"Né rospo, né principessa - Educare all'autostima: aiutare i propri figli ad amarsi e a credere in se stessi" 

a Milano martedì 24 marzo 2015 ore 20.30-22.00
Spazio Culturale My G
via Filicaia 4, Milano

 

di Martina Berta
Psicologa e psicoterapeuta
www.martinaberta.it

Martina Berta

psicologa psicoterapeuta

www.martinaberta.it/

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    La Comunicazione NonViolenta (chiamata anche CNV o comunicazione empatica) è un processo di comunicazione assertiva sviluppato da Marshall Rosemberg a partire dagli anni '60 e  ci aiuta a esprimere il nostro sentire sospendendo il giudizio su di sè e sugli altri. Anche nella comunicazione con i nostri figli, piccoli o grandi che siano, possiamo mettere in pratica piccoli o grandi cambiamente che miglioreranno la relazione con loro .

    In questo articolo Luana De Falco, Mediatrice Relazionale e Studiosa e divulgatrice di Comunicazione Empatica/ NonViolenta, ci introduce a questo argomento portandoci anche qualche esempio pratico.

    Se vi interessa l'argomento, il 26 e 27 Maggio Luana sarà vicino a Torino con Maria Grazia Lia per un corso dedicato a "Homeschooling e comunicazione empatica", tutte le informazioni a fine articolo.

     ***

    Nel suo libro….”Le parole sono finestre (oppure muri)”, Marshall Rosenberg scrive:“ La CNV (Comunicazione NonViolenta) è un linguaggio di processo che scoraggia le generalizzazioni statiche….”.

    Ho voglia di dirvi tantissime cose sulla CNV, oggi ho pensato di condividere con voi questo passaggio, che ci parla di quanto la staticità nel pensiero e nel lessico, bloccano la possibilità di incontrarci. 

    Cos'è la CNV?

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    Cosa succede quando usiamo la CNV

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    ...e facciamo delle richieste chiare...

    “ti andrebbe di dirmi come ti senti a riguardo?”

    ...entriamo in un linguaggio che incoraggia lo scambio, l’apertura e l’incontro alla ricerca di soluzioni condivise.

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    Corso Homeschooling e comunicazione empatica, Pino Torinese (To), 26 e 27 Maggio 2018

    L'homeschooling è una strada possibile per la vostra famiglia?
    Per partire con consapevolezza e con le informazioni efficaci. Maria Grazia Lia e Luana De Falco, due mamme homeschoolers, conduranno questo intenso fine settimana attraverso testimonianze, decreti legislativi, vari stili e approcci, verso quella che potrà essere la strada percorribile della vostra famiglia.
    Inoltre verranno condivisi gli strumenti per una comunicazione che arriva dal cuore.

    Per tutte le informazioni consultate l'evento su Facebook

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    di Luana De Falco
    Studiosa e divulgatrice di Comunicazione Empatica/ NonViolenta
    Mediatrice Relazionale

     

    Credit immagine principale: Side view of handsome father...stock photo di George Rudy su Shutterstock

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