Mercoledì, 07 Agosto 2019 05:02

Il dolore nel parto: com'è, a cosa serve e come diminuirlo

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Il dolore nei racconti di parto è sempre la parte che ci colpisce di più, ma è davvero così insopportabile?

Il dolore è connaturato al parto, così come allo sport e ad altre esperienze fisiche intense. I muscoli nello sport fanno male, vengono i crampi, ci si sente senza fiato, ci si può stirare un muscolo o danneggiare un legamento...eppure non parliamo mai di queste eventualità quando parliamo di sport, piuttosto insistiamo nel dire che fa bene e che tutti dovrebbero farlo. 

Invece quando  si parla di parto si pensa sempre al dolore che può provocare. Ma è davvero così insopportabile? Possibile che se non vogliamo un aiuto farmacologico non abbiamo altra scelta che urlare e dimenarci stese su un lettino per interminabili ore? A cosa serve patire le pene dell'inferno? 

 

Il dolore nel parto c’è sempre?


Io ero terrorizzata dal dolore del parto, tante erano le storie di sofferenza insopportabile che avevo sentito e tante le immagini viste nei film dove la donna che partorisce è rappresentata SEMPRE sdraiata su un lettino a pancia in su mentre urla a squarciagola.

Mi ero convinta che non avrei mai potuto sopportare questa sofferenza vista la mia bassa soglia di tolleranza al dolore, non sapevo quanto invece il parto di mia figlia si sarebbe rivelata una delle esperienze più soddisfacenti e fortificanti della mia vita e sono sicura che ogni donna, nelle giuste condizioni, potrebbe attraversare il parto come un evento, impegnativo sì, ma anche pieno di sorprese piacevoli, come se fosse una maratona o una scalata in cui alla fine vince un premio speciale: un paio di manine e piedini paffuti e due occhi che la guardano come se fosse una Dea.

Quindi il dolore nel parto è un'invenzione dei media? No, il parto è doloroso, questo è vero, tanto quanto una esperienza fisica intensa su cui hai poco o nessun controllo ma è l'unico evento doloroso della nostra vita che non è associato a una patologia o a un incidente.

 



Come è il dolore? A cosa si può paragonare?

E' difficile descrivere il dolore nel travaglio e nel parto poiché ha caratteristiche uniche e particolari.
Il dolore è causato dalle fibre muscolari del collo dell'utero che, aprendosi, si stirano, dalla contrazione della parete uterina e nella fase finale delle spinte, dallo stiramento e da possibili lacerazioni a carico del canale del parto, del perineo e della vulva.

Rispetto però ad un classico dolore muscolare o a qualsiasi altro dolore fisico, durante il travaglio il dolore arriva a ondate, alternato da momenti di completa assenza del dolore.
Le contrazioni infatti non sono continue e anche nella fase finale del travaglio quando diventano ravvicinate mantengono comunque una pausa tra una e l'altra in cui il corpo secerne endorfine, ormoni che stimolano il piacere.

Molte donne che hanno sperimentato un parto indisturbato, infatti, raccontano di essersi sentite in uno stato di relax totale in questi momenti di pausa, quasi in estasi.

Se l'ambiente è tranquillo e con le luci basse la donna può addirittura addormentarsi tra una contrazione e l'altra, per poi risvegliarsi alla contrazione successiva magari per muoversi e ricercare una posizione più confortevole ad affrontare l'ondata.

Il dolore fisiologico solitamente non è un dolore insopportabile, come si vorrebbe a volte far credere. Non lo è fintanto che si rispetta il corpo della donna in travaglio e i suoi ritmi, fintanto che il dolore non è reso intollerabile mediante l’uso di ossitocina sintetica, manovra di Kristeller, immobilità forzata, episiotomia, forcipe, ventosa, separazione immediata dal neonato.
Ass. Nascere bene

 

A cosa serve il dolore nel parto e come la natura ci ha attrezzato

Ora che sappiamo che il dolore nel parto non proviene da un castigo divino viene facile chiedersi come possono la natura e le leggi universali aver previsto di associare un evento così importante per la sopravvivenza della specie come quello della nascita di un figlio con l'aspetto del dolore.

In fondo la natura ci ha dotato di un istinto sessuale che ci porta a cercare un partner e ha previsto che nel rapporto sessuale ci sia un piacere fisico intenso come l'orgasmo, possibile che non abbia previsto di partorire con piacere?

In realtà gi ormoni coinvolti nel parto sono gli stessi che vengono secreti anche durante un rapporto sessuale e come in questo caso, il processo viene disturbato quando ci si sente sotto pressione e quando l'ambiente non è intimo.
E' illuminante il corto di Freedom for birth - Rome action group che, in modo ironico, ci fa capire cosa succederebbe ad un uomo se venisse disturbato mentre cerca di fare l'amore allo stesso modo in cui una donna viene distrubata quando partorisce.

Il fatto è che il parto è un processo fisiologico che appartiene alla parte più antica del nostro cervello, quella che abbiamo in comune con gli altri mammiferi, loro però non hanno la nostra “neocorteccia”, ciò che in sostanza ci permette di pensare, di parlare, di fare dei ragionamenti complessi, una parte preziosa che però ostacola fortemente le funzioni del cervello antico.

 

Cosa amplifica e cosa diminuisce il dolore

Oltre all'analgesia naturale (potete leggere in questo articolo 3 modi per ridurre il dolore) e a quella farmacologica di cui parleremo in un articolo a parte, ci sono delle accortezze semplici da mettere in pratica o comportamenti da evitare che diminuiscono la percezione del dolore.

 



Come abbiamo detto il parto è regolato dalla secrezione di alcuni ormoni specifici, che contribuiscono a rendere il processo semplice e quindi sicuro per la donna e per il bambino.
Le contrazioni vengono stimolate dall'ossitocina, il cosìdetto ormone dell'amore, presente in tutte le situazioni piacevoli, per aiutare la donna a sostenere le contrazioni vengono messe in circolo le endorfine, sostanze simili agli oppiacei che donano un senso di “stordimento” e rilassamento. Ma non c'è solo relax nel parto, sono presenti anche il cortisolo e l'adrenalina che aiutano il corpo a sostenere la fatica e innescano la fase delle spinte dove la donna improvvisamente diventa lucida e attiva.

Sappiamo che è rischioso disturbare un parto fisiologico, ogni interferenza nei meccanismi fisiologici, ogni loro interruzione o sostituzione comporta dei rischi e dei pericoli. Intervenire in un parto fisiologico è pericoloso per la salute della donna e del bambino.
Verena Schmidt, ostetrica e fondatrice della SEAO

Quindi tutto ciò che protegge questo meccanismo fisiologico rende il travaglio più sostenibile, veloce e sicuro:

  • un ambiente intimo!
    Questa è la prima cosa ed è anche la più difficile da ottenere in ospedale. Rumori, persone sconosciute, visite continue, luci, freddo... sono tutti inibitori per il corpo della donna che reagisce secernendo troppa adrenalina e bloccando quindi il travaglio (d'altronde le donne preistoriche in caso di pericolo dovevano poter bloccare il travaglio e scappare)
  • una persona di fiducia accanto che possa aiutare e supportare la donna nei momenti di difficoltà o di sfiducia.
  • Ascoltare il proprio corpo, potersi muovere liberamente, avere accesso ad un bagno privato e vicino, mangiare se si ha fame, bere se si ha sete, poter chiedere un massaggio, spogliarsi o rivestirsi, cantare o urlare... siamo poco abituati a lasciarci andare e agire istintivamente ma è proprio ciò che ci viene richiesto durante il parto (ecco perché è fondamentale l'intimità)
    nutrire, già dalla gravidanza, un immaginario fatto di parti semplici, intimi, di ispirazione (leggi sul blog di lallafly.com come costruire l'immagnario della nascita)
  • parlare e mettersi in comunicazione non verbale con il bambino, immaginandolo come una creatura già senziente che sta affrontando la prima prova della sua vita, la donna e il bambino sono un team e collaborano insieme per superare brillantemente l'esperienza del parto

 

Significato simbolico del parto come rito di passaggio

Difficile scrivere queste righe senza essere presa come una fanatica del dolore a tutti i costi e delle esperienze estreme ma ci provo lo stesso perché credo sia il tempo di dire chiaramente certe cose: il parto è un rito di passaggio e come tale richiede di vivere un'esperienza intensa, anche dolorosa forse.

E non perché sia necessario soffrire per forza (sono anni che rimando di farmi un tatuaggio per la paura del dolore!) ma perché è nelle esperienze intense che arrivano le lezioni più importanti.

La maternità è un'esperienza difficile, soprattutto in questi anni, è sfiancante, è stressante, è svalorizzata, è sconosciuta... può veramente annientarti ed è ciò che succede purtroppo a molte donne vittime della depressione postparto o di altre patologie psicologiche legate al grande senso di solitudine e alienazione in cui normalmente viene lasciata una neomamma.

Immaginate però la differenza tra

  1. una donna che vive il parto facendo esperienza della sua forza, della sua capacità, della sua resilienza, della sua fiducia in sé stessa e nelle sue sensazione
  2. e una donna che vive il parto in modo passivo, delegando la riuscita di tutto al medico.

A quali risorse avrà accesso dentro sé stessa la donna del secondo caso nel momento di difficoltà? Dopo notti insonni o giornate passate ad allattare e cambiare pannolini senza un momento per farsi una doccia in pace, a quali sensazioni si aggrapperà per non sentirsi sprofondare?

Ecco a cosa servono e sono sempre serviti i riti di passaggio, a marcare un confine tra la vita di prima, della donna, e la vita di dopo, della madre. Il dolore del parto ti dice “ehi, stai per diventare madre, non sarà facile ma ce la puoi fare!”, dice soprattutto “sei capace! Sei brava! Sei competente! Sei una forza!” ed è esattamente quello di cui ha bisogno una donna prima di imbarcarsi nell'avventura più totalizzate, stancante e meravigliosa della sua vita.

 

Partorire è la più profonda iniziazione alla spiritualità che una donna può avere
Ibu Robin, ostetrica e CNN hero

 

 

di Barbara Lamhita Motolese

 

Crediti immagine: pregnant woman on Shutterstock.com

Barbara Lamhita Motolese

Amo l'innovazione in tutti i campi, e come mamma mi sono scoperta innovativa facendo scelte del passato!
Vivere la mia genitorialità ricercando la coerenza con il mio sentire e con il mio pensiero, mi ha portato a esperienze poco comuni e molto felici: il parto in casa, il co-sleeping, il babywearing, e l'homeschooling... per citarne alcune.
Sono un'appassionata custode della nascita e una meditatrice assidua.
Ho dato vita a GenitoriChannel.it per coniugare la mia passione dei temi genitoriali con quella per il web.

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