Il bisogno di approvazione nel bambino e nell’adulto

In questo articolo uno studioso e appassionato di Rudolf Steiner, ma anche un nonno, che ci racconta il punto di vista antroposofico su approvazione, regole e fasi di crescita, nonchè su come il genitore può affiancare il figlio facendo da solido riferimento in una prima fase della sua vita, e avendo la maturità di consentirgli di agire libero di sbagliare, quando è ora.

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Anche se a prima vista può sembrare una domanda retorica, è in realtà importante chiedersi se e quando l’approvazione rivesta utilità e carattere educativi.

Non si tratta di dispensare regole automatiche, poichè proprio osservando le diverse fasi evolutive del bambino o dell’adolescente (ma anche dell’adulto), si può agevolmente constatare come ciò che in una fase è utile divenga l’opposto in fasi successive o precedenti.
Occorre dunque la conoscenza, sempre più ampia e precisa, delle leggi che regolano l’evoluzione umana, e più che teorie astratte, occorre che genitori ed educatori  sviluppino la capacità, l’abilità creativa, in una parola l’arte di intervenire, valendosi di quella conoscenza, nei singoli casi, nelle varie età e situazioni specifiche, secondo il proprio ruolo specifico (madre, padre, maestro), per quel bambino, quel ragazzo, con quel temperamento, nella sua unicità di individuo.

La conoscenza che l’Antroposofia (o scienza dello spirituale), elaborata da Rudolf Steiner, ci porta incontro è sempre riferita all’Uomo intero, dotato non solo di corpo materiale, ma anche di anima (sentimenti, emozioni, pulsioni ecc.) e spirito creativo, la parte più squisitamente “umana”.

Vediamo dunque, in modo necessariamente succinto, cosa avviene, secondo questa visuale, nei primi tre settenni della vita.
La divisione in settenni non è arbitraria, in quanto scandita da avvenimenti non solo interiori ma anche visibili esteriormente: la seconda dentizione intorno ai 6 – 7 anni; la pubertà verso i 12 – 14 anni; la sempre più piena padronanza di sé dai 19 ai 21 anni.

Il primo, possiamo definirlo settennio dell’imitazione; ovvero il mondo è buono e ne ho fiducia, quindi lo imito, ciecamente.
Il bambino imita l’ambiente e le persone che lo circondano, instaura con essi una intensa sintonia; più è piccolo, più i suoi gesti e parole sono imitazioni di ciò che sente e vede.
In questa fase dunque, disapprovare ciò che il bambino fa o dice non ha molto senso, è più utile riconoscere i propri gesti e le proprie parole e, se è il caso, modificarli.
Dunque, al genitore, come all’educatore, è richiesta una continua e incessante auto-educazione, per evitare, per quanto possibile, di proiettare sul bambino i propri problemi non risolti. In questo senso si può dire che il bambino diventa a sua volta maestro per l’adulto.

Un bambino che fosse particolarmente disapprovato nei primi 6 o 7 anni di vita farebbe più fatica di quanto è dovuto per trovare successivamente fiducia in se stesso.
Tutto ciò va sempre inteso con la dovuta flessibilità; se un bambino di un anno rompe un vaso col bastone, meglio riorganizzare la casa che sgridarlo; se a 6 anni colpisce un compagno col bastone, possiamo certo tenere un atteggiamento fermo che comunichi che il gesto non può essere approvato, poi però dobbiamo, ad esempio, chiederci cosa vede in TV.
Va detto che nel primo settennio il bambino “sente” la disapprovazione anche se non viene espressa, cioè sente realmente l’atteggiamento interiore del genitore, anche se egli cerca di mascherarlo.
Analogamente “sente” come utile stimolo l’approvazione nei tentativi di appropriarsi di nuove abilità.

Nel secondo settennio, per il bambino il mondo è bello, vale la pena di scoprirlo e per questo necessita di adulti autorevoli e appassionati della vita, che lo aiutino a scoprirlo.
Quindi in questa fase il bambino cessa di imitare automaticamente ma non acquista un vero e proprio senso critico, come lo intendiamo da adulti, piuttosto si appoggia all’autorevolezza che ha bisogno di sentire da parte del genitore o di un insegnante.
Chi vedesse in ciò un pericolo, dovrebbe riflettere sul fatto che sempre, quando in una fase non viene esperito ciò che le leggi evolutive richiedono, in fasi successive possono avvenire distorsioni, o tentativi impropri di recupero, che divengono blocchi evolutivi.
Ad esempio, possiamo chiederci quanto la ricerca di un guru, venerato da molti adulti, una persona su cui poggiarsi acriticamente e a cui delegare decisioni importanti che spetterebbero alla responsabilità individuale, derivi da questa mancanza nell’età adatta.  
E’ importante che questa persona (o più d’una) ci sia, quasi più dei contenuti stessi dell’insegnamento.
Può accadere che non avendo chiara l’importanza di questo bisogno, il genitore che veda l’ammirazione del figlio verso un insegnante o altro adulto con cui lui non è in sintonia (o di cui è geloso...), disapprovi il figlio tentando di distoglierlo.
Viceversa, l’approvazione da parte di persone che il bambino ammira è molto importante, in questa fase, per conferirgli la fiducia verso il mondo.
Non occorre ovviamente approvare sempre e comunque, ma chi esercita questo ruolo dovrebbe essere attento alle modalità che sceglie e all’effetto che le sue parole, opinioni e gesti possono sortire; e qui si può vedere come l’intervento possa diventare veramente artistico, personalizzato.

Se i settenni precedenti si sono dipanati in maniera sufficientemente armonica (la perfezione non è parte dell’evoluzione umana...), il ragazzo è pronto, nel terzo settennio, ad opporsi all’ambiente, tappa essenziale per conquistare la sua individualità.
In questa fase è normale essere particolarmente “egoisti”.
Ora per il ragazzo il mondo è vero, cioè diventa per lui fondamentale riconoscere la verità nei comportamenti di chi lo circonda; è quella fase in cui ogni disapprovazione non coerente con i comportamenti dei genitori o degli insegnanti, viene inesorabilmente notata e combattuta con veemenza.
E’ il periodo dei grandi ideali, vissuti senza mediazioni.
Cominciano a venire al pettine i nodi non sciolti in precedenza, e a questo proposito l’importanza delle regole, che nel secondo settennio sono un riferimento, ora debbono essere rifiutate per affermare se stessi.
E’ importante comprendere, proprio da questi esempi, come affinchè ci sia evoluzione occorre che ciò che prima era utile venga superato, per così dire distrutto, per poi risorgere trasformato. Viceversa si potrebbe pensare che sia meglio non dare regole, visto che poi vengono rifiutate.

Un bambino che sia prima accompagnato nelle regole (es. lavarsi le mani col papà), poi invitato a seguirle autonomamente, diviene normalmente un adolescente che rifiuta quelle stesse regole (es. tipico: adolescenti che non si lavano).
Ma se queste regole le ha ricevute, allora le recupererà, magari trasformandole creativamente; viceversa non le può rifiutare e di conseguenza neppure riprendere ed elaborare.
Tanto in questo periodo (14 –21 anni) sorgono dunque occasioni di frequenti potenziali disapprovazioni, quanto esse possono essere inutili, quando non controproducenti.
Infatti, poiché il ragazzo a questo punto comincia ad esercitare attivamente il senso critico, sarà pronto a cogliere tutte le contraddizioni che il genitore o l’insegnante manifestano.
Dunque occorre essere attenti, e in ogni caso possiamo dire che l’efficacia di approvazioni o disapprovazioni è ora piuttosto scarsa, per non dire inutile.

Il genitore, in particolare, comincia a sperimentare da ora ciò che sarà una costante per il resto della sua vita, ovvero assistere, man mano che il figlio diventa indipendente, agli inevitabili errori che compie, dovendo di volta in volta scegliere se intervenire o meno, o come intervenire, approvare o meno.
E’ forse il modo più difficile di amare il figlio, cioè veder svolgersi qualcosa di cui prevede l’esito, sapere che ciò creerà sofferenza e decidere consapevolmente di astenersi da ogni intervento critico.

Ma vi è anche il caso in cui sia il figlio adulto a richiedere, anzi a caldeggiare l’approvazione acritica di una sua scelta.
In questi casi occorre dire con chiarezza che a partire dal quinto settennio, dai 35 anni, si è “nel mezzo del cammin di nostra vita”, ed il processo comincia ad invertirsi.
Il genitore constata i suoi errori educativi (forse non ha approvato a sufficienza nella fase giusta, oppure ha disapprovato eccessivamente...); ma questo non può divenire auto-assolutorio per il figlio, il quale può ora assumersi in piena libertà la responsabilità delle proprie scelte.

Si dovrebbe sempre avere presente che lo scopo ultimo dell’educazione, ma anche della vita, è sempre il “conosci te stesso”; più ci si avvicina a questo obiettivo più l’esigenza di ricevere approvazioni dall’esterno dovrebbe diminuire, se ne dovrebbe avere sempre minor bisogno.
Talora anzi, e oggi sempre più spesso, accade che i pensieri e le azioni più utili per ciascuno di noi siano proprio quelle disapprovate dalla “maggioranza”, espressione questa di un potere che cerca di omogeneizzare le coscienze anziché renderle libere e responsabili delle proprie scelte.
Soprattutto per questo è importante accompagnare chi si affaccia alla vita verso l’esplicazione di tutte le sue potenzialità.

In conclusione, ciò che è davvero evolutivo per tutti, bambini, ragazzi, genitori, nonni, è assumersi sempre il coraggio di scegliere; ciò che blocca l’evoluzione, del bambino come dell’adulto e dell’umanità intera, non è l’errore, sempre correggibile, ma l’omissione.
Gli ignavi sono posti da Dante fuori persino dell’Inferno (non ragioniam di lor, ma guarda e passa); nell’Apocalisse di Giovanni sono quelli né caldi né freddi, quelli che non hanno avuto il coraggio neppure di sbagliare, e dunque di potersi poi correggere, per sperimentare il nuovo in modo sempre creativo.
Agire con conoscenza e passione; così genitore ed educatore diventano artisti nel loro operare.

 

Sergio Motolese
L’incontro con l’Antroposofia gli ha consentito di integrare esperienze e conoscenze musicali con quelle acquisite in vari ambiti concernenti la salute (naturopatia, omeopatia, alimentazione naturale, ecc.), per giungere ad una visione unitaria dell’evoluzione umana e universale.
Tiene conferenze, incontri, seminari e sedute individuali.

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