La dott.ssa Anita Regalia, ginecologa, per 10 anni responsabile di uno dei più prestigiosi reparti nascita del nord Italia, professore universitario e co-fondatrice dell'Associazione Iris, analizza alcuni dei più frequenti luoghi comuni sul parto raccontandoci quanto siano spesso più frutto di credenze infondate che di evidenze scientifiche.

Le Cronache di mamma continuano con un'altra lezione del corso preparto, questa volta Monia ci svela perchè non ha mai pensato al dolore del parto a differenza di alcune sue compagne di corso

Alla seconda lezione – continuavo a chiamarle così, anche se l'ostetrica si arrabbiava un po', continuando a definirli incontri – eravamo già distese e rilassate. Il primo passo era fatto, avevamo fatto conoscenza e ci eravamo osservate la pancia le une le altre; quello che non sapevo è che, una volta fatto il primo passo, data la nostra sembianza semisferica, proseguire voleva dire... rotolare a folle velocità verso un punto di arrivo imprecisato.

“…è successa una cosa meravigliosa, che ha travolto e stravolto completamente la mia vita e il mio animo, dando vita ad un nuovo inizio: il 10 maggio scorso, dopo un bellissimo parto naturale, è nata Petra, la mia bambina, e il suo arrivo ha spalancato nuove porte dentro di me,  sono stata invasa da un’ondata di tenerezza e d’amore di una intensità mai provata prima, e tutto quello che vivo è così forte che sento di volerlo condividere, perchè la maternità e un figlio ti riportano all’essenza delle cose e danno un nuovo senso alla vita.” Con queste parole abbiamo conosciuto alcuni mesi fa il blog di Sveva Sagramola, la conduttrice storica di Geo&Geo, il programma pomeridiano di Rai3 dedicato alla natura e all'ambiente.

La nascita di un bambino dovrebbe essere l'esperienza più unica e bella nella vita di una donna, ma sempre più spesso risulta un evento traumatico e doloroso... molta responsabilità è della cattiva assistenza che si riceve in ospedale: la donna viene fatta sentire incapace, inadeguata, priva di competenze. I riflessi di questo spesso compromettono molto altro. ...Ma a volte, invece, troviamo le persone giuste, e tutto cambia. Godiamoci la doppia testimonianza di Graziella: il primo figlio, un parto "violato", un'allattamento compromesso. La seconda figlia, un parto da ricordare e un allattamento senza problemi.

Pubblichiamo oggi un bellissimo brano tratto da Lo Yoga per la Gravidanza: corpo e mente in viaggio verso la nascita, lo scritto è di Barbara Siliquini. Si illustrano molto bene la fisiologia del travaglio e i meccanismi perfetti e incredibili che la natura ha previsto per condurci al parto, senza tralasciare di sottolineare come essi siano delicati. Quindi, per una buona esperienza di parto, è importante assicurarsi che le condizioni intorno a noi non disturbino il nostro innato sapere, quello da solo è il nostro più potente alleato.

Il parto, la tua personale scalata dell'Everest

Ti sei preparata lungo i nove mesi per questo evento.

Hai mai pensato al parto come ad uno degli eventi che riguardano la sessualità femminile? Come le mestruazioni, o la menopausa e l’atto riproduttivo, il parto appartiene alla sfera della tua sessualità. Se guardi a questo evento con tale ottica, appare importante e più naturale considerarlo come un evento intimo, da proteggere, da vivere con fiducia rispetto a te stessa e al tuo corpo.

Proprio come le altre funzioni vitali del tuo corpo, partorire non è legato ad un competenza specifica, al sapere o non sapere partorire, all’essere capace o non capace, portata o non portata per il parto. Il parto è una funzione che ti è propria in quanto donna, il tuo corpo ha insito un sapere innato, un codice genetico in grado di attuare dei meccanismi perfetti che ti condurranno attraverso il parto e che daranno ad ogni momento e ad ogni sensazione un significato preciso.

 

I meccanismi del travaglio

Il tuo bambino è il principale attore nello scatenare l’avvio del parto. Dal punto di vista fisico, lo fa attraverso un dialogo ormonale del suo corpo con il tuo, ovvero avvisandolo che il suo sviluppo è compiuto, i suoi polmoni sono pronti e che quindi lui dà il suo benestare all’inizio del travaglio. Questo genera il rilascio sostanze, nel liquido amniotico, che inducono il tuo corpo a secernere a propria volta ormoni che preparano l’utero, ad esempio ammorbidendone il collo.

Ti potrebbe essere utile sapere cosa avviene nel tuo corpo al momento del travaglio e del parto, per capire come ogni cosa abbia un suo senso.

La funzione del parto è regolata da una parte del nostro cervello che è definita ancestrale, ovvero quella che era presente già milioni di anni fa nelle prime forme umane. E’ la parte più piccola del cervello, responsabile di una parte molto ridotta delle funzioni del cervello, ed è quella nella quale risiedono i centri che regolano le funzioni vitali e involontarie: il sonno, il respiro, le reazioni istintive, le funzioni escretorie, etc.

L’ormone principe del parto, è l’ossitocina. Ogni contrazione dell’utero è resa possibile da una scarica di ossitocina. Questa scarica produce un effetto sulla muscolatura involontaria dell’utero, utile a modificarne la forma, ammorbidendone e allargandone l’apertura e massaggiando il tuo bambino verso l’uscita.

 

Il dolore e la risposta biologica

Questa modifica del muscolo uterino, indotta dall'ossitocina, è in genere avvertita come una contrazione dolorosa, a volte molto dolorosa. E’ utile ed interessante sapere che il dolore, che nella maggior parte delle donne accompagna il travaglio, ha una caratteristica in apparenza banale, ma molto importante: è intermittente. Ovvero ad ogni ondata di spasmo, segue un intervallo di totale e completa assenza di sensazioni dolorose, anzi quella pausa è spesso caratterizzata da una sensazione di benessere o di tale rilassatezza da indurre al sonno. Nei travagli non medicalizzati, non è affatto infrequente sentire raccontare di donne che sonnecchiano tra una contrazione e l’altra. Ma come è possibile?

L’impulso del dolore conseguente alla contrazione attivata dall’ossitocina, arrivando al cervello, fa scattare un meccanismo di “protezione”: il cervello, messo in allarme dal senso di dolore, mette in circolo un anestetico che ha l’effetto della morfina: si tratta delle endorfine. Le endorfine sono oppiacei naturali, ormoni prodotti dal nostro corpo che hanno un effetto gratificante e calmante.

Ti è mai capitato di fare una lunga e faticosa camminata in montagna per raggiungere un rifugio, o un’ora di esercizio aerobico in palestra… tutto il percorso è caratterizzato da una grande fatica fisica, a volte ti sembra di non farcela più, che tutto ti faccia troppo male. Finalmente arrivata alla cima, o finita la lezione, ti senti estremamente soddisfatta, appagata e orgogliosa del risultato raggiunto. Beh, quella sensazione è prodotta proprio dalle endorfine che il tuo corpo produce per bilanciare il grande lavoro e la grande fatica fatta.

Durante il travaglio, una volta che le endorfine hanno fatto rientrare il segnale d’allarme, arriva una nuova ondata di ossitocina, una nuova contrazione che ti avvicina al momento in cui conoscerai il volto della tua creatura. E così il travaglio procede e arriva al momento in cui il corpo della tua creatura lascia definitivamente il tuo.

Le sensazioni di dolore che spesso accompagnano le contrazioni, hanno anche un significato fisico, cioè hanno la funzione di stimolarti a trovare le posizioni e le modalità che ti sembra riducano tale dolore. Tali posizioni e modalità sono molto spesso proprio quelle che consentono al tuo corpo e alla tua creatura di posizionarsi al meglio per agevolare il passaggio attraverso il canale del parto e la tua vagina. Così ad es. a volte le donne sperimentano che muovere il bacino oscillandolo, come nei movimenti della danza del ventre, lenisca il dolore, altre volte mettendosi a carponi. Questi movimenti e queste posizioni spesso aiutano il bebè ad uscire più velocemente o ai tessuti della mamma di distendersi al meglio.

 

Effetto "disturbo" nel parto

Essendo il parto regolato dal nostro cervello antico, possiamo pensare che se riuscissimo ad abbandonarci completamente alla nostra parte più istintuale, più puramente mammifera, il parto avverrebbe senza nessun bisogno di controllo né da parte nostra, né da parte di qualcuno esterno. La maggior parte delle difficoltà nel parto, nel caso di una mamma ed un bebè in buona salute, sono infatti legate proprio ai condizionamenti culturali e fisici nei quali siamo immersi nel nostro quotidiano e al momento del parto.

Infatti, per consentire a questo perfetto meccanismo ormonale e meccanico di funzionare, la natura ha previsto che la neocorteccia celebrale vada a riposo. La neocorteccia è la parte più “recente” del cervello, quella in cui risiedono: le abilità e le competenze che apprendiamo, il linguaggio, la ragione, la logica, e così via. L’attivazione della neocorteccia inibisce la produzione di ossitocina nel travaglio. Ogni volta che la neocorteccia cerebrale viene attivata, durante il travaglio e il parto, rischiamo di interrompere, ritardare, disturbare un meccanismo che ha milioni di anni di perfezionamento e che assicura un parto “fisiologico”.

Come si fa quindi a non stimolare ed attivare la neocorteccia per consentire al nostro cervello antico di procedere senza intoppi?

Le funzioni che stimolano quella parte del cervello sono:

  • il linguaggio, specie quando richiede di pensare,
  • la luce (la vista è infatti uno dei sensi più evoluti),
  • il sentirsi osservati, situazioni di disagio (as es. avere freddo) e la percezione di pericolo.

Ecco quindi che durante il travaglio è importante assicurare alla mamma un ambiente non troppo luminoso (non è un caso che la maggior parte dei travagli si avviino di notte), non stimolarla con domande o cercando di istaurare una conversazione. Anche il sentirsi osservata, o il sentire freddo attivano uno stato di allarme della madre. La percezione di pericolo e la mancanza di sicurezza possono attivare la produzione di catecolamine, in particolare di adrenalina. Questo ormone è un antagonista dell’ossitocina, ovvero ne inibisce la produzione. Per questo allarmare la mamma, crearle delle tensioni o delle pressioni in modo allarmistico, non aiuterà la progressione del travaglio.

L’adrenalina è un ormone “contagioso”, cioè alla presenza di una persona che, portata in condizione di stress, o di tensione, o allarmata, produrrà adrenalina, la stessa risposta ormonale tenderà a propagarsi sulle persone che sono intorno. Per questa ragione è opportuno creare, intorno alla mamma in travaglio, un clima disteso e fiducioso, per farlo bisogna ricordare che lei, la sua creatura e i corpi di entrambi sanno cosa fare.

 

A cura dell'Associazione Parto Naturale (onlus), per il progetto DVD + libro: Lo Yoga per la Gravidanza: corpo e mente in viaggio verso la nascita

 

 

immagine da: mammedomani

*EBM: evidence based medicine - cioè medicina basata sull'evidenza dei numeri e delle ricerche.

Antefatto: abbiamo riportato una lettera di M. Odent, noto medico ostetrico e autore di molti libri, che sostiene che una nascita rispettosa della fisiologia, quindi secondo natura e senza "rituali" medici e non medici, è la base per avere persone naturalmente portate al rispetto della vita, della natura, degli altri, ovvero quegli ingredienti fondamentali, in questa nuova era (in cui è diventato evidente che sia necessario trattare la natura con più rispetto, e recuperare la qualità della vita), alla sopravvivenza della nostra specie.

L'articolo ha generato polemiche tra i sostenitori e i detrattori delle posizioni sulla nascita di Michel Odent. I detrattori affermano che Odent (e non solo) dicono cose senza fondamento scientifico, i sostenitori dicono che le cose non stanno così.

Uno degli ultimi botta e risposta sono tra me e "Luna". Scrivo questo post in risposta ai commenti di Luna all’articolo di odent : La strada verso la sopravvivenza della specie passa per il rispetto della sacralità del parto.

Mi permetto di usare un post perché la lunghezza della mia risposta non poteva essere inserita nei commenti.

***

Cara Luna,

E’ difficile che la mia risposta possa risultare esaustiva per te. Io sono laureata in economia e commercio e ho lavorato per anni nelle telecomunicazioni, tu sei laureata in medicina e lavori nel tuo ambito, e la tua domanda riguarda il tuo campo, e dovrebbe essere risposta direttamente da Odent

Il dolore del parto?

Aprile 29, 2010

 

Clara Scropetta parto di EfremA seguito dell'interessante dibattito sorto sull'articolo di Odent, relativamente al tema del dolore, proponiamo questo scritto di Clara Scropetta proprio sul Dolore in relazione alla nascita.

Clara Scropetta si auto definisce così:

Sono mamma e custode della nascita. Dopo la laurea in chimica e tecnologia farmaceutiche, ho studiato varie discipline "complementari" per giungere ad una visione della salute quale equilibrio dinamico di relazione che si manifesta come bellezza e felicità. Credo che la guarigione del percorso nascita sia un punto chiave per il recupero del benessere personale e sociale. È stata la maternità ad avermi iniziata a questa visione e sono i miei tre figli gli alleati preziosi nelle ricerche. Mi sto rieducando con fervore ad uno stile di vita rispettoso, sobrio e consapevole (ecologico profondo) e al recupero delle competenze materne.

...

Dolore?

Dolore fu quando a sedici settimane di gravidanza nacque il mio primo bambino, con un aborto su indicazione medica, provocato dagli ovuli di prostaglandina, io perduta nel mio corpo sconquassato e passivo; dolore fu soprattutto quando dopo tutta una notte e una mattina ancora nulla successe e un medico molto indelicato decise di farmi portare in “sala parto” per sottopormi ad una ispezione vaginale di “controllo”. Sollievo fu per il buon cuore dell’infermiera che mi tenne la mano e per la sua compassione nel concedermi alcune gocce di Valium, dopo.

 

Pubblichiamo il testo dell'intervento di Michel Odent, ginecologo ostetrico e ricercatore di fama mondiale e autore di 11 libri tradotti in 21 lingue.

Gli Stati Uniti sono il faro del progresso per molti. Il paese dove forse si può ottenere, certo, pagando, probabilmente la migliore assistenza medica possibile… ma il parto e la gravidanza non sono un fatto patologico, e più della tecnologia e della farmacologia è importante il prendersi cura della persona (tema che comunque dovrebbe essere alla base anche delle cure di patologia…).

 

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