Famiglia All'Improvviso: per ridere, commuoversi ed esser felici

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 Famiglia all'improvviso – Istruzioni non Incluse è un film bellissimo!

Dipendenza da cellulare e ragazzi: la app che ci viene in aiuto

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La metà dei bambini sotto i 10 anni possiede un cellulare, i ragazzini delle medie sono quasi tutti dotati di cellulare.

Lunedì, 19 Luglio 2010 00:00

Sostegno a casa dopo il parto

Post partum Post partum

Ospitiamo questa bellissima testimonianza di una mamma che ha fruito del servizio dell'ostetrica a casa dopo parto denominato "Bambini si nasce". E' una testimonianza molto toccante, molto efficace e nella quale si riconosceranno moltissime mamme: spesso la sensazione di non essere all'altezza, o che ciò che il dolore che lamentiamo non sia considerato credibile, ci toglie ogni forza e ogni sensazione di competenza. Basta poco, una persona competente che si mette davvero in ascolto di noi, per cambiare radicalmente l'evoluzione che una nuova nascita porterà nella famiglia e nella coppia.

 ******

Mi ricordo benissimo quando è venuta l’ostetrica la prima volta.

Ero arrivata a casa da una settimana … Ero molto stanca, mi veniva da piangere per ogni piccola cosa.

Emanuele, che in Ospedale era bravissimo, appena arrivati a casa aveva iniziato a piangere molto di più e a dormire molto di meno.

Era calato di peso e mi avevano detto che se non riprendeva entro la visita di controllo avrei dovuto dargli il latte artificiale.

Mia mamma era venuta a stare da me e vedendomi così stanca mi diceva di non stare a insistere con l’allattamento, che anche mia sorella aveva dato il biberon e in effetti il suo bambino era cresciuto benissimo.

Anche le mie zie venivano, dicevano la loro, ognuna una cosa diversa … mia sorella un’altra ancora, mia suocera … e io mi sentivo assolutamente incapace, si, … soprattutto quando Emanuele piangeva, quando non smetteva neanche se lo attaccavo al seno e il dubbio di non avere latte o che il latte non fosse buono diventava praticamente una certezza.

Mio marito era l’unica persona della famiglia che non  mi pressava, che mi stava vicino dicendomi di avere pazienza, che ce l’avrei fatta. Ma anche lui era preoccupato per me e per Emanuele.

Intorno cominciavo a capire che erano preoccupati che io fossi in depressione post-partum: anche due colleghe che erano venute a trovarmi avevano detto poi a mia mamma “ma non è che sta andando in depressione?” … sono sicura che anche mio marito aveva iniziato a pensarlo …

Sai col lavoro che faccio so benissimo cosa scatta quando pensiamo che una mamma sia depressa …

Quando ha iniziato a girare per casa l’idea che avevo la depressione post-partum … sembra un paradosso, ma ho iniziato a sentirmi depressa davvero, ad avere paura di essere depressa proprio da depressione post-partum, non solo di essere stanca e triste per come era andato il parto, per il male cane che avevo ai punti, non riuscirmi a sedere … Questi per me erano i motivi per cui mi sentivo giù, tutti mi dicevano “dai è normale, vedrai che passa.”  Anche in Ospedale quando ero tornata perché avevo molto male ai punti mi avevano detto che non avevo niente, addirittura che la ferita era bellissima- Mi ricordo ancora quella frase del dottore mentre mi visitava … “Signora lei non ha niente! La sutura è ben adesa! Perfetta!”  . mi ero rimessa  a piangere e lui aveva scritto queste cose su una carta che ci aveva dato in mano, le aveva rilette a voce alta a mio marito e gli aveva detto “davvero non c’è niente, deve solo avere un po’ di pazienza. Se  proprio non ce la fa prenda questo” . Era una medicina che mi avevano dato alla dimissione ma poi a casa avevo letto che era controindicata in allattamento e avevo smesso.

Ho chiamato l’ostetrica per disperazione: una mia amica che ci era appena passata mi ha dato la dritta, in quel momento avrei fatto qualsiasi cosa, non avevo molta fiducia che cambiasse qualcosa, avevo sinceramente anche un po’ di diffidenza …  ma non ne potevo più.

Quando è arrivata c’era mia mamma e mia sorella, avrei voluto che non ci fossero ma erano lì …

Lei si è presentata, si è seduta con noi e ci ha chiesto in modo molto semplice “Come va?”

Mia mamma ha iniziato a raccontare  che mi stavo esaurendo dietro all’allattamento, che avevo avuto un parto difficile e che avrei dovuto riposarmi di più. Mia sorella diceva che secondo lei non dovevo insistere con l’allattamento, che ero troppo condizionata dalle mie amiche che avevano allattato.

Lei le ha ascoltate ma poi ha chiesto a me “Gloria, come sono stati questi primi giorni di Emanuele?mi racconta un po’?”

Io ho iniziato a dirle tutto, che in Ospedale era bravo ma a casa aveva iniziato subito a fare il matto, che avevo paura di non avere latte abbastanza … poi Emanuele si è svegliato piangendo, mia mamma si era alzata per prenderlo su e mia sorella aveva detto “vedi è passata solo un’ora e piange già”.

A me veniva da piangere ma non volevo farmi vedere così.

Quando mia mamma mi ha dato Emanuele  Eleonora mi ha detto: “secondo te quando fa così cosa sta chiedendo? Aiutami un attimo a conoscerlo …”

“Per me ha fame! “

“Se dorme da un’ora è molto probabile in effetti, quando sono così piccolini in certi momenti  della giornata hanno bisogno di succhiare spesso, di fare tanti spuntini”

Mi ricordo che già in quel momento è come se mi avesse detto “hai ragione! Sei capace!” e l’ho attaccato al seno più tranquilla

Emanuele ha succhiato tanto, più del solito … io ero contenta ma avevo un gran male ai punti a stare seduta.  Lei deve essersi accorta perché mi ha chiesto “sei comoda?”

Allora mi ha detto che potevo benissimo allattare nel letto, sdraiata.

Siamo andate in camera e mi ha aiutato a trovare una posizione comoda dove non avevo male, poi mi ha rassicurato sulla paura che così il bambino poteva mandare il latte di traverso …

Poi Emanuele si è addormentato e allora lei mi ha chiesto se volevo dare una controllata ai punti, visto che mi facevano male. Io volevo molto che anche lei li guardasse ma avevo paura che poi mi dicesse che non avevo niente.

Mi ricordo bene questo momento ….  Ha detto a mia mamma se poteva mettere lei il bimbo nella culla e stare con lui, poi ha chiuso la porta della stanza e mi ha detto “Prima raccontami un po’ come senti il dolore li sotto, poi se vuoi guardiamo …”

Le ho raccontato che sentivo molto male, che però mi avevano detto che non avevo niente.

Allora lei mi ha chiesto: “com’è andato il parto?”

In quel momento sono scoppiata a piangere, ma lei ha saputo stare lì, un po’ in silenzio, poi incoraggiandomi a raccontare com’era andata.

Era la prima volta che potevo raccontare come ero stata male, la paura che avevo avuto, il senso di incapacità di spingere e il senso di colpa che avevo provato perché non avevo collaborato abbastanza e allora avevano dovuto tagliarmi  e tirare fuori Emanuele con la ventosa, perché stava soffrendo.

Lei mi ha ascoltato, mi ha aiutato a rimettere in ordine il caos che avevo di quel momento, ma soprattutto mi ha detto che quello che avevano fatto era per via di come stava Emanuele, non perché io non  ero stata capace.

Le ho raccontato allora di come mi ero sentita trattata male, aggredita e lei non mi ha detto come tutti gli altri che era solo un modo di spronarmi, mi ha detto “Hai ragione. Purtroppo quando è necessario mettere una ventosa capita molto spesso che una mamma si senta così, perché fa molto più male, perché in quei momenti delle volte ci concentriamo di più sul bambino che non sulla mamma. Non è un’esperienza facile, ci vuole un po’ di tempo prima che queste sensazioni così difficili passino …”

Per me è stata davvero una svolta questo “Hai ragione! E’ normale sentirsi così”

Poi ha guardato i punti, con molta delicatezza … mi ha chiesto se volevo vedere anch’io la ferita, o se preferivo farlo un’altra volta.

In quel momento ho capito che era meglio guardare, perchè avevo in effetti troppa paura di  essere completamente deformata,con tutti questi punti che mi avevano dato.

Lei ha tirato fuori uno specchio, mi ha sorriso e mi ha fatto vedere perché i medici dicevano che andava tutto bene, perché non era gonfia, non rossa,  perché se toccava delicatamente in effetti non sentivo più male … e poi mi ha invitato a toccare adagio … io da sola non ci ero riuscita perché avevo paura di sentire i punti … con lei mi sono sentita tranquilla, e devo dirti che questo guardare e toccare mi ha aiutata a ridimensionare la fantasia terribile che avevo di me stessa, di come potevo essermi conciata … poi,però,  mi ha detto che anche quando va tutto bene, anche quando la ferita è bella, ci può essere lo stesso dolore.  Che potevo prendere l’antidolorifico, che in tutti i bugiardini c’è scritto che non si devono prendere medicine in allattamento ma è una precauzione delle farmaceutiche eccetera.

Capisci perchè ti dico che è stata una svolta, davvero … due ore in cui mi è cambiata la prospettiva.

E’ venuta anche un’altra volta, per l’allattamento di Emanuele, ma la prima volta è stata quella cruciale, quella della svolta … poi mi è bastato avere il suo telefono, sapere che c’era e che la potevo chiamare quando avevo bisogno.

Ho molto riflettuto su come basta poco per dare una svolta a momenti  che sembrano così senza sbocco,  sto molto pensando, anche come professionista, quanto nei servizi la tiriamo in lungo … interventi lunghi, dopo tanto tempo che la gente sta male, quando forse … prendendo le cose in tempo … certo ci vuole una competenza che è davvero a 360°  e non te lo immagini che ce l’abbia proprio un’ostetrica.

E poi questa cosa della depressione post-partum … mi sono chiesta tante volte, dopo la mia esperienza, se anch’io non sarei stata trattata e curata da depressa, se non fosse arrivato in tempo qualcuno che, semplicemente, ha dato credito a quello che sentivo, e mi ha accompagnata oltre. Con semplicità, in un tempo molto breve …  non riesco a immaginare come sarebbe stato “senza”.

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