Dermatite atopica e le cure termali

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Giovedì, 15 Luglio 2010 00:00

Diamo un taglio… alla paura

 

Rachele Bertozzi, ostetrica, condivide con noi quali sono, a suo avviso, alcuni temi da affrontare con le donne in gravidanza in un corso di accompagnamento al parto.

***

Nella preparazione delle ostetriche la parola “cesareo” rappresenta due cose:

la prima è quella dell’imparare a strumentare (cioè di porgere gli strumenti chirurgici al medico) e tutto ciò che è annesso e connesso all’intervento chirurgico;

la seconda riguarda le patologie che portano all’esecuzione dell’operazione.

Per quello che riguarda il primo fattore, quello che inerisce prettamente la pratica infermieristica (imparare a comportarsi in un certo modo in una sala operatoria), nulla serve di più che la pratica. In effetti credo che, chi prima chi dopo, tutti sarebbero in grado d’imparare meccanicamente ad assistere un intervento chirurgico: lo fece mia nonna durante la guerra poco prima di passare alla facoltà di Lettere e in alcuni ospedali in paesi in via di sviluppo non è necessario avere una laurea per assistere il chirurgo mentre opera.

 

Sicuramente è più ostico, invece, imparare quando e perché si esegue un cesareo, o meglio, quando e perché la fisiologia devia dal suo corso,

rendendo necessario un intervento chirurgico progettato solo ed esclusivamente per salvare la vita a madre e bambino. Questo credo che già sia più difficile non solo perché chi studia ostetricia dovrà avere le conoscenze giuste per decidere se quella donna e quel bambino necessitano di un intervento esterno per vivere, ma perché, in realtà, poche ostetriche e ancor meno ginecologi conoscono la fisiologia.

 

Quello che pochi corsi universitari di ostetricia affrontano è come poter parlare di taglio cesareo alle donne incinte senza trasmettere paura nei confronti dell’intervento in sé stesso, sapendo al contempo rispondere alle curiosità e agli interrogativi che normalmente una donna ha durante il delicato momento della gravidanza; e, soprattutto, riportare alle donne i motivi che spingono degli operatori sanitari a optare elettivamente o urgentemente per il taglio cesareo.

«Quando capii che l’ostetrica ci avrebbe parlato del taglio cesareo, quella mattina del corso d’accompagnamento alla nascita, in un primo momento non ero entusiasta. Vedevo l’intervento chirurgico un po’ come una spada di Damocle sulla mia testa e l’ultima cosa che desideravo sapere era come e perché viene effettuato. Alla fine della mattinata, quando tutte avevamo avuto risposta sia alle curiosità sia alle paure, il cesareo non era più un tabù, bensì un’informazione compresa e “assimilata” che mi ha aiutato a capire quando può essere proposto come intervento necessario e come, invece, intervento difensivo. In realtà è un’occasione in più per instaurare con gli operatori un rapporto alla pari e non da paziente», afferma Serena.

Sostanzialmente il nodo della vicenda è questo: la preparazione della donna.

Cominciamo dal nome: un tempo venivano chiamati “corsi pre-parto” e questa definizione era chiara. Si trattava per lo più di corsi informativi su come gestire il dolore del parto (attraverso vari metodi come il Lamaze o il Training Autogeno) e come affrontare i primi tempi col neonato.

Lo scopo di un corso che accompagni le donne durante la gravidanza, invece, rientra sostanzialmente in quella che viene definita prevenzione primaria: dal punto di vista epidemiologico (cioè di quella scienza che studia l’insorgenza e la diffusione di fenomeni patologici) possiamo definire prevenzione primaria la campagna informativa che un governo mette in atto per evitare o ridurre l’insorgenza di patologie.

Quali patologie potrebbero ridursi se a tutte le donne venisse concesso di frequentare corsi d’accompagnamento alla nascita? Anche per questo motivo l’arte di condurre corsi d’accompagnamento alla nascita non è un punto trascurabile nel percorso formativo dell’ostetrica. Accompagnare alla nascita, in ultima analisi, è ben diverso da accompagnare al parto: quest’ultimo percorso sembra dar per scontato che tutto andrà “secondo le vie naturali”, mentre la parola nascita non riguarda solo un passaggio del bambino, ma coinvolge la sua mamma e il suo papà (e i fratelli, ovviamente).

Partendo dal fatto che una persona abbia bisogno di tempo per sentirsi a suo agio in un gruppo di estranei tanto da raccontare le proprie paure o i propri dubbi, l’argomento taglio cesareo potrebbe essere svolto quasi a metà corso: parlarne all’inizio mette molto in soggezione e rischierebbe di non far “aprire” le donne, mentre parlarne in fondo, poco prima del momento dello scadere dei 9 mesi, rischierebbe di aumentare i livelli d’ansia già molto alti anche in coloro che vivono la gravidanza e il parto come eventi naturali.

Come per altri argomenti che suscitano discussione e che, però, hanno un “alone” di dubbio e d’incertezza, bisognerebbe cominciare con lo sfatare i miti: quindi, prima di dare l’informazione corretta, è necessario ascoltare le curiosità che le donne nutrono nei confronti dell’oggetto.

Questo, è importante dirlo, fa sì che ogni gruppo abbia i suoi racconti e che ogni singola persona possa esprimere diverse questioni. In tal modo, inoltre, si mette dapparte l’idea che chi conduce la discussione dia sempre le medesime informazioni, magari toccando argomenti che non suscitano interesse e lasciando temi insoluti.

L’obiettivo primario, se di prevenzione si tratta, è quello di discutere insieme delle cause che possono portare all’esecuzione di un cesareo. Il discorso preventivo su quest’argomento fa sì che, inevitabilmente, si possa ricondurre tutto il discorso alla fisiologia e al normale andamento del travaglio e del parto, analizzandone ogni fase e le cause di ogni possibile deviazione dalla fisiologia.

Trasmettere il messaggio che il taglio cesareo è un modo per mettere al mondo il proprio bambino che potrebbe aiutarlo a sopravvivere in caso di patologia anche materna ha un altro scopo: quello di tentare di far capire alla donna che ha subìto un cesareo che a una gravidanza successiva ella può provare a partorire. Vale a dire che un VBAC (un parto vaginale dopo un cesareo) è sempre una prova che la donna può richiedere di effettuare: un diritto che ogni donna ha per poter riacquisire, se perduta (vale per quasi tutti i cesarei effettuati in emergenza), la fiducia nel buon funzionamento del suo corpo.

E se ci troviamo di fronte ad una donna che deve sottoporsi ad un intervento obbligatoriamente? Il percorso offerto da qualsiasi corso di accompagnamento alla nascita è in grado di essere un buon punto di partenza per comprendere come rendere l’attesa e l’arrivo del proprio bambino un po’ più umanizzata: nonostante il taglio cesareo la donna è resa consapevole che può chiedere un contatto pelle a pelle appena terminato l’intervento e che può tranquillamente allattare al seno.

Sostanzialmente si tratta quindi di dare alle donne il diritto di avere informazioni chiare che consentano loro di poter scegliere quello che è bene per loro stesse e per il loro bambino. Trattare l’argomento cesareo significa quindi tagliare con la paura.

 

 

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