Il trauma del parto cesareo per la donna

Spesso le mamme che hanno partorito con taglio cesareo e soprattutto se inaspettato, cioè praticato con la motivazione dell’urgenza, si chiedono perché a distanza di tempo ancora soffrono molto. Perché si sentono a volte ossessionate dal ricordo del parto tanto da continuare a riviverlo nella loro mente. Perché non possono dimenticarlo se alla fine il bambino è nato bello e sano, come tutti non smettono di ricordare loro.
Proviamo a dare una risposta: il parto cesareo può configurarsi come un possibile evento traumatico nella vita di una donna.

Per parlare di evento traumatico scomodiamo qualche dato scientifico.

Nel 2000 la 4ª edizione rivisitata del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali definiva i quattro criteri fondamentali per la diagnosi di Disturbo Post Traumatico da Stress nell’adulto:

  • L’esposizione all’evento traumatico.
  • L’invasività persistente del ricordo traumatico.
  • Le strategie di evitamento di ogni stimolo che possa ricordare l’evento traumatico.
  • I sintomi di irritabilità generale.

Il confronto di questi criteri diagnostici con quelli previsti dalla edizione precedente del Manuale del 1980 mostra alcune interessanti differenze .

Rispetto al primo criterio, relativo alla natura dell’evento traumatico, per la versione precedente del Manuale l’evento traumatico doveva avere una valenza stressante universale (“uno stressor di natura eccezionale capace di provocare sintomi traumatici in quasi tutti gli individui”); oggi quando si parla di trauma ci si riferisce a un evento soggettivamente minaccioso per l’integrità fisica o altrui in relazione a quel soggetto.

In sostanza la comunità scientifica è concorde nel definire eventi traumatici quelli soggettivamente e non universalmente eccezionali.

Diventano dunque elementi che permettono di sviluppare il Disturbo Postraumatico da Stress non solo catastrofi naturali, aggressioni e violenze dirette, ma anche eventi a cui si è assistito, con cui ci si è confrontati, che hanno comportato, per sé o per altri, morte, lesioni o anche solo minaccia delle stesse.

La positività di tale inclusione non sta nel poter attribuire a un maggior numero di persone questo disturbo, ma nel riconoscere a ogni individuo, che porta una personale sofferenza legata a un evento della propria vita, la necessità del sostegno di cui ha bisogno per poter vivere normalmente.

L’evento del parto, nonostante sia quotidiano e atteso, rientra tra quelle situazioni che espone la donna a un possibile evento traumatico: il parto è un momento in cui vita e morte si avvicinano, si sfiorano e a volte anche si toccano.
È un momento dove il dolore è violento, trasforma, mette alla prova: vissuti che accomunano molte partorienti sono la perdita di controllo e il sentirsi morire nelle fasi di travaglio avanzato.
È violento anche per chi assiste: ostetriche, padre e medici; inoltre, le condizioni di assistenza al parto in ospedale non favoriscono un approccio rassicurante, non rispettano la soggettività delle mamme e trascurano spesso gli aspetti emotivi, occupandosi soprattutto dell’assistenza tecnica all’evento biologico.

Il supporto in travaglio per ridurre il trauma

Secondo molti studi alcune dimensioni del parto sono particolarmente importanti in relazione alla percezione dell’evento come traumatico: per esempio il tipo di parto e il supporto durante il travaglio.

Il tipo di parto, se esso è avvenuto in seguito a interventi strumentali (utilizzo del forcipe, estrazione con ventosa, episiotomia o a situazioni di minaccia per la vita della madre o del bambino), è associato significativamente con le reazioni traumatiche da stress e con il Disturbo Post Traumatico da Stress. Vari autori sono concordi nel considerare il taglio cesareo d’urgenza quale forte predittore di tale disturbo e delle reazioni traumatiche ad esso collegate.

Quanto al livello di supporto bisogna considerare che la percezione di cure inadeguate da parte dello staff ostetrico e di negativo contatto con esso durante il parto sono anch’essi predittivi del disturbo.
Per contro la continuità del supporto in travaglio da parte di una persona di fiducia, quale per esempio una ostetrica o una doula, o anche di un partner attento porta una serie di effetti benefici sia per la madre che per il neonato.

Le pressioni sulla donna nel post partum

Nel post-partum per molte donne può essere difficile parlare degli aspetti negativi della nascita, tendendo a rimuovere gli effetti meno piacevoli e rimarcando invece la propria felicità a essere mamme di un bambino sano.

E’ indubbio che ci siano fortissime pressioni sociali esercitate sulle neo-madri riguardo all’essere felici della loro esperienza di nascita e al mettere la salute e i bisogni del bambino al centro, prima di loro stesse.
Questo però impedisce alle donne di esprimere sensi di colpa, rabbia, frustrazione rispetto al loro vissuto e le porta a focalizzarsi sulla salute del bambino non come obiettivo in sé, ma come strumento per ottenere un maggior grado di benessere materno.

Esprimere le proprie sensazioni e ricostruire ciò che è successo è il primo passo

Dopo una nascita traumatica è importante incoraggiare la discussione con gli operatori per chiarire come si è svolto il parto, per chiedere spiegazioni circa il perché sono state fatte certe scelte.

Nel postpartum la ricostruzione delle fasi del parto sono fondamentali per chiarire nella memoria della neomamma l’evento: ciò facilita l’integrazione dell’esperienza nella transizione alla maternità.

E’ importante che le donne che hanno vissuto una esperienza così forte possano parlare

  • della perdita del parto che avevano tanto sognato,
  • del dolore per il tempo che spesso dopo un cesareo le tiene separate dal bambino,
  • del disorientamento che scaturisce dal non aver visto, come la natura prevede, uscire il bambino dal proprio corpo, esperienza quest’ultima che può far provare alla neo mamma una sensazione dolorosissima di estraneità verso il proprio piccolo,
  • dell’impotenza data da un parto tecnico nel quale non si ha avuto una parte attiva,
  • della possibile difficoltà a sintonizzarsi con il bambino dovuta ai ricordi ricorrenti e persistenti di una nascita traumatica,
  • della rabbia e del rancore verso i medici,
  • della difficoltà a considerare la cicatrice come parte del proprio corpo,
  • della ferita della femminilità vissuta come “furto” della capacità naturale di dare alla luce il proprio bambino.

 

 

I papà disorientati dal parto traumatico

Anche i papà possono sentirsi disorientati in seguito ad un parto traumatico.
Possono sentirsi soli, possono essere molto dispiaciuti per non aver assistito alla nascita e per non aver potuto sostenere la propria compagna senza tuttavia trovare lo spazio per dirlo.

Spesso per i papà è difficile capire perché la partner stia così male per un parto cesareo, perché nonostante il bambino bello e sano la mamma voglia fermarsi per così tanto tempo a metabolizzare quel momento…una delle risposte a questa domanda è che la mamma può aver subito un trauma e può aver bisogno di condividerlo, anche in un discorso di coppia, se necessario.

 

di Emanuela Cioccolanti
Psicologa Psicoterapeuta individuale familiare e di coppia. 
Lavora a Roma e si occupa prevalentemente di preparazione all'evento nascita e al post partum con un'attenzione particolare al rischio di depressione post partum. 
Effettua incontri individuali con le future o neo mamme, di coppia per sostenere l'alleanza genitoriale nel difficile compito di prendersi cura del bambino e familiare per riflettere sulle strategie più efficaci di accudimento primario (sonno, alimentazione, gioco).
Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. tel. 349 3687039

 

immagine: foto presa da Daniela Torrisi

Barbara Siliquini

Da single impenitente, affamata di vita, girovaga del mondo, donna in carriera, sono diventata una mamma allattona, spesso alternativa e innamorata del grande universo della nascita dolce, dell'alto contatto, della vita consapevole. Così è nato GenitoriChannel, per condividere con tutti: i dubbi nell'essere genitori, le scoperte, l'idea del rispetto come primo valore della genitorialità, i trucchi per vivere il quotidiano con leggerezza e con consapevolezza.

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Commenti   

Fabienne Yamina Scun
0 # Fabienne Yamina Scun 2013-04-04 16:07
Un'articolo interessante, per tutte quelle donne che hanno vissuto un qualsiasi tipo di parto, per tutti partner che sono stati accanto alle donne in questo passaggio particolare della vita, per tutte le persone che ne hanno a che fare in qualsiasi modo!
Buona lettura
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Veronika Vidlakova
0 # Veronika Vidlakova 2013-04-04 16:08
cara, non ho letto tutto pero capisco benissimo ogni donna che soffre dopo un parto cesareo! anch'io ho avuto trauma dell primo parto che è stato "naturale" pero in ospedale, dove è difficile trovare qualcosa naturale... per fortuna ho potuto vivere anche il secondo parto! quello ha guarito tantissimo, spero anche per gli altri! :*
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Daniela Torrisi
0 # Daniela Torrisi 2013-04-04 16:08
grande! sono felice che si parli finalmente di questa cosa.
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