Allattare alla festa dell'asilo

di A.B., una mamma, per il Carnival Allattare alla luce del sole.

Prendo spunto da un fatto appena accaduto. All’asilo nido di mia figlia c’è una mamma che allatta felicemente la sua bambina di 26 mesi. Ogni volta che la va a riprendere la bimba le corre incontro felice chiedendole la “poppo”. Spesso si addormenta beata subito dopo. Già da quando questa mamma ha fatto l’inserimento della bambina, gli altri bambini chiedevano curiosi cosa stesse facendo e perché la bimba ciucciasse dal suo seno. Le maestre, molto brave e informate, peraltro, (una di loro allatta la bimba di due anni), cercavano di distrarre i bambini ma con poco successo.

L’ultimo giorno d’asilo, in un bel clima festoso, una delle maestre, con gentilezza, ha chiesto a questa mamma di allattare in disparte la bambina: “perché alcuni bambini sono in difficoltà a vedere la poppata”.

 

Allora davvero, noi adulti non abbiamo ben chiaro come stanno le cose.. diceva il Piccolo Principe: “tutti i grandi sono stati bambini una volta… ma pochi di essi se ne ricordano”!

Non sono stati certamente i bambini ad essere in difficoltà, ma gli adulti. Forse le maestre, forse altri genitori, non importa. I bambini hanno risposto nella maniera più pulita e sana: con la curiosità! Mentre gli adulti hanno reagito con la vergogna, con i pregiudizi della nostra società e forse anche con un pizzico di rabbia. Rabbia di non essere stati allattati? O di non aver allattato i loro bambini? Non importa neanche questo. Quello che conta è che finchè i bambini non avranno esempi di libertà, cresceranno omologati, standardizzati, globalizzati. Finché non cambierà la nostra cultura si dimenticherà la funzione primaria del seno materno che è quella di produrre latte come norma biologica decisa dalla natura per la sopravvivenza della specie. Si continuerà a dare una valenza incestuosa all’allattamento in pubblico, soprattutto se il bambino è grandicello! Nessuno avrebbe detto nulla se quella mamma avesse tirato fuori un biberon, un oggetto. È la relazione che dà fastidio, il gesto d’amore.

Poi c’è da considerare la cultura che separa mamme e bambini, gli interessi delle industrie produttrici di latte artificiale e la solitudine delle madri, che spesso non allattano per mancanza di informazione e di sostegno familiare e sociale. Si fa sentire in colpa una mamma che non allatta, perché si tramanda il messaggio che avere il latte è questione di fortuna, di alimentazione, di vantaggi e di benefici. E si fa sentire in colpa una mamma che allatta perché “mette in difficoltà”. Gli studi psicologici affermano che allattare oltre i primi mesi è normale nella maggior parte delle culture.

Nella nostra società l’affettività e la libertà hanno meno valore della produttività e degli interessi economici.

Però, per favore, non diamo la colpa ai bambini! Loro non sono quasi mai in difficoltà: siamo noi adulti che ce li mettiamo non rispettandone i bisogni primari, oggettivi, fisiologici e universali! Quindi mamme siate libere di allattare e se vi capitano storie come questa, pensate che state cambiando la cultura anche solo con l’esempio che state dando!

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