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Lunedì, 09 Maggio 2011 11:16

Quando si dice "parto umanizzato"...

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Ci scrive una mamma indignata e rattristata in cerca di un "posto decente" dove fare nascere il suo secondo figlio. Non ci troviamo in una zona sperduta dell'Italia, ma nella ricca Lombardia, ma a quanto pare chiedere di essere informate sulle procedure durante il parto o di evitarle se non necessarie, genera un'alzata di scudi....

La mamma in questione è seguita da un'ostetrica, sarebbe felice di fare un parto a domicilio, ma non se lo può permettere, visto che questa opzione in Lombardia è contemplata solo come diritto a pagamento...

 

Daniela (nome di fantasia), dopo aver visitato vari ospedali della sua zona, alla fine, rattristata, ripiega sull'ospedale dove era nato il suo primo figlio e scrive una mail all'ospedale, un posto che descrive come "tutto  sommato all'avanguardia per gli standard della zona (ad es. è uno  dei pochi con il rooming in 24 ore su 24)"...  vediamo cosa chiede e che risposta ottiene.......

***

"Sono in attesa del mio secondo figlio e dovrei partorire fra poche settimane nel Vostro reparto. Per questo, vorrei sapere se è possibile avere un breve colloquio, in un giorno e in un orario da Voi stabilito, con la coordinatrice delle ostetriche o con un'altra figura da voi indicata per chiederVi alcune informazioni e per  valutare la possibilità di mettere in pratica alcune richieste mie e del mio compagno.
In particolare, in assenza di situazioni di  pericolo, vorremmo che il travaglio, il parto e il secondamento non subissero accelerazioni (ossitocina, episiotomia, ecc.) senza il mio consenso e che mi fosse consentito di mantenere posizioni libere. 
Per quanto riguarda il bambino, vorremmo che il clampaggio e il  taglio del cordone e le procedure di routine (pesata, profilassi oculare, vit. K ecc) fossero il più possibile ritardati."

Ed ecco la eloquente risposta che le giunge:

"Il Responsabile del Servizio di Ostetricia e Ginecologia la informa che nella nostra struttura non è possibile soddisfare le sue esigenze.
Distinti saluti."

Che vuol dire "non è possibile soddisfare  le sue esigenze"? Non stiamo parlando di richieste bizzarre: non ha chiesto di saltare le procedure di routine, non ha negato preventivamente alcun consenso, ha chiesto di ritardare il taglio del cordone e le profilassi di un tempo di loro discrezione ("il più possibile") e di evitare procedure non strettamente necessarie o chiederne il suo consenso... CHE ESAGERATA! Pretende cose da linee guida! Ma perchè non scende sulla terra?!

Se questo è il concetto di "Parto Umanizzato" che abbiamo nel 2011 in ospedali di una delle regioni all'avanguardia del Paese per assistenza sanitaria... siamo proprio messi bene... ma purtroppo: niente di nuovo.

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