Parto naturale dopo cesareo: lo racconta un papà

Dopo l'intenso racconto di vbac (parto naturale dopo cesareo) di francesca del blog equAzioni, oggi ospitiamo il racconto visto dal papà. E' sempre molto interessante avere il punto di vista di chi ci sta affianco in queste situazioni...

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Noia, falangi stritolate, unghie nella carne, urla e lacrime, impotenza, tanto sangue e gioia immensa. Queste in breve le parole che riassumono il parto visto/vissuto dal papà.

La noia ovviamente riguarda solo le prime fasi, quelle burocratiche e di attesa, certo ci sono sempre l'eccitazione e l'ansia del parto imminente ma quando trascorrono diverse ore in cui non si può fare nulla se non essere spostati dalla camera alla sala travaglio/parto e viceversa, aspettare l'esito dei monitoraggi e durante le quali non si riesce più a ridere e scherzare perchè "ci siamo" ma non si è ancora nella fase "empatica" delle contrazioni dolorose, un pò di noia ci coglie davvero..

Poi, la noia viene spazzata via dalla "compassione", nel vero senso della parola, dal patire insieme, dal desiderio di farsi carico almeno in parte del dolore della compagna. Cosa impossibile, che genera una devastante sensazione di impotenza, se non di vera e propria inutilità.

Forse negli ultimi decenni gli uomini hanno "partecipato" di più al parto, assistendo alla nascita dei loro bambini e rimanendo al fianco delle loro donne, ma non c'è niente da dire, durante il parto mariti e compagni sono inutili, impotenti e molto probabilmente anche di intralcio - soprattutto quando danno consigli sulla respirazione e sulla concentrazione..   Certo, si dirà che anche la sola "presenza" è importante ma la verità è che non possiamo fare proprio nulla di concreto nè per alleviare il dolore nè per essere d'aiuto (forse l'unica funzione dell'uomo in sala parto è quella di "cuscinetto" grazie al quale, attraverso gli insulti rivolti al partner, il dolore sembra più sopportabile.. o così ci viene raccontato, dopo).

Il resto è, appunto, dita stritolate e unghie nelle braccia durante le contrazioni, urla e gemiti di dolore (confermo l'impressione avuta durante il primo parto - anche se lì con la condivisione delle sale travaglio e quindi la compresenza di decine di partorienti era tutto ancora più accentuato - di trovarsi nel dietro le quinte di un film a metà fra il porno e l'horror...), lacrime di dolore e infine di gioia quando all'ultimo urlo in seguito all'ultima spinta, si sente il primo vagito e tutto sembra fermarsi: dalla foga degli ultimi momenti alla rilassatezza del momento in cui mentre il piccolo esserino ha già trovato la tetta e poppa inconsapevole ma felice si ha il tempo di concedersi una carezza e un piccolo bacio.

Ma ora veniamo un pò al racconto del vissuto.
Domenica, come ogni domenica, è trascorsa frenetica, con mille cose da dover fare e altrettante da voler fare: sistemare la casa, il giardino, stare insieme, giocare con Ale, leggere, riposarsi, scrivere il blog, lavorare al pc, costruire qualche gioco o cucire qualcosa. Arriviamo alle 23:30 stremati, quasi sperando che non fosse quella la notte giusta perchè non avremmo potuto farcela.. Manco a dirlo, non faccio in tempo a prendere sonno che la Frà mi sveglia di soprassalto dicendomi che le si sono rotte le acque!! Riesco solo a chiederle se sono chiare, e appurato quello, che cosa dobbiamo fare? Non lo sa! Maccome? sono mesi che rompe con le letture sul parto attivo, scrive post sulla gravidanza e poi non sa cosa bisogna fare!?!? Rassicurati via sms da un'amica ostetrica sul fatto che abbiamo diverso tempo prima di doverci recare in ospedale, decidiamo di dormire qualche ora, così, come se nulla fosse, mi rigiro nel letto e riprendo a dormire... ! Fino alle 6 e mezza quando decidiamo di partire per l'ospedale di buon'ora per evitare il traffico.

Arrivati a Milano c'è gia un pò di traffico, ma un'auto davanti a me mi fa venire in mente una scorciatoia, e poi un'altra ancora e ancora un'altra... Attraversiamo letteralmente mezza Milano con questa macchina sempre davanti, che ci fa sempre prendere la strada migliore e senza traffico! Alla fine questa macchina arriva esattamente davanti all'ospedale e la Frà ha il sospetto che si potessa trattare di un medico che le aveva fatto una visita qualche settimana prima.. Una coincidenza che ha dell'incredibile!

Dopo l'accettazione visitano la Frà e lì la brutta notizia, assolutamente zero dilatazione ma ricovero obbligatorio a causa della rottura del sacco. Quindi diverse ore davanti bloccati in ospedale. Chiamiamo i nonni per recuperare Ale e dopo averlo salutato ci sistemano in sala travaglio con i primi monitoraggi. La Frà in realtà sta ancora benissimo e riusciamo ancora a ridere, scherzare e farci un pò di foto. Poi ci spostano in camera perchè tutto è ancora fermo, la Frà si mangia una focaccia farcita al bar e poco dopo pure il pranzo servito dall'ospedale. Verso l'una cominciano delle contrazioni forti e ravvicinate, quindi ci rispostano in sala parto/travaglio per circa un paio d'ore di monitoraggio. Già meno piacevoli perchè siamo stanchi ma non riusciamo a riposarci visto che le contrazioni sono costanti e dolorose. Dopo l'ennesima visita ci rimandano in camera perchè ancora troppo indietro...

Comincia lo sconforto della Frà che teme di non riuscire ad arrivare al parto naturale. Anzi teme proprio di dover aspettare e soffrire per decine di ore per poi concludere tutto con un altro cesareo. Io non posso fare nulla se non starle vicino, consolarla, temporeggiare e coccolarla un po.

Alle 16:30 circa la Frà mi chiede di farle fare un cesareo, perchè non ce la fa più... Io non so proprio nè cosa fare nè cosa dire. So che ci terrebbe tanto a fare il parto naturale,  un VBAC (parto vaginale dopo un cesareo) per la precisione, però vederla soffrire così tanto è insopportabile, e sinceramente non me la sento di condurre "la battaglia ideologica parto cesareo contro parto naturale" sulla sua pelle...

Avviso una infermiera/ostetrica che forse abbiamo avuto dei ripensamenti. Lei gentilmente ci riconduce in sala parto e avvisa le altre ostetriche. Che vengono a monitorarla, visitarla e consolarla un pò. Purtroppo siamo ancora indietro, non si può nemmeno pensare all'epidurale quindi dobbiamo solo aspettare. Ma lei non ce la fa più. Si è convinta di non farcela. Piange, si arrabbia, chiede e pretende il cesareo. Le dispiace buttare nel cesso tutti gli sforzi di questi mesi per arrivare ad un VBAC (visite, cambio di ospedali, ricerche varie) ma sostiene di non farcela ad aspettare nemmeno le ore necessarie ad arrivare ad una dilatazione sufficiente ad ottenere l'epidurale. Perchè poi ci vorranno comunque diverse ore prima di arrivare alla fase espulsiva e sicuramente non avrà più forze, perchè è stanca e stremata. Le contrazioni sono forti, e non riesce a stare sdraiata, nemmeno nelle pause perchè ha male alla schiena e Federico si muove come un forsennato.

Fortunatamente la nostra amica ostetrica passa a trovarla, anche se non è in turno, e la consola un pò. Insieme la convinciamo a temporeggiare un pò facendo una doccia. Doccia che dura quasi un'ora e mezza - durante la quale perlomeno io riesco a dormicchiare un pò - poi, sono quasi le 7,  un'altra visita, non siamo ancora a 2 cm di dilatazione. Sconforto generale. La Frà disperata vuole il cesareo. Le ostetriche accorrono in massa per dissuaderla. La situazione è tesa. Io comincio a essere preoccupato, vorrei parlare con le ostetriche fuori dalla sala parto, ma lei non mi permette di lasciarla nemmeno per un attimo. Cerco di rassicurarla, ma davvero non voglio essere io a insistere per questioni di principio quando è lei a soffrire, allo stesso tempo parlo con le ostetriche dicendo che, va bene tutto, ma "ostinarsi" a fare un parto naturale quando la situazione non si sblocca e lei fisicamente - è stanca - e psicologicamente - è demoralizzata - non ce la può fare è controproducente e pericoloso. Intanto tra vari tira e molla, arriviamo ai fatidici 2 cm che permetterebbero l'epidurale così l'anestesista viene chiamata. La Frà sa però che ci vorranno almeno 40 minuti perchè arrivi ed una ventina di minuti prima che l'anestesia faccia effetto quindi comunque vuole che venga per la spinale e che tutte si organizzino per il cesareo.

Quando l'anestesista arriva sono tutti mobilitati, un medico, un anestesista e almeno 4 ostetriche pronte al cesareo ma che fanno di tutto per evitarlo. Quando la capo ostetrica dice alla Frà che dopo l'epidurale sarà tutto più facile, si becca un bel "Ma che cazzo diciii?!?" dalla Frà (il primo dei tanti... fortunatamente al termine delle contrazioni riusciamo tutti a scusarci a vicenda e riderci sopra..).
Dopo aver avuto conferma che dopo l'epidurale avremmo comunque potuto fare la spinale ed il cesareo se ci fosse stata necessità, o volontà, riesco, assieme alle ostetriche a convincere la Frà perlomeno a provare. Epidurale fatta, la situazione si rasserena. La Frà prova a dormicchiare, senza successo, ma perlomeno si riposa e io riesco, alle 22:00 ad uscire per mangiare qualcosa.

Nel giro di due ore l'effetto dell'epidurale svanisce quindi la Frà viene visitata di nuovo, una ostetrica, forse per motivarla un pò, comunica 4-5 cm!! La capo ostetrica verifica e ridimensiona a dei meno entusiasmanti 3-4...ma poi prova in fase di contrazione e con gioia ci annuncia che potrebbero anche essere 7 e soprattutto si sente la testa! Altra dose di epidurale e 4 gocce di ossitocina. In un paio di ore la situazione procede a grandi passi. La Frà è comunque debolissima, le acque si son rotte da 24 ore, le contrazioni ci sono da quasi 12 ore, in un caldo soffocante - in sala parto ci son quasi 30 gradi - e non abbiamo iniziato ancora... la imbocco con cucchiaiate di marmellata mentre l'ostetrica le prepara acqua e zucchero e intorno mobilitazione generale di medico e ostetriche con monitoraggi e preparativi vari.

Cominciano le spinte, la Frà urla e piange, mi stritola le mani ma non posso dire nulla, mi si stringe letteralmente il cuore a vederla cosi e posso solo appoggiare la mia fronte sulla sua reprimendo le mie lacrime. Dalla posizione supina proviamo quella accovacciata e a quattro zampe e poi di nuovo quella supina. Alla fine, essendo lei cosi stanca è la migliore. La testa comincia a vedersi, o almeno cosi dicono le ostetriche, che cominciano a stagliuzzare con l'episiotomia... Io - che credevo sarei svenuto ben prima (rischio lo svenimento ogni volta che andiamo a donare il sangue) - son lì che incito la Frà con il cuore che mi scoppia quando vedo la testa che spunta dalle sue gambe, con i capelli nerissimi impastati di sangue, guardo le ostetriche che ruotano la testolina, e vedo l'orecchio e poi la manina - e già Federico fa il primo strillo !! - poi ecco sgusciare tutto il corpicino, e in men che non si dica è già sulla pancia della Frà. Sono le 2:12 del 12 aprile (esattamente come Ale aveva predetto il 31 marzo quando ad una banalissima domanda della Frà: ma secondo te quando nasce il fratellino? aveva detto "fra dodici giorni e mezzo!" ) Mentre lei lo abbraccia, aspettiamo che il cordone smetta di battere per reciderlo - contrariamente a quanto mi aspettassi è durissimo, come un nervetto spesso in una bistecca o meglio, come un cavo elettrico. Dopo pochissimo, molto meno di quanto immaginassimo ecco uscire la placenta - un cumulo di carne sanguinolenta e semitrasparente, che però, con tutte le venuzze visibili ricorda davvero un albero con le radici. La vogliamo vedere, e di fronte alla faccia semi-inorridita di una ostetrica le facciamo pure una foto - mentre l'ostetrica capo ci spiega come è fatta e come funziona. A suo modo, bellissima!

Rimaniamo tutti lì, felici per la nascita e per il parto naturale, mentre Federico ciuccia e le ostetriche ricuciono la Frà. Nel frattempo la dottoressa e le altre ostetriche parlottano dei miei capelli, incredule del fatto che siano veri e non extension, e che io possa avere un lavoro "normale"... e mi chiedono se possono toccarli ecc ecc !! Una situazione buffa e surreale in una sala parto..

Io faccio in tempo a salire in camera a prendere i vestitini per Federico prima che gli venga fatto il bagnetto e poi quando è bello pulito e vestito e le ostetriche lasciano la stanza, rimaniamo, io la Frà e Federico per un paio d'ore a goderci questi momenti di pace e di intimità. Alle 4 e mezza la Fra viene sistemata in camera e io guido - solo - verso casa con il pensiero che ora corre ad Ale, che sta trascorrendo la sua prima notte senza di noi e che vedremo solo l'indomani quando non sarà più figlio unico ma fratello maggiore. Chissà come accoglierà il nuovo arrivato, ma soprattutto chissà se riusciremo noi a fargli vivere questo stravolgimento nelle nostre dinamiche famigliari. Chissà se riusciremo, se riuscirò, a non privarlo di affetto e di attenzioni, a non fargli provare gelosia e risentimento. Chissà se riuscirò a dare al nuovo venuto lo stesso amore - e sì, la stessa "devozione" - che ho riservato per lui?

Riuscirò non a ripartire equamente, ma a raddoppiare il mio amore? Finalmente mi addormento con questo pensiero, e con ancora impressa l'immagine della Frà, stremata ma bellissima, che stringe fra le braccia, ancora tutto sporco e avvolto in un asciugamano bianchissimo e macchiato di sangue il nostro piccolo Federico.

Tratto dal Blog Equazioni

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