Venerdì 18 gennaio 2013 a Milano si terrà la proiezione del docufilm "Freedom for Birth" - da non perdere. 
Si tratta di un documentario che parla di nascita, di donne e del potere di scegliere come e dove far nascere i propri bambini, potere di scelta spesso negato.

Il film parte dal racconto di Agnes Gereb, ostetrica Ungherese imprigionata dalle autorità del suo Paese perché sosteneva e assisteva le donne che sceglievano di partorire a casa propria. Una delle madri che ha partorito in casa supportata da Ms Gereb ha chiamato in causa l'Ungheria presso la corte Europea per i Diritti Umani ed ha vinto un caso che ha avuto notevole influenza sulle le nascite in tutto il mondo.

L’episiotomia è un taglio praticato su vulva e vagina durante la fase espulsiva del parto, in genere quando la vagina si distende sotto la pressione della testa del feto. Oggi le principali evidenze scientifiche mostrano che l'episiotomia NON va praticata, perché non è utile in nessuna delle circostanze in cui si pensava che lo fosse.

L'episiotomia non migliora gli esiti del parto

L'episiotomia è stata introdotta nel 1800, ma cominciò ad essere utilizzata di routine negli anni '70 nella convinzione (che oggi sappiamo essere errata) che fosse utile per:

  • evitare i traumi da lacerazione spontanea del perineo
  • aumentare il benessere del bambino alla nascita
  • ridurre il dolore nella fase espulsiva
  • ridurre la durata della fase espulsiva
  • ridurre l'incontinenza dopo il parto

 

La mia prima bambina, Alice, nacque in ospedale, dopo tante ore di travaglio. Nonostante fosse un parto fisiologico reputarono giusto somministrarmi nella fase espulsiva ossitocina sintetica e praticarmi la Kristeller.
Osservai tutte le prassi ospedaliere e mai mi soffermai a pensare se davvero quello fosse il modo migliore per far venire al mondo un bambino… così si era sempre fatto e cosi, probabilmente era giusto fare. Non era mia competenza decidere in merito a certe questioni, ma degli operatori sanitari…questo era ciò che credevo, almeno sino a quando non scoprii che se c’ è qualcuno competente in materia di nascite, beh…quella è la madre.

La mia seconda bambina, Sofia, nacque anch’essa in ospedale, dopo pochissime ore di travaglio e con un “Lotus birth” (la nascita senza recidere il cordone).

Ospitiamo la testimonianza di un'ostetrica che ci racconta come sia diffusa l'opinione che l'assistenza dell'ostetrica in ospedale necessiti di una "mancetta" per assicurarsi una buona assistenza... ma la legge cosa prevede?

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Da tempo raccolgo testimonianze di donne e colleghe circa esperienze di assistenza al parto in strutture pubbliche dietro compenso corrisposto a ostetriche dipendenti delle stesse. Recentemente mi è stata segnalata la spesa considerevole di 1500 euro sostenuta da alcune donne, a favore dell'ostetrica dipendente dell'ospedale, senza emissione di ricevuta o fattura.

Vorrei fare chiarezza su una situazione  molto radicata a livello nazionale, perchè da ostetrica mi rammarica molto che passi l’idea che se non paghi non ottieni l'assistenza che meriteresti, o che pagando, lo stesso personale ospedaliero, ti usi maggiore cura... Il fenomeno è talmente diffuso che ormai, dove si manifesta, viene ritenuto “normale”, al punto che mi sono persino sentita chiedere da amiche e conoscenti quanto mi sembrava giusto dare alla collega che avrebbe assistito al parto, perchè la medesima, a domanda su quale fosse il suo compenso, aveva risposto “faccia lei”... Faccia lei? Forse è il caso di affidarsi a quanto stabilisce la legge.

In ospedale pago e mi assistono meglio... cosa dice la legge?

Per legge, responsabile diretta dell’assistenza al parto, nelle strutture pubbliche, è l’équipe presente in turno nel momento in cui la donna partorisce. La responsabilità è talmente personale che non può essere nessun altro a compilare la cartella clinica, l’attestato di nascita e tutti i documenti previsti dalla routine. Questo per poter ricostruire con certezza eventuali mancanze nell’assistenza in caso di eventi avversi o, al contrario, scagionare del tutto gli operatori. Nessun altro può intervenire quindi sulla scena del parto, a nessun titolo.

Ma se io mi porto l'ostetrica privata?

Ciò che può essere accettata ed autorizzata dal personale in turno è la presenza di un operatore di fiducia della donna (amico o libero professionista), che resta al suo fianco, ma senza interferire con le procedure messe in atto da chi la assiste. Nel caso poi in cui ad accompagnare la donna sia un'ostetrica privata, chiaramente l'accordo economico è lecito e pattuito fra loro (e regolarmente fatturato), ma con il personale ospedaliero è un'altra cosa.

Quanto è opportuno che io paghi il personale che assiste al parto?

Le strutture pubbliche sono per loro stessa natura gratuite, fatto salvo il pagamento del ticket nelle condizioni in cui è previsto, e il parto sicuramente non rientra tra queste. Gli operatori sanitari non medici, se dipendenti a tempo pieno non possono esercitare altre attività; lo possono fare se dipendenti part-time al 50%, ma mai all’interno della struttura da cui dipendono, a parte singole situazioni molto specifiche.

Dunque, la richiesta di denaro si configura sicuramente come illegittima ed illegale se fatta dal personale che lavora in ospedale a tempo pieno. Perciò mi pare giusto e necessario “fare cultura” intorno ad una questione che coinvolge il benessere delle donne in un momento cruciale per la loro vita, e il loro diritto ad ottenere un’assistenza sempre adeguata negli ospedali del Servizio Sanitario, chiunque sia in turno...

di Franca Fronte  - ostetrica autrice del blog intorno alla nascita

 

immagine da flikr

In Italia il taglio cesareo è sempre più diffuso, tanto da far pensare che sia spesso consigliato per ridurre i rischi legati al parto e migliorare la salute delle donne e dei neonati. Non è sempre così.

Il taglio cesareo è un intervento chirurgico non privo di rischi e deve essere eseguito solo se si verificano alcune condizioni mediche che lo rendono necessario.

Per questo motivo, prima di programmare un taglio cesareo, è importante discutere i pro e i contro con chi ti assiste.

Se non vi sono controindicazioni, il parto naturale è da preferire al taglio cesareo per il tuo benessere e per quello del tuo bambino.

In quali casi è preferibile il taglio cesareo programmato rispetto al parto naturale?

Oggi possiamo farvi leggere qualche pagina del coinvolgente romanzo "Volevo fare la Fulgeri" di Marzia Bisognin, il racconto della nascita della prima figlia di Marzia, l'autrice 54enne oggi nonna, è molto coinvolgente... sono le pagine di un libro autobiografico che si snoda tra la fine degli anni settanta ad oggi, racconta storie di donne, storie di partorienti e di un'ostetrica condotta, la Fulgeri, che possedeva l'arte della professione e che dovrebbe essere di ispirazione, oggi, a chi si occupa di nascita.

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Mi sveglio col batticuore. È notte.

Ho spesso contrazioni in questo periodo, ma questa è diversa, più profonda, come se qualcosa cominciasse davvero ad aprirsi. Sono emozionata, spero che tutto vada per le lunghe, devo abituarmi all’idea, ho paura e non voglio perdermi nulla. È come quando si sceglie se viaggiare in treno o in aereo. Il treno permette di arrivare con la mente e il cuore insieme al corpo, l’aereo accelera i tempi, è molto emozionante ma si arriva sfasati. All'epoca del calesse si sarebbe detta la stessa cosa del treno, ma i tempi sono cambiati.  Ora voglio viaggiare in treno e guardare fuori dal finestrino.

Cos’è il VBAC? VBAC è l’acronimo inglese per Parto Vaginale dopo Cesareo (Vaginal Birth After Cesarean), cioè partorire “naturalmente” dopo cesareo. Ma partorire naturalmente dopo un cesareo si può? È sicuro? È un vezzo? C’è qualcuno che lo fa? Cosa ne pensano i medici?

La storia

L’acronimo VBAC fu coniato negli Stati Uniti negli anni ’70 da Nancy Weiner, una giovane donna che dopo aver partorito con cesareo, nella successiva gravidanza sentiva il desiderio, anzi, direi, il bisogno di partorire per le vie naturali, e quindi iniziò ad informarsi e studiare per arrivare ad ottenere di farlo. Da lei ebbe inizio un grande movimento la cui bibbia era “Silent Knife”, il suo libro sul tema (ancora solo in inglese!). Nancy è oggi un'ostetrica con oltre 3000 nascite estra ospedaliere all'attivo e centinaia di VBAC.

Il termine “Rebirthing”, letteralmente “rinascita”, è strettamente connesso all’idea della nascita. Una delle teorie di base proposte dalla corrente di pensiero più vicina a Sondra Ray (tra i pionieri di questo metodo di crescita personale) afferma che praticando la “respirazione circolare” del Rebirthing, sia possibile rivivere esperienze legate alla propria nascita.

Il libro intitolato “Il Segreto della Personalità”, scritto da Sondra Ray e Bob Mandel, è un esempio dello stretto rapporto sopra citato. Infatti in esso vengono riportate testimonianze di persone che praticando Rebirthing hanno avuto modo di vivere esperienze legate alla propria nascita, in seguito alle quali hanno sentito che qualche aspetto della propria vita, che fino a poco tempo prima era fonte di disagio, non lo era più

Gli istinti materni sono davvero qualcosa di innato, o si apprendono grazie a ciò che quotidianamente viviamo e vediamo come normalità? La seconda che hai detto! E allora cosa succede ad una società in cui il seno non serve più per allattare, i parti sono eventi da sala operatoria, i bimbi consumatori da crescere pieni di oggetti transazionali?....

Ho trovato una storia incredibile e delle riflessioni veramente interessanti sul sito americano "cafemom", così l'ho liberamente tradotto per voi...

Il racconto di un parto voluto e sudato, dopo un primo cesareo Francesca (www.equazioni.org) ha scelto un parto naturale ma durante il faticoso travaglio attraversa momenti di sfiducia e momenti di fatica per poi arrivare incredula ad avere in braccio suo figlio. Godetevi il racconto!

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10-04-2011
La giornata trascorre come molte altre a casa. Io cerco di sfruttare questi ultimi giorni, forse ore per qualche lavoretto o regalo per i miei piccoli. Con il trapano buco dei cubetti di legno per il piccolo Ale da infilare con una stringa e li dipingo. Cucio una mini fascia equAzioni in lino cosicchè Ale possa portare la sua bambola “Maschio” come io e il suo papone porteremo Federico.
Dopo cena guardiamo tutti insieme una puntata dei Simpson al computer e poi mettiamo a letto Ale. Noi invece decidiamo di finire di leggere le ultime pagine del libro “Parto di testa” che avevamo iniziato e mai finito quando ero in attesa di Ale e alle 23.45 andiamo a letto.

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