Come comportarsi d'estate con i pannolini e le irritazioni della pelle?

 Ho cresciuto i figli senza pannolino, facendo ec: elimination communication.

Ludmilla ci racconta di come ha cresciuto la sua seconda figlia senza utilizzare i pannolini, imparando a riconoscere i segnali che precedevano la pipì o la popò e instaurando una comunicazione profonda con la bambina.

Cosa vuol dire non usare il pannolino con i bambini piccolissimi. Valentina ci racconta come si fa e perchè.
La prima cosa è essere in contatto con altre mamme che lo hanno fatto, per capire che si può fare senza essere integralisti, diversi o strani.
Le ragioni che portano a farlo sono molte: una coscienza ecologica, eritemi da pannolino, l'idea di ascoltare i bisogni del bambino fino in fondo.

 

La testimonianza di una mamma che ha cresciuto il bambino senza pannolino.

Non usare il pannolino è una questione di comunicazione con il proprio bambino. I bambini riescono facilmente a comprendere e a godere dell'idea di non sentirsi ingolfati dal pannolino e di liberarsi.

Abbiamo visto come i pannolini usa e getta abbiamo un'impatto fortissimo sull'ambiente e gli scenari futuri di sicuro non sono rosei. Come possiamo fare? Una produzione Genitori Channel Testi e ideazione: Patrizia Coggiola Disegni: Michela Salotti Montaggio: Roberto Benassi Voce: Laura Basile Musiche Sergio Motolese

L'arrivo di un bimbo porta tante cose belle ma soprattutto pannolini! Dalla nascita al momento del vasino si utilizzano in media 5000 pannolini, se li mettessimo tutti impilati faremmo un grattacielo di oltre 20 piani. Possibile che non ci sia altra soluzione?

Di alternative ve ne proponiamo 3 nel prossimo video.

 

Disegnatrice: Michela Salotti Montaggio: Roberto Benassi Voce: Laura Basile Regia, format, testi: Genitori Channel

Genitori Channel vuole proporvi un filone di approfondimento sul un tema dei pannolini. Un tema in apparenza limitato, ma che in realtà offre molti spunti di riflessione. Quello con cui vogliamo iniziare è... il suo contrario: il "senza pannolino"!

 Per me il pannolino è apparso a lungo una delle più grandi conquiste del nostro tempo, anzi, proprio un accessorio connaturato al bambino. Si può concepire un neonato senza ciuccio (anche se per molti a fatica), senza sonaglini, senza tutine di ciniglia, ma non senza pannolino! 

Però quello che mi ha sempre inquietato era l'impronta ecologica che con ogni figlio avrei lasciato sul pianeta: ad ogni bambino corrispondeva una montagna fatta di almeno 4.500 pannolini, e questo cercando di usarne proprio pochi...

 

Ma come si faceva con la cacca e la pipì dei neonati prima che inventassero i pannolini? Come si fa oggi in posti dove i pannolini non esistono (cioè la maggior parte del mondo)?

 

Io ci misi alcune migliaia di pannolini a scoprirlo, e purtroppo anche numerose dermatiti che riducevano il sederino di mia figlia a sangue. Ma non osavo abbandonarne l'uso. Avevo un po' l'idea che i bimbi fossero una specie di rubinetto che perde... 

Che aiutare i bambini sin da piccolissimi a fare cacca e pipi' senza sporcarsi fosse il modo in cui le mamme di tutto il mondo affrontano da sempre il problema, mi convinceva fino ad un certo punto, in fondo le africane e le amazzoni, tanto per dire, sanno anche accendere un fuoco senza accendino... ma scoprire che c'era chi cresceva i figli senza usare i pannolini nel mondo occidentale, addirittura in Italia, fu una scoperta che non riuscii a farmi semplicemente scivolare addosso.

In "occidente" (per indicare quei posti dove i ritmi sono dettati dall'orologio, non dal sole o dalle stagioni), si parla di EC: ELIMINATION COMMUNICATION, cioè comunicazione fra mamma e bebè su come eliminare cacca e pipì. La prima a scrivere estensivamente di questo è stata Laurie L. Boucke, americana. Laurie aveva una tata indiana che tolse il pannolino ai suoi figli e un giorno le chiese come mai gli occidentali, che si considerano persone molto attente all'igiene e alla pulizia, potessero tollerare che i bambini vivessero impacchettati nei loro escrementi per anni... cosa che da loro, in India, era inconcepibile.

L'EC non è un "metodo" è più un modo. Parte dal concetto che i bambini vengono al mondo coscienti dei loro bisogni e con la capacità di esprimerli in modo che possiamo aiutarli a soddisfarli. Vale per il bisogno di cibo, di contatto e per pipì e cacca. Con attenzione, tempo e molto amore si impara (ma non lo sapevamo già ??....) che comprendere il proprio bambino anche sulle necessità di.... eliminazione e aiutarlo a soddisfarle é un modo per offrirgli del rispetto.

L'uso dei pannolini non ha niente di universale ed è una introduzione recente dei paesi occidentali. E' una abitudine che fa si che i bambini perdano il contatto con il propio corpo, che insegna loro a fare pipì e cacca nel pannolino e non fa altro che spostare nel tempo la comunicazione che si stabilisce su questo particolare argomento. (tratto da senzapannolini)

Abbiamo selezionato per voi dalla rete un video molto chiaro realizzato da Francesca Catarci

I primi sei mesi sono il periodo d'oro dell'ec, i bambini hanno una "finestra di apprendimento" aperta ed associano molto velocemente una posizione alla necessità di fare pipì o cacca. E' sufficiente quindi cominciare a tenergli aperte le gambette (appoggiando la testa sul braccio nei primi mesi) sopra un lavandino, un vasino o un contenitore di qualsiasi tipo, meglio ancora se riusciamo ad associare un suono da usare per facilitare il rilassamento e quindi l'evacuazione (il classico psss).

La decisione di non utilizzare pannolini per i propri figli e di gestire le loro esigenze fisiologiche tramite una relazione fatta di disponibilità, pazienza e tolleranza, non può fare altro che generare commenti, punti di vista, schieramenti, perplessità in chi questa pratica l'ha conosciuta solo dall'esterno e non si sente di volerla applicare al proprio stile di vita.

Abbiamo raccolto due testimonianze di mamme che hanno 'incontrato' l'EC nel loro percorso di genitori, l'hanno osservata e poi hanno continuato a scegliere l'opzione dei pannolini. Le loro riflessioni ci sembrano utili anche per riflettere sul limite oggettivo che questa pratica può trovare nella pratica quotidiana, dove tanto conta la ciò che ogni genitore è disposto a mettere in gioco di se e dei propri ritmi.

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