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Venerdì, 18 Gennaio 2013 07:24

Il mio cesareo e un innamoramento lento

Bambino piccolo Bambino piccolo Milan Jurek su sxc.hu

Ecco il racconto di un cesareo non previsto, che lascia una tale ferita da rendere difficile e lentissimo quell'innamoramento totale da parte della mamma verso il suo cucciolo. Una ferita che verrà sanata solo con la nascita della sorellina, con un parto dolce, naturale, un VBAC in casa propria.

***
Pur non amando particolarmente parlare di fatti strettamente intimi e personali voglio dedicare queste mie storie alle altre donne che per mille motivi diversi decidono di prendere in mano il loro corpo, la loro anima e la loro vita....

Cora

La nascita di Sirio

Sirio nasce il 16 novembre, ora ha quasi due anni.

Un parto rapido, sterile, indolore... a livello fisico... la cui ferita sul mio addome rispecchia quella che ha bruciato nell'intimo della mia anima.
Il 15 novembre mi accorgo che “qualcosa” stava cambiando: dolori, “tiramenti”, una strana ilarità e, perlomeno, la soddisfazione che il mio piccolino avrebbe deciso da solo la data in
cui venire al mondo.
Mi stringo a Leo iniziando ad accennargli che: “mi conviene mangiare, mi sa che poi per un po'..”, “non andiamo a danzare, rilassiamoci, gustiamoci
questi ultimi momenti da soli...”
Dopo cena ci mettiamo a letto accompagnati dalle prime contrazioni... Il sonno tarda ad arrivare e mi accorgo che i movimenti di Sirio si fanno sempre più rarefatti, decidiamo di
andare in ospedale per una rassicurazione.
Inizialmente mi sento accolta, la ginecologa (quella che aveva “scoperto” Sirio podalico quindici giorni prima e che mi era stata molto vicina durante la fallita manovra di
capovolgimento) è in turno quella notte.
Mi attacca al monitoraggio e dice che Sirio sta bene e che le contrazioni sono regolari ogni 9 minuti! Mi rilasso e le dico che sarei andata a casa per farmi una doccia e prepararmi!
Lì tutto cambia, la donna che mi aveva inizialmente rassicurato assume un ruolo più formale... Sono le 2 di notte..
La dottoressa Silvia afferma che bisognava prepararmi per un cesareo prima che le contrazioni aumentassero ed il tutto prendesse la “figura d'urgenza”.

Leo va a prendere la mia borsa e mi rimane vicino...
Il terrore s'impossessa di me: inizio a piangere ed a battere furiosamente i denti, non è solo freddo, è terrore. Un'operazione per far nascere il mio piccolo, un ospedale (che nella
mia vita mi aveva visto solo come visitatrice) che mi priva della mia capacità decisionale ed il personale che non comprende: “la maggior parte delle mamme avrebbe pagato per
avere un cesareo e non soffrire!”. Io avrei pagato per il contrario..
La prima idea per far nascere Sirio era stato il parto a domicilio ed ora mi trovavo cateterizzata e rasata.

Mi preparano ed alle 6 mi portano in sala operatoria, Leo non può entrare: “non è nella prassi dell'ospedale!” Io sono terrorizzata, mi chiedono se voglio qualcosa per rilassarmi.
“No grazie, la spinale mi sembra più che sufficiente...”.
Posizione innaturale, ago da flebo, antibiotico, puntura in zona lombare e camice verde... una tenda tra me ed il mio bimbo, che avrei voluto vedere nascere..
Ossigeno, anestesista sgarbata, ginecologi che parlano di dettagli tecnici e cercano, maldestramente, di consolarmi per il mio parto non avuto: “il prossimo lo blocchiamo
cefalico alla 28 settimana!”, “che bacino stretto” o “e guarda come si era incanalato bene, fosse stato cefalico lo facevi in un attimo!”.

Non ho il controllo di me, io e Sirio siamo nelle mani altrui per quello che dovrebbe essere l'evento più naturale del mondo.
Sento che tagliano, che cercano e tirano nel mio utero, credo che con un “aspirapolvere” assorbano il liquido amniotico...Tirano... Sirio è incanalato col culetto e la sua testa è incastrata nelle mie costole, mi salgono sopra con un braccio e spingono, il mio amore scivola fuori e piange. “Piange, sta bene!”, penso..

Tutto per un attimo si blocca, sento il calore e l'amore che sopraggiungono.. L'ostetrica mi fa vedere Sirio: tutto il suo papà, è piegato a metà a causa della posizione.. Riesco a
dargli un bacio: “Benvenuto amore!” e poi lo portano via....
Sono stanca che mi tocchino, “Avete finito?”.
Sto bene ma non sento le gambe, Leo è a fianco a me, è l'effetto dell'anestesia, passerà..
Io non sento il mio corpo e questa cosa mi manda in bestia...

Il reparto è sovraffollato, entro in camera alle 16.00, esigo di vedere subito Sirio che si attacca al seno e ciuccia il suo latte.
Lo riconosco perchè in lui vedo mio marito.. Ma siamo stati lontani molto tempo...
Impareremo ad amarci, col tempo..
Quella sera Sirio viene accolto dalle braccia del suo papà che adagiandolo tra le sue gambe e sopraffatto dall'emozione si è sfogato in un lungo e singhiozzante pianto...
Da lì ho iniziato a percepirmi strana... Ero capacissima nell'accudimento materiale, nessuno doveva dirmi come e quando, veniva da sé... ma non riuscivo a capire dov'era quest'amore tanto narrato.

Per tutti i primi mesi mi sono sentita una mamma efficiente ma emotivamente poco coinvolta. Fino a poco tempo fa pensavo d'aver preteso troppo dal mio corpo e dal mio
bambino sentendomi in colpa anche per questo.
Da una parte ero quasi arrabbiata con questo piccolo che aveva deciso di sedersi lì e complicare un po' la sua nascita, dall'altra mi chiedevo come avevo fatto a non sentire che
lui si era girato e perchè non avevo interpretato i segnali che questa gravidanza mi aveva dato e che potevano condurmi, perlomeno a pensare, che la nascita di Sirio sarebbe stata
diversa da quella sognata.

Per Sirio avevamo immaginato un parto in casa, avevamo contattato le ostetriche e fatto dei colloqui; poi piccoli problemi, prima di logistica e poi di salute avevano scoraggiato la
nostra scelta ma questi incontri erano stati per noi una grossa presa di coscienza che ci conducevano ad un parto in una struttura pubblica con una grossa consapevolezza ed un
animo battagliero!
Poi Sirio podalico, alla 36 settimana ed un taglio cesareo alla 38 dopo moxa e manovra fallite..
Ad ora mi dico: un parto pieno di adrenalina. Dettato dalla paura e dallo strapparmi via il mio piccolo appena venuto al mondo... Forse l'essere efficiente nell'accudimento era un
non pensare alla paura che mi stava travolgendo...

Io mi sono sentita solo impotente, sopraffatta da altro, non capita, privata di uno dei momenti che dovevano essere, di diritto, come io desideravo ed incapace di gridarlo.
La disperazione per un intervento che non volevo ed il tempo così repentino fra il capire cosa stava succedendo e l'arrivo delle prime contrazioni non mi ha permesso, nel
marasma di sentimenti, di attuare o perlomeno di pensare ad un piano B.

Fortunatamente, di fianco a chi pensava alla mia possibile scelta di far nascere Sirio in casa come “folle ed avventata”, dicendo poi: “vedi il bambino ha scelto lui, menomale!”, ho ed ho avuto accanto un compagno eccezionale (che mai si è trincerato dietro al non ti capisco), la mia mamma con la sua frase: “sarà un amore che che crescerà giorno dopo
giorno, non ti preoccupare!”, e donne, incontrate sulla mia strada con cui condividiamo pezzi di vita.
Ho iniziato un nuovo percorso di crescita stringendo mio figlio al petto ed iniziando a ringhiare a chi, senza ragioni, si metteva fra me e lui!
Indubbiamente, da poco tempo a questa parte, sono più forte, ho capito di più di me e di lui.. ci siamo innamorati (o forse sto capendo che già prima lo amavo ma che non lo
sapevo, che non me lo permettevo) passando da un amore tra me e Sirio ad un amore, ultimamente, che ci coinvolge tutti e tre e ci rende molto più potenti..

Sirio mi ha dato la forza per iniziare ad occuparmi di me e dei pezzi che rimanevano più bui della mia anima e notavo che più facevo pace con me stessa più quella brutta cicatrice
rossa ed in rilievo, si schiariva ed appiattiva.

Ora so che noi tre cercheremo di accogliere altri piccoli e che, in ogni caso sarà diverso...
Di sicuro saremo più pronti, l'ipotesi B sarà pensata e ripensata ma soprattutto sarà valutata a fondo la possibilità di un parto con rispetto dove il volere ma soprattutto il
“sentire” della mamma e del papà vengano ascoltati non solo se gridati quasi a soffocare ma anche se solo sussurrati.
...Credo che trovare quest'attenzione alla persona sia raro ma incredibilmente indispensabile, per agire prima, per creare le basi di un innamoramento fra la mamma ed il
suo piccolo, perchè io sono stata fortunata: avevo le capacità, le forze e dei buoni sostegni.. Non per tutte è così...
… Credo che la maternità vada sempre più tutelata non solo a livello tecnico ma anche a livello materiale e psico-emotivo...
...Credo che le donne vadano considerate e che vada loro data la possibilità di scelta...
...Credo, ora sempre di più, di poter fare qualcosa anch'io..

Cora

Leggi la nascita lotus, in casa, dopo precedente cesareo, della seconda figlia di Cora (VBAC)

immagine Milan Jurek su sxc.hu

Barbara Siliquini

Da single impenitente, affamata di vita, girovaga del mondo, donna in carriera, sono diventata una mamma allattona, spesso alternativa e innamorata del grande universo della nascita dolce, dell'alto contatto, della vita consapevole.
Così è nato GenitoriChannel, per condividere con tutti: i dubbi nell'essere genitori, le scoperte, l'idea del rispetto come primo valore della genitorialità, i trucchi per vivere il quotidiano con leggerezza e con consapevolezza.

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Commenti   

0 # Francesca 2013-01-25 23:29
Cara Cora, ho rivisto e sentito alcune mie emozioni nel tuo racconto. Anche a me è successo così col primo figlio, forse in modo anche più passionale, dove l'amore, quello viscerale, che ha tardato ad arrivare, si mischiava alla rabbia. Anche lui è nato (quasi morto, ma vivo per miracolo) con un cesareo d'urgenza. Un po' è come se non fosse stato mio figlio, mi hanno addormentata e al mio risveglio, lui non c'era, era in un ospedale pediatrico. L'ho visto per la prima volta dopo 4 giorni. Ora ha otto anni. E lui è parte di me. Ma è un amore che è nato piano piano. Ho avuto anche un secondo figlio. Avrei voluto un parto naturale ma non è stato possibile neanche in questo caso. Eppure, quell'amore incondizionato che non c'è stato col primo figlio, è arrivato subito con lui. Forse, complice anche quel parto brutale che mi ha stracciato via mio figlio dal pancione, ero io che avevo bisogno di adattarmi alla mia nuova figura di mamma, così diversa da quello che ero stata fino ad allora?
Un abbraccio
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