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Giovedì, 13 Maggio 2010 18:20

L’ostetrica, custode di un’Arte

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manidi Sara Veltro, Ostetrica

Quando nel 1972 da Torino mi trasferii a Milano, avevo meno di 18 anni e dovevo ancora terminare gli studi di maturità. Per mantenermi, lavoravo e fra un impegno e l’altro approdai alla “ Mangiagalli” la Clinica Ostetrica Universitaria di Milano.

In Sala Parto, il primo incontro ravvicinato con la nascita. Erano tempi duri, le donne entravano per partorire e anche dopo la nascita del bambino, venivano segregate in sala parto. I familiari dovevano stare fuori. Le poche notizie frammentate arrivavano dal personale che entrava o usciva. Una volta nato, il bambino veniva immediatamente portato alla nursery. Al padre non era permesso prenderlo tra le braccia, per ragioni di “ sicurezza”.

Ho vaghi ricordi di quel periodo, alcuni però sono rimasti, solidi, intensi, radicati.

Capitava spesso di dover fare sostituzioni notturne. Il mio compito era quello di fornire alle ostetriche al momento del parto il materiale necessario, per poi occuparmi del neonato.

Fu proprio dalle ostetriche che ricevetti poche, ma chiare istruzioni. Più precisamente, degli ordini:

“ Sara, quando senti e vedi che cambia qualcosa chiamaci subito !!!

Era una notte come tante altre, le donne in travaglio sulle lettighe, a volte ci partorivano. Tutti i letti erano occupati. Era proibito alzarsi, anche solo per andare in bagno. Nel caso del bisogno, bisognava

fornirle una padella.

 

Una donna mi prese la mano. A nulla valsero i tentativi di convincerla che non potevo restarle accanto.

Istintivamente mi arresi…

le nostre mani si strinsero, mantenni lo sguardo su di lei,

era in preda a una forza per me sconosciuta, e nello stesso tempo antica come il mondo

mi lasciai condurre insieme a lei da quella forte onda…

Ricordo l’intensità del contatto delle mani, i suoi occhi spalancati,

le perle di sudore sulle sue labbra, il suo tremore, il ritmo del suo respiro,.

ero insieme al suo sentire... era vicina… il bambino stava per nascere…

la gioia e il pianto dirompente nel vedere il figlio furono indelebili.

 

Divenni ostetrica non con il diploma, ma quella notte, accanto a quella donna.

Quell’esperienza “iniziatica” spalancò le porte alla conoscenza umana più profonda, il manifestarsi della natura. La nascita della vita mi era apparsa in tutta la sua magnificenza ed ero stata onorata dal parteciparvi e assistervi.

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