Il mio bimbo è cresciuto senza il pannolino

By bs Aprile 17, 2010 Add new comment

Chi l'ha sperimentato concorda su un punto: per iniziare la pratica del Senzapannolino è fondamentale vedere esperienze di chi lo sta già applicando e ricevere nella pratica testimonianze dirette da chi ha scelto questa pratica.

Abbiamo raccolto le preziosissime parole di varie mamme che da anni e con entusiasmo sono delle ferventi sostenitrici dell'assenza di una ragione particolare al dover mettere un filtro tra un genitore e i bisogni del proprio figlio. L'hanno scelto perchè così si sentono più in contatto con la propria creatura, perchè amano questa particolare intesa che si viene a creare, perchè non sono ben felici di non pesare sul pianeta e sul bilancio famigliare, perchè hanno trovato dentro di se una inevitabile combinazione di curiosità mista a sfida... Che però ci regala tanti esempi di successo e tenacia.

 Tante mamme ne vengono a sapere tramite articoli o notizie che poi le hanno fatte riflettere su gesti e comportamenti sperimentati nella vita quotidiana, come la mamma di questo video:

oppure come la mamma L.M. che ci ha lasciato questa testimonianza:

"Lo ammetto: prima della nascita di mio figlio ero una persona completamente diversa. Incontrare un bambino per strada non mi emozionava quanto incontrare un cane e, si , è vero, sino ad allora avevo avuto a che fare più con cani che con bambini.

Prima di allora avevo visto pochissime mamme allattare al seno. Un giorno, ad una festa, mentre una mamma allattava con disinvoltura di fronte ai miei occhi un bimbo che già camminava, avevo provato addirittura un certo fastidio.

Quando, alla nascita di mio figlio, me lo consegnarono da allattare per la prima volta vestito di tutto punto, caldo di culletta termica e completo del suo primo pannolino, tutto mi pareva assolutamente normale.

Poi sono passati tanti giorni, a guardarci negli occhi, io e il mio primo cucciolo, tante ore da soli, a imparare uno dall’altro, vicendevolmente.

Quando gli cambiavo il panno e gli lavavo il culetto sul lavandino spesso faceva la cacca. Più passavano le settimane più mi rendevo conto che preferiva farla così piuttosto che farla nel panno. Certe volte faceva così anche la pipì ed era divertente vederlo soddisfatto e consapevole del gesto.

Pian piano imparai a decodificare certi suoi minimi segnali di esplicito imbarazzo che preannunciavano una pipì , allora gli chiedevo: “pipì?” e, tolto il panno asciutto, lo portavo a far pipì sul lavandino. In effetti non era molto diverso che con i cagnolini e, mi dissi, se ero sempre riuscita a capire quando un cane la doveva fare, perché mai non dovevo riuscirci con mio figlio?

Da lì a scoprire che questa pratica fosse comunque diffusa, il passo fu breve. Un’amica mi disse che quella pazza di sua sorella passava ore in bagno a far fare la pipì al suo bambino e che addirittura esisteva un gruppo di discussione su yahoo (senzapannolini). Mi si aprì un mondo.

In inglese si dice ec: elimination comunication, in italiano si può chiamare igiene naturale del bambino, se si vuole, comunque in pratica significa, come l’allattamento a richiesta, soddisfare un bisogno del cucciolo di uomo (che, ricordiamolo, nasce inetto) secondo natura e con estrema semplicità.

Aveva tre mesi e mezzo quando gli ho tolto il panno di giorno. Arrivava la primavera e lui era felicissimo senza panno. Si capisce, usavo gli usa e getta. Per capire veramente penso bisognerebbe provare a indossarne uno, fare anche solo una pipì e aspettare che la temperatura, all’interno del panno, faccia il resto.

Ovviamente tutti, intorno a me, a partire dal papà, mi guardavano con scetticismo, se non addirittura con disapprovazione…E’ un fatto culturale, o piuttosto, come dire, di ignoranza di altro. Equivale a sostenere che il controllo sfinterico non c’è prima dei 18 mesi solo perché lo ha detto Thomas Berry Brazelton e il suo manuale è una bibbia dei nostri pediatri, senza sapere che Brazelton ha lavorato quale medico specializzato dell’Istituto Pampers (!), e continuare a far finta di niente, persino quando i bambini, tutti rossi per lo sforzo, se la sono fatta addosso sotto i nostri occhi e noi, solo dopo, doverosamente, provvediamo a rimuovere la causa di quell’odorino.

Insomma, avrete capito che ho tenuto duro, e non è stato “facile” come per una mamma dell’Africa Orientale, perché qui, dalla parte privilegiata del mondo, se non sei “autosufficiente” c’è un pampers per tutte le età, vuoi mettere?

Insomma, ora lo so, gran parte dei nostri “privilegi” sono, ahimè, quelle che Willy Maurer chiama “seconde scelte”. Ma, posto che è così, come La Leche League pone il latte artificiale quale quarta scelta per l'alimentazione del lattante, (prima vengono nell'ordine: latte materno fresco della propria madre, latte materno fresco di un'altra donna, latte materno pastorizzato di una banca del latte), direi che prima del pannolino usa e getta ci sono, nell’ordine: mamma o un’altra anima buona che ti accompagna in bagno, il pannolino di stoffa, il pannolino ecologico e infine l’usa e getta che ci mette 500 anni a biodegradarsi e ti costringe a spalmare creme, altrimenti inutili, sul sedere di tuo figlio per almeno due anni."

 

Un'altro tratto che caratterizza questa scelta, è che spesso le mamme che vi approdano lo fanno al secondo e terzo figlio, forse perchè più solide nella propria capacità ed esperienza di maternage.

Per tante mamme, lo spettacolo di scoprire la comunicazione così profonda con i propri figli, anche mettendo alla prova i  limiti della propria pazienza, è un regalo inestimabile.

 

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