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Venerdì, 30 Marzo 2012 05:58

"Donare il cordone ombelicale": perchè NO? II parte

Neonato Neonato Milan Jurek su sxc.hu

Nel precedente articolo vi ho raccontato 

  • Conservazione o "donazione del cordone ombelicale"

  • Cosa sono le cellule staminali?

  • Nel nostro corpo sono presenti le Cellule Staminali?

  • Le cellule staminali del cordone possono diventare qualsiasi tipo di cellula? No!

  • Nel nostro corpo sono presenti cellule staminali come quelle del cordone ombelicale?

  • Come possiamo usare le staminali del cordone ombelicale?

  • E' importante conservare le cellule staminali del cordone?

  • Se le staminali sono così preziose e importanti, ha senso privarne il bambino alla nascita, per conservarle per il suo futuro, o per l'utilizzo di qualcun altro o per la ricerca (la cosiddetta donazione)?

Oggi proseguiamo...

Come avviene la raccolta delle staminali da cordone?

Per ottenere un quantitativo idoneo alla conservazione, il cordone deve essere “clampato” immediatamente a seguito dell’uscita del bambino dalla mamma. Clampato significa che deve essere intorrotto il flusso di sangue al bambino, e questo va dirottato, attraverso un ago con una cannula, in una sacca. La placenta (l’organo collegato all’estremità del cordone) continua a pompare sangue nel cordone verso il bebè anche per alcuni minuti dopo la nascita.

La conservazione per uso altrui può dunque essere fatta in alcuni ospedali, ma il sangue così ottenuto, spesso non viene conservato, perchè esistono protocolli molto rigidi, che tutelano la sicurezza di coloro nei quali verrà trapiantato, che prevedono, ad es., che prima di essere messo a disposizione occorre che la madre si sottoponga ad analisi periodiche dopo la donazione, che sia stato raccolto almeno un quantitativo minimo, etc., nel caso tutte queste condizioni non siano verificate, il sangue viene gettato via.

 

Se conservo le staminali di mio figlio, potrebbero servire per la sua salute in futuro?

La conservazione delle staminali da cordone può essere per uso altrui, o per uso proprio. In Italia è vietata la conservazione per uso proprio, e questo è dettato da ragioni scientifiche serie ad es.:

  • le staminali di una persona che ha contratto una malattia a carico del midollo (es. una leucemia) non sono adatte per un trapianto sullo stesso soggetto,
  • non sono adatte a trapianti su soggetti adulti,
  • non è noto cosa accada al sangue conservato dopo molti anni dalla nascita.

Per la conservazione per uso proprio, si è sviluppato un lucroso mercato privato di società formalmente estere (in Italia molte hanno sede legale a San Marino) stimato, in Italia, nel 2009, in 35 milioni di eur. Queste strutture private chiedono dai 2.500  ai 3.000 eur per la conservazione. Essendo estere e private, non sono tenute a rispettare protocolli pubblici o internazionali basati su evidenze scientifiche. Inoltre nel caso di necessità di utilizzo di quel sangue occorrerà recarsi all'estero.

Se in futuro il bambino dovesse ammalarsi e necessitare di staminali emopoietiche l'ideale sarebbe sapere che nel nostro Paese in molti sono donatori di midollo... ma così non è.

Perchè NON conservare (o donare) il sangue del cordone ombelicale?

Ricordiamo che per poter conservare questo prezioso sangue, occorre tagliare il prima possibile il cordone. Questo presuppone che le preziose staminali anzichè arrivare al bambino, vengano incamerate in una sacca per poi essere analizzate, fare un "percorso" di controlli e quindi essere messe a disposizione. Quindi resta l'interrogativo se non sia già "un'assicurazione per il futuro" il fatto di consentire al bambino di beneficiare subito di questo sangue. Le evidenze scientifiche sono già a sostegno di questa tesi.

Inoltre c'è un tema di "disturbo" della nascita: il momento della nascita dovrebbe essere un momento di grande rispetto dei tempi di madre e bambino e di tranquillità ed intimità. L'atto del taglio del cordone e del prelievo è un atto medico che disturba questo momento. Inoltre finchè il bambino e la madre sono collegati dal cordone, devono rimanere a contatto, e questo contatto alla nascita ha effetti benefici sul sistema di produzione ormonale di madre e bebè di grandissima importanza: migliora gli esiti di allattamento, innalza i livelli di ossitocina in entrambi, favorisce il bonding ed è considerato fondamentale per lo sviluppo affettivo e sociale del bambino.

 

Cosa dice la letteratura scientifica in merito alla privazione del neonato del sangue del cordone?

Privare il neonato del sangue cordonale per la conservazione, equivale a tagliare immediatamente il cordone ombelicale alla nascita, senza attendere che questo abbia finito di pulsare (cosa che in genere avviene nel giro di 3 minuti). 

Sono ormai abbastanza numerosi gli studi scientifici che hanno valutato l’impatto del taglio immediato del cordone rispetto a quello di un taglio ritardato (dopo 2 minuti dalla nascita) e la letteratura scientifica è concorde nell’affermare che il taglio ritardato ha effetti benefici per la salute del neonato, misurabili a distanza di 6 mesi in particolare sui livelli di anemia. Questi benefici sono tanto più evidenti quanto più si sia in presenza di neonati sottopeso e nati da madri anemiche.

Si eccepisce spesso, da parte degli operatori, che ben conoscono questi dati, che in ospedale comunque il cordone viene reciso immediatamente, e allora tanto vale usare il sangue per qualcosa. Allora ci sembra più importante che, anziché informarsi su come e dove conservare il sangue del cordone, si richieda all’ospedale che dopo la nascita, il cordone ombelicale venga clampato (ovvero il flusso di sangue interrotto) solo quando ha smesso di pulsare, o meglio ancora, come suggerisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)2, anche attendendo che la placenta sarà stata espulsa dal ventre materno. Dopo la nascita del bambino, infatti, egli rimane legato alla madre attraverso il cordone ombelicale che, all’estremità opposta termina nella placenta, un organo che è attaccato all’utero materno e che assicura ossigeno e nutrimento al bambino in pancia e fino alla nascita. Una volta che il bambino è nato, la placenta, concluso il suo ruolo, si stacca dall’utero e viene anche lei espulsa attraverso la vagina. Questo in genere avviene in un tempo molto variabile, da 20-30 minuti a un paio d’ore, o anche oltre.


Avendo la pazienza di seguire questi ritmi, prima di clampare e recidere il cordone, si consente a mamma e bebè di rimanere a contatto di pelle in tranquillità in un momento così importante per loro, senza affannarsi con pratiche innecessarie in quel momento: la pesata, il bagnetto, la vestizione, che possono attendere che mamma, bebè e papà si conoscano con tranquillità e calma.

Esistono dei casi particolari in cui conservare le staminali è importante? SI

Esistono casi in cui la donazione del sangue cordonale ha effettivamente un senso e una funzione molto preziosa, si tratta del caso in cui, ad esempio, il nascituro abbia un fratellino malato, che beneficerebbe di cellule staminali del tipo emopoietico (es. nel caso di leucemia, o chemioterapie che stanno danneggiando il sistema di produzione del sangue di questo fratellino). In questo caso, sebbene la donazione rimanga interna alla famiglia ed è diretta ad un familiare, la legge italiana prevede la possibilità di questo utilizzo.

In casi diversi da questo, per noi risulta ancora poco comprensibile l’opportunità di privare il neonato di così importanti risorse.

Il cordone ombelicale è l'unica fonte di staminali?

Il cordone ombelicale non è l'unica fonte di staminali emopoietiche. La donazione di midollo osseo ha benefici anche maggiori, in quanto valica alcuni limiti legati alle staminali da cordone. Allora, prima di disporre di una risorsa destinata a nostro figlio, neonato, potremmo chiederci se intanto noi ci siamo offerti come donatori di midollo osseo, il nostro gesto sarebbe molto più utile e potremmo valutare personalmente eventuali controindicazioni a nostro carico.

 

di Barbara Siliquini

 

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Commenti   

0 # Cristina 2017-04-02 17:07
Mi sembra che per poter trattare un tema così delicato (visto che si dibatte su una pratica che sembra possa salvare la vita delle persone) sia quanto meno opportuno citare delle dichiarazioni mediche specifiche o studi medici accreditati per evitare di correre il rischio che sembrino solamente parole di una persona qualunque che ha letto qualcosa qua e là su internet.
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